L'ostruzionismo dei rosiconi
Informativa di Meloni alle Camere, l’Italia al lavoro per la pace, la solita sinistra all’attacco sul piede di guerra
Sarà un intervento lungo e corposo, il più intenso ed esplicativo di sempre probabilmente. Tutto condensato in quarantacinque minuti di fila, salvo limature dell’ultimo minuto. Stamane, a partire dalle ore 9.00, Giorgia Meloni terrà un’attesa informativa alle Camere per fare il punto sulla crisi internazionale. Il clima, tuttavia, è quello delle grandi occasioni mancate dall’opposizione: mentre l’Italia riveste un ruolo di primo piano nel delicatissimo scacchiere diplomatico, la sinistra sembra più impegnata ad “aspettare al varco” il presidente del Consiglio che a sostenere l’interesse nazionale.
Meloni, a breve il discorso alle Camere sull’azione di governo
Giornata cruciale per la politica estera italiana. Il documento firmato dalla Meloni insieme ai grandi leader mondiali — da Friedrich Merz a Emmanuel Macron, fino a Keir Starmer e Ursula von der Leyen — parla chiaro. L’accordo per una tregua di due settimane tra Stati Uniti e Iran è un risultato che porta anche la firma di Roma. Una dichiarazione congiunta che accoglie con favore il cessate il fuoco facilitato dal Pakistan, con un obiettivo scolpito nella pietra: «Negoziare una fine rapida e duratura del conflitto nei prossimi giorni». Eppure, nei capannelli a Montecitorio, i deputati della minoranza sono già sul piede di guerra.
La premier vara la fase due: esortiamo tutte le parti ad attuare cessate il fuoco, anche in Libano
E mentre l’opposizione rumoreggia e si dimostra, more solito, tutt’altro che collaborativa su una mozione che punti alla pacificazione all’intesa risolutiva – preferendo la guerriglia parlamentare alla cooperazione interna ed estera al grido di “fallimento”: la loro parola d’ordine – si conferma dunque perno centrale della stabilità internazionale, capace di dialogare con i partner Ue e il Canada per disinnescare una bomba a orologeria che minaccia la sicurezza globale. Disattendendo, già nelle enunciazioni della vigilia del “faccia a faccia” in Aula, quanto si legge nella dichiarazione congiunta firmata dai partner europei in diversi passaggi.
Meloni-leader Ue-Canada: «Ora negoziare una fine rapida e duratura della guerra»
Passaggi che recitano, per esempio: «Esortiamo tutte le parti ad attuare il cessate il fuoco, anche in Libano. I nostri governi contribuiranno a garantire la libertà di navigazione nello Stretto di Hormuz. Questa dichiarazione è aperta ad altri partner». O come: «Il raggiungimento della pace “può essere raggiunto solo attraverso mezzi diplomatici. Incoraggiamo caldamente rapidi progressi verso una soluzione negoziale sostanziale. Questo sarà fondamentale per proteggere la popolazione civile dell’Iran e garantire la sicurezza nella regione. Può scongiurare una grave crisi energetica globale. Sosteniamo questi sforzi diplomatici. A tal fine, siamo in stretto contatto con gli Stati Uniti e gli altri partner».
Altro che Iran, da noi è l’opposizione sul piede di guerra
E come risponde la sinistra di casa nostra? Ve ne diamo qualche assaggio perlustrativo. Per Matteo Renzi, la premier «tenterà un rilancio sul versante della politica estera». Secondo il capogruppo al Senato, Francesco Boccia: «Giorgia Meloni verrà in Aula. Per lei doveva essere il primo step del rilancio, per noi deve essere il momento in cui sveliamo definitivamente e certifichiamo l’inadeguatezza e il fallimento del governo sul piano economico». E ancora: per il leader M5S, Giuseppe Conte, Meloni deve assumersi la «responsabilità» degli «errori» commessi in questi anni, a partire dal “rapporto con Donald Trump”.
Meloni alle Camere, la statura del Governo e il solito “vizio” di una sinistra al veleno e a rimorchio
Stesso registro a Montecitorio con la presidente dei deputati dem, Chiara Braga: «Meloni dovrebbe prendere atto che questa legislatura è stato un grande fallimento». Infine, Avs si dichiara pronta a chiedere interventi sul fronte del caro energia. Dice Nicola Fratoianni: «Si tratta di intervenire subito con forza sugli extra profitti e sul superamento dell’utilizzo delle energie fossili». Mentre sul fronte internazionale «Giorgia Meloni – attacca Angelo Bonelli – si è chinata alla logica della supremazia del più forte, quella imposta da Trump».
Insomma, se il buongiorno si vede dal mattino… Invece di fare fronte comune su una tregua che salva vite e mercati, la sinistra si prepara al dibattito odierno con il solito piglio pregiudiziale, demagogico, accusatorio. Mentre la premier è pronta a riferire sui passi concreti verso la pace, l’impressione è che dall’altra parte dell’emiciclo si speri solo in un passo falso. Un atteggiamento che stride con la gravità del momento e con il prestigio che l’Italia sta faticosamente ricostruendo a Bruxelles e oltreoceano. Peccato che qualcuno fatichi ancora a capirlo…
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