Ennesima provocazione
Multa e fermo per la nave Aurora di Sea Watch: rifiuta Porto Empedocle e “sceglie” Lampedusa
"Porto Empedocle è troppo lontano": la Ong tedesca ancora una volta sfida le norme italiane. E' di nuovo braccio di ferro
Prosegue la provocazione delle Ong mentre il governo procede con l’applicazione delle regole e dei decreti Piantedosi in tema di immigrazione. Siamo alle solite. Così si spiega il fermo della nave Aurora di Sea Watch, che aveva soccorso 44 migranti nel Mediterraneo bloccate sulla piattaforma petrolifera Didon abbandonata. Il fermo è avvenuto in mattinata. La ong tedesca rischia una multa tra i duemila e i diecimila euro. La durata esatta del fermo e l’importo della multa saranno comunicati nei prossimi giorni. I naufraghi, sbarcati poi a Lampedusa, erano bloccati sulla piattaforma dall’1 aprile. Il fermo di Aurora non è un episodio isolato. Poco più di una settimana fa, infatti, era stata fermata anche l’altra nave di soccorso dell’organizzazione, la Sea-Watch 5.
Fermo e multa per la nave Aurora di Sea Watch
La ong accusa apertamente il governo, proseguendo quella provocazione che vede le navi ong “scegliersi” il porto sicuro in cui attraccare; disobbedendo all’indicazione del pos assegnato dalle autorità italiane. Ormai la prassi è comune per le navi delle organizzazioni non governative: scegliere in quale porto sbarcare i migranti recuperati nel Mediterraneo. L’ultimo caso è quello della Ong Sea-Watch, tedesca, che dopo il blocco della nave più grande per violazioni del decreto Piantedosi, ha mandato in mare il piccolo peschereccio utilizzato per forzare le maglie della legge italiana. L’Aurora ha effettuato il servizio di recupero presso la piattaforma Didon di un gruppo di migranti che l’aveva raggiunta e aveva lanciato un Sos.
Migranti, ennesima provocazione della ong Sea Watch
Dalla ong – prassi consolidata anche questa- piagnucolano. Accusano il governo italiano e l’Europa. “Le autorità italiane ora hanno fermato la nave di soccorso in base al decreto Piantedosi, affermando che l’organizzazione non aveva informato le autorità libiche delle sue operazioni – dicono da Sea Watch -. Poco più di una settimana fa era stata fermata anche la seconda nave di soccorso, la Sea-Watch 5”. “Mentre centinaia di persone annegano nel Mediterraneo, l’Italia blocca le navi che potrebbero salvarle”, afferma Giulia Messmer, portavoce di Sea Watch. Ripercorrendo le fasi della questione si apprende che:
Sea Watch disobbedisce e fa scendere i migranti a Lampedusa
La piattaforma si trova a circa 75 chilometri (circa 40 miglia nautiche) dalla costa tunisina: oltre le acque territoriali del Paese africano ma ricadente nella sua Zona Economica Esclusiva (ZEE) e nella sua zona Sar. Quindi la competenza del recupero era in capo alla Tunisia in questo caso. Per giorni il Paese africano non si è interessato e la nave Aurora di Sea-Watch è andata a prenderli, come ricostruisce il Giornale. E qui è iniziata la solita sfida alle autorità italiane. La Sea Watch manda un paio di messaggi: “L’Aurora è partita da Lampedusa verso la piattaforma abbandonata Didon, dove Alarm Phone riferisce che 47 persone si sono rifugiate da giorni, bloccate con scarsità di cibo e acqua poiché nessun governo ha risposto alla loro richiesta di aiuto”. Un altro nella serata di lunedì: Alle 19.32 un altro messaggio: “Sono in salvo. Le 44 persone che si erano rifugiate sulla piattaforma Didon cinque giorni fa, abbandonate dalle autorità europee, sono ora a bordo della nostra nave, l’Aurora, in navigazione verso nord. Tra di loro ci sono donne e bambini”.
La piattaforma Didon non è legata all’Europa
E qui si la ong si smaschera da sola: si dà il caso che la piattaforma Didon non è legata all’Europa come giurisdizione. Quindi sparare nel mucchio accusando l’Ue di avere “abbandonate” persone in mare è una narrazione sbagliata. Altro messaggio dalla nave Ong, altra provocazione: “Le autorità italiane hanno designato Porto Empedocle come porto di sbarco, nonostante non ci sia carburante a sufficienza per raggiungerlo. Sollecitiamo affinché venga permesso alle 44 persone, sfinite dopo cinque giorni trascorsi bloccate su una piattaforma petrolifera abbandonata, di sbarcare a Lampedusa”. E Lampedusa- arbitrariamente- è stato. Stamane poco dopo le 10 i migranti sono sbarcati sull’isola.
“Porto Empedocle è troppo lontano”: la nave fa a modo suo
Sembra si tratti ancora una volta di un’iniziativa arbitraria. La ong sostiene che non aveva abbastanza carburante per raggiungere Porto Empedocle, che ma avrebbe dovuto sbarcare in Tunisia. Paese che rientra tra quelli definiti “sicuri” dall’Unione europea sia per origine che per terzi. Ma che le navi Ong non considerano tale…
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