Due rotte, un'unica beffa
Migranti, il social-market della clandestinità è online: i trafficanti svendono l’Italia con pacchetti “all inclusive” e tariffari via mare e terra
Siamo alle solite. Mentre la sinistra buonista discetta e discrimina, e il leader del M5S rilancia l’anacronistica ricetta dell’accoglienza indiscriminata, un report de Il Tempo svela i business delle rotte balcanica e mediterranea: visti falsi, passaporti contraffatti e pacchetti “all inclusive” per invadere i nostri confini. Sì, perché c’è un mondo sommerso fatto di confini violati e di affari criminale che prosperano nell’ombra del web. E, accanto, pericolosamente confinante, c’è un’Italia sognata e vagheggiata nei talk show, dove Giuseppe Conte insiste nel recitare il mantra dell’integrazione a ogni costo.
Così, mentre il presidente del Movimento 5 Stelle, in una delle sue ultime ospitate a Dritto e Rovescio, dichiara con disarmante candore che «non dobbiamo contrastare i migranti» perché avremmo bisogno di manodopera, la realtà dei fatti presenta un conto ben diverso. Ed è quello dei trafficanti di uomini.
Migranti, il catalogo della truffa: Facebook e WhatsApp come agenzie viaggi
Sì, perché l’inchiesta pubblicata da Il Tempo scoperchia un vaso di Pandora inquietante. L’immigrazione irregolare oggi non è solo una traversata disperata, ma un pacchetto di “servizi” offerti, garantiti e venduti sui social. Con pagine Facebook come quella di News Magharibat Italia, che promuovono viaggi dal Marocco verso le nostre coste con la stessa sfacciataggine , tutela, copertura e avallo di un’agenzia turistica. E allora non si offrono solo gommoni, ma assistenza completa: visti, contratti di lavoro (presumibilmente fittizi) e supporto per l’inserimento sul territorio.
Non solo. Perché ancora più grave, a nostro avviso, è il mercato dei documenti contraffatti. Reti transnazionali, spesso con basi in Turchia, inondano TikTok e Instagram con video dimostrativi di carte d’identità italiane, patenti e permessi di soggiorno prodotti in serie. Un’offensiva alla nostra sicurezza nazionale che riduce la cittadinanza a merce da banco, con buona pace di chi, a sinistra, continua a parlare di “flussi regolari”.
Dal Mediterraneo alla rotta balcanica: 2 rotte, un’unica beffa
E allora: da un lato il mercato della rotta via Mediterraneo, allestita su pagine Facebook e account WhatsApp, che sponsorizzano viaggi, visti e lavoro. Dall’altro l’arrivo via terra attraverso la via d’accesso balcanica, gestita da una rete di trasportatori e passeur che muovono migranti lungo Bosnia, Serbia e Nord Italia. Il tutto, scrive il quotidiano capitolino, con tariffe e percorsi codificati. Un business collaudato che frutta decine di migliaia di euro. Scrive e specifica nel dettaglio Il Tempo che precisa di «aver potuto verificare»: «Sul versante nordafricano, l’attività si sviluppa online. Attraverso la pagina Facebook News Magharibat Italia (…) vengono diffusi contenuti che promuovono viaggi migratori dal Marocco verso l’Italia. I contenuti non si limitano al trasferimento».
Il ruolo dei social, il potere del denaro
E prosegue il quotidiano: «Vengono offerti, infatti, servizi accessori per l’ottenimento di visti, contratti di lavoro e facilitazioni per l’ingresso sul territorio nazionale. La rete prevede anche altri social collegati (Instagram, TikTok e YouTube) e un numero WhatsApp. La promozione avviene attraverso una struttura formalizzata che pubblicizza «servizi» e «appuntamenti» per l’Italia e l’Europa, con contatti telefonici, email e QR code, e un punto fisico dichiarato a Berrechid. Il servizio viene presentato come assistenza completa: gestione dei contatti. Organizzazione del viaggio. E supporto per documenti e inserimento lavorativo».
Migranti, il flusso via terra e le griglie d’accesso economico
Come se non bastasse, poi, se la rotta mediterranea punta sul digitale, quella balcanica si affida a una logistica paramilitare. Da Sarajevo partono i convogli della speranza (per i trafficanti, di guadagno): 3.000 euro per la traversata a piedi. O 4.000 euro per il “viaggio vip” in auto dalla Bosnia direttamente fino all’Italia. E il porto franco è sempre il confine nord-orientale: Trieste e Gorizia diventano le porte d’accesso per un flusso che, alimentato da contanti e complicità internazionali, punta a Milano per poi ramificarsi in Europa.
Nel dettaglio dell’inchiesta, sul punto in oggetto Il Tempo riferisce: «Le tariffe prevedono 3000 euro per attraversamenti a piedi con percorrenze di circa due giorni; 2500 euro per tragitti più brevi con superamento del confine; 4000 euro per trasferimenti diretti in auto dalla Bosnia all’Italia. I pagamenti avvengono prevalentemente in contanti. I flussi riguardano migranti provenienti dall’Asia e dall’Africa. Con punti di origine in Ghana, Sierra Leone e Gambia».
Migranti, il paradosso del buonismo e Conte all’indice del buon senso
Di fronte a questo scenario di criminalità organizzata e violazione sistematica della legge, le parole di Conte appaiono non solo anacronistiche, ma pericolose. Parlare di «percorsi di integrazione» bypassando il tragitto illecito di viaggio, arrivo e allocazione, mentre le reti sociali vendono passepartout discutibili e documenti falsi, è un insulto al buonsenso e a chi crede nella legalità.
Perché la vera sfida, dovrebbe essere evidente per tutti, non è trovare manodopera a basso costo per lavori che “gli italiani non vogliono più fare”. Ma stroncare il marketing della clandestinità che trasforma l’Italia nel terminale di una truffa globale. Il “modello Conte”, in questo contesto, sembra allora ignorare che, prima dell’integrazione, viene il rispetto del confine. E che tra un’integrazione fallita e un business criminale di successo, a pagare il prezzo sono sempre la sicurezza e l’identità del Paese in gioco…
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Politica - di Redazione