L'ira del deputato azzurro
Mulè contro Il Fatto: “Sto nel registro degli ‘infangati’. Pago la campagna per il Sì al referendum”
“Stamattina alle 5 ho svegliato il mio avvocato. Sapevo che sarebbe stata pubblicata su un giornale una porcheria, un’altra, che mi riguardava e ho atteso di leggerla. È il destino di chi finisce nel “registro degli infangati”, di coloro che – per carità! – non sono indagati, non sono in alcun modo coinvolti in un’inchiesta ma vengono ugualmente investiti da colate di fango (chiamiamo le cose con il loro nome anche se con un eufemismo) pur non essendo – ribadisco – oggetto di indagini giudiziarie o sfiorati da alcun sospetto”. Lo scrive in una lunga nota il vicepresidente della Camera ed esponente di Forza Italia, Giorgio Mulè facendo riferimento all’articolo de Il Fatto Quotidiano.
Il quotidiano diretto da Marco Travaglio riporta, come dallo stesso Mulè riferito, “un’intercettazione risalente al 1 marzo 2021 (cinque anni fa!) in cui un mafioso di nome Gioacchino Amico dopo la mia nomina a Sottosegretario alla Difesa” “direbbe a un suo interlocutore di conoscermi e di aver “parlato” con me. Nulla di più – osserva -, a quanto pare perché ovviamente non ho cognizione degli atti”.
“Contro di me fango allo stato puro”
“Il mafioso in questione – ricorda Mulè – oggi è un collaboratore di giustizia. Il contenuto di questa intercettazione è rimasto per un lustro nei cassetti della Procura di Milano perché evidentemente era irrilevante e non necessitava di alcun approfondimento investigativo: oggi però, cinque anni dopo ripeto, improvvisamente salta fuori. E tanto basta a autorizzare il “Fatto” a mettere in connessione il mio nome con un’inchiesta su “mafia e politica”, a parlare di me come inserito in una “rete” di questo boss, di essere addirittura “amico del mafioso pentito”. Fango allo stato puro – sottolinea – ribadisco”.
“Non sono amico di Amico e neppure conoscente”
Mulè precisa poi: “Non sono “amico” di Amico, ma neppure conoscente: non ho proprio assolutamente memoria di averlo incrociato, di avergli parlato, men che mai di aver avuto alcun tipo di relazione con lui. Zero, il nulla. Prima di vederlo sui giornali in un selfie vergognosamente usato contro Giorgia Meloni – aggiunge – ignoravo la sua esistenza. Epperò mi trovo nel mezzo di questo pantano putrido e puzzolente nel quale sono certo sciacalletti e quaquaraqua’ inizieranno a nuotare ricorrendo alla formula vigliacchetta di insinuare perché coperti dalla circostanza che “nelle carte si dice che..” e via infangando”.
“Come il selfie vergognosamente usato contro Giorgia Meloni”
“Ci sono passato altre, troppe volte”, prosegue l’esponente di Forza Italia. “È da poco diventata definitiva, ad esempio, una sentenza (mica l’unica) che mi ha risarcito dopo cinque anni (cinque!) per una diffamazione simile originata sempre in Sicilia per la quale anche la società editoriale “Il Fatto” ha dovuto pagare i danni mentre altri (tra cui Report e la Rai) hanno riconosciuto di aver sbagliato nei miei confronti ristabilendo la verità. Affronterò serenamente anche questa porcheria, al pari di quella recentissima che vede la Procura di Roma protagonista per un’altra vicenda”.
“Pago l’impegno per il Sì al referendum”
“Voglio però denunciare ancora una volta – spiega Mulè – la barbarie di un sistema che nel mio caso produce solo una notte insonne e pochi altri fastidi, in altri genera mostri capaci di deviare, divorare e rovinare la vita di persone perbene. Nella recente campagna referendaria per riformare l’ordinamento giudiziario – ricorda – mi sono battuto anche e soprattutto per questo. Ribadisco come fossi perfettamente cosciente che, quale fosse stato l’esito, avrei pagato le conseguenze di questo impegno che mi ha visto contrapposto frontalmente a schiere di avversari in toga o armati di penna. Il conto, puntualmente, mi viene presentato”.
La rabbia di Mulè: “Li farò annegare nel loro pantano”
“Dopo l’antipasto di Roma ora è la volta di Milano. Sono rassegnato e preparato al fatto che non mancheranno altre ‘portate’. Saranno tutti bocconi indigesti, con buona pace di sicofanti e imbroglioni. Di una cosa siano fermamente certi. Mi troveranno sempre lì dove sanno e cioè a difendere princìpi e valori a cui ho uniformato tutta la mia vita: io non mi muoverò di un millimetro – conclude – e li farò annegare in quel pantano dove, ancora una volta, provano a stare a galla”.
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Cronaca - di Redazione