Dall'emergenza allo sviluppo
Migranti, lezione ai buonisti: il Piano Mattei fa scuola e riscrive le regole. La Banca Mondiale promuove il modello Italia-Tunisia. Ecco perché
La Banca Mondiale promuove il modello Italia-Tunisia: formazione in casa, flussi regolari. Dopo la Promozione (e l’adozione) del modello Albania in Europa, ora la strategia del governo italiano incassa un altro risultato che assevera che il Piano Mattei – attuato da oltre 3 anni dall’Italia – non è più solo una visione strategica nostrana, ma un modello globale che riscrive le regole della cooperazione. Veniamo ai fatti allora. Secondo quanto riferisce l’agenzia Nova, si rafforza il progetto di cooperazione tra Italia e Tunisia basato sul modello di mobilità delle Global Skills Partnerships (Gsp)… Per la Banca mondiale, allora, il valore aggiunto del partenariato risiede nel cosiddetto obiettivo di vantaggi reciproci.
Migranti, il Piano Mattei è la quadratura del cerchio
Sulla base di un modello a “doppio binario”, infatti, i programmi di formazione offrono un percorso “casa” (per chi resta) e un percorso “fuori” (per chi migra), entrambi mirati a migliorare le competenze e le prospettive lavorative. Con i Paesi di destinazione che ottengono personale qualificato e riducono le carenze di manodopera. E i Paesi di origine che riducono la “fuga di cervelli” grazie alla formazione anche di chi resta. Il tutto in nome e per conto di una gestione etica della migrazione che facilita i percorsi migratori sicuri e legali, contrastando lo sfruttamento e valorizzando le competenze dei lavoratori.
La Banca Mondiale promuove il modello Italia-Tunisia
Dunque, dopo la promozione europea, l’Italia incassa anche la conferma della Banca Mondiale, che rilancia il progetto di partenariato tra Roma e Tunisi, basato sulle Global Skills Partnerships (GSP). Un’iniziativa che, ricalcando l’intuizione del governo di centrodestra – e puntando a trasformare il caos migratorio in una gestione che punta a gestire i flussi migratori in modo ordinato – strutturale e vantaggiosa per entrambe le sponde del Mediterraneo. Perché la Global Skills Partnership (GSP) è un modello di accordo bilaterale sulla migrazione lavorativa che allinea la formazione dei lavoratori alle esigenze del mercato del lavoro, sia nei Paesi di origine. Che in quelli di destinazione. Con i Paesi di destinazione che finanziano la formazione nel luogo di origine, garantendo competenze mirate per i migranti e sostenendo lo sviluppo locale.
Migranti, i punti chiave dell’accordo e i vantaggi reciproci
Insomma, l’obiettivo è chiaro: applicare il cosiddetto “Triple-Win“. Un successo a tre facce che garantisce benefici al Paese d’origine, a quello di destinazione e ai lavoratori stessi. Al centro del progetto c’è l’approccio “Dual-track“: la formazione avviene direttamente in Tunisia, creando due percorsi distinti. Da un lato l’“home track”, per rafforzare l’economia locale tunisina. Dall’altro l'”Away track”, destinato a chi sceglie la via della migrazione regolare e formata verso l’Italia.
Una risposta che unisce pragmatismo e rispetto della dignità
Siamo davanti alla risposta pragmatica a una sfida demografica speculare nel nome di una forte complementarietà progettuale. Se l’Italia combatte contro un rapido invecchiamento e una contrazione della forza lavoro – con un cittadino su quattro ormai fuori dal ciclo produttivo come dicono i dati – la Tunisia dispone di una riserva di giovani istruiti che però soffocano in un mercato interno saturo. Invece di abbandonare queste braccia e queste menti alla disperazione dei barconi, il modello italiano offre dignità e competenza.
Migranti, il Piano Matteo ponte verso sviluppo e speranza
Settori strategici per il nostro Sistema Paese, come l’agroalimentare, la logistica e la ristorazione, potranno così attingere a manodopera qualificata e già integrata culturalmente e professionalmente prima ancora di sbarcare sul suolo italiano. È la fine dell’era dell’accoglienza indiscriminata e l’inizio dell’era della cooperazione intelligente. L’Italia non solo presidia i confini, ma esporta stabilità e futuro, dimostrando che il “modello Mattei” è l’unica vera soluzione per fare del Mediterraneo un ponte di sviluppo e non un cimitero di speranze.