Italia flop
Disastro Gravina: la sinistra prova a scaricarlo sulla Meloni ma Pd e M5s lo volevano con loro in politica
Oggi tutti sanno dov’è la Bosnia, cos’è un fallo da ultimo uomo, come non si tira un calcio di rigore ma soprattutto di chi è la colpa: di Gabriele Gravina, è lui il signor Malaussène di Daniel Pennac, colpa sua più che di Pio Esposito e Gennaro Gattuso o delle zolle del campetto da patate e carote di Zenica. Eppure se la politica si unisce nel coro contro Gravina è anche vero che qualcuno, a sinistra, non racconta tutta la verità e un piccolo dettaglio: fino a poco fa, pensava perfino di arruolarlo in politica. E non per un consiglio municipale, ma per una grande regione italiana.
Gravina, disconosciuto oggi, coccolato dalla sinistra ieri
Il presidente della Ficg, all’indomani della vergognosa eliminazione dell’Italia dalla fase finale dei Mondiali, non molla la poltrona nonostante la richiesta esplicita del governo e del ministro dello Sport, ma anche il gelo dell’opposizione, a cominciare da quel M5S e Pd che nel 2023 gli voleva offrire la candidatura alla Regione Abruzzo, in rappresentanza del campo largo, contro il candidato del centrodestra, poi eletto, Marco Marsilio. Ne scrisse “Il Fatto“, ripresero l’indiscrezione i giornali locali, che misero Gravino tra i possibili candidati per l’Abruzzo.
Non se ne fece nulla, ma quello resta l’unica vera traccia di una simpatia politica. Del resto, prima di fare carriera in Federazione, Gravina, abruzzese, era stato l’uomo del “miracolo Castel di Sangro”, un piccolo club abruzzese di cui fu proprietario tra il 1984 e il 2000 e presidente negli anni Novanta, che condusse in pochi anni dall’Interregionale alla Serie B. Poi la presidenza della Lega Pro dal 2015, quella della Figc dal 2018, e infine vice presidente della UEFA dal 2023. L’anno in cui si ventilò la sua scesa in campo con il campo largo, da lui smentita: “Non vado in politica, nessuno me lo ha chiesto”.
Ma qualcuno, e non a destra, ci aveva pensato. Oggi a sinistra il giochino è provare a scaricare sul governo Meloni il fallimento di un presidente arrivato da molto più lontano. Ci prova Matteo Renzi, con sprezzo del ridicolo. “La presidente del Consiglio perde un referendum: non si dimette, ma fa dimettere gli altri. Il presidente della Federcalcio perde i playoff: non si dimette, ma fa dimettere gli altri. Vinciamo solo i mondiali di Scaricabarile: in pochi si assumono le responsabilità. Perché?, scrive su X Matteo Renzi, leader di Italia viva. E il grillino Turco, per non attaccare Gravina, se la prende con il ministro Abodi: “Dopo l’ennesimo fallimento del calcio italiano, il ministro prova a scaricare tutto su Gravina, come se chi guida il dicastero dello Sport non avesse alcuna responsabilità politica per il disastro di un intero sistema. È troppo comodo alzare la voce soltanto adesso, a tracollo avvenuto…”.
Troppo comodo anche proteggere Gravina quando lo si immaginava in politica con il proprio partito. A meno che, e in questo caso ci sarebbe da fargli i complimenti, il presidente della Figc non avesse risposto, all’epoca, un secco rifiuto all’offerrta dei grillini. Sarebbe stato un disastro anche quello, per lui e per l’Italia.
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