Testimonianze in Commissione
Covid, due imprenditori denunciano un inquietante sistema di affari sulle mascherine. FdI: “Conte riferisca”
La denuncia in commissione di Dario Bianchi, rappresentante dell'azienda italiana Jc Electronics: l'avvocato Di Donna gli avrebbe chiese il 10 per cento per la mediazione con la struttura commissariale. L’imprenditore umbro Giovanni Buini aveva denunciato le medesime modalità opache
In Commisisone Covid, tanto osteggiata da Pd e dal M5s, torna in primo piano la figura dell’avvocato Luca Di Donna, ex socio di Giuseppe Conte. Infatti un nuovo esame testimoniale dell’ingegner Dario Bianchi, rappresentante dell’azienda italiana Jc Electronics, ha ribadito l’attivismo di Di Donna nell’offrirsi come intermediario, a fronte di una lauta percentuale, per risolvere controversie con la struttura commissariale di Domenico Arcuri nell’importazione di mascherine durante la prima fase pandemica. Il rifiuto di questo accordo sarebbe costato caro all’azienda di Dario Bianchi.
Così la Jc Electronics fu danneggiata dalla struttura commissariale
Il rappresentante della Jc ha rivelato di aver avuto tre incontri con l’avvocato Luca Di Donna: il primo dei quali presso lo studio del professor Alpa. Nel secondo loro incontro Di Donna avrebbe assicurato a Bianchi che sarebbe stato addirittura in grado di procurargli nuovi contratti. Ma non solo. Nel terzo e ultimo incontro, avvenuto nel suo appartamento privato, l’avvocato Di Donna avrebbe proposto all’ingegner Bianchi di aiutarlo dietro il pagamento del 10 per cento sul fatturato delle forniture tramite la sottoscrizione di un contratto di consulenza.
“Offerta” rispedita al mittente
Poco dopo che l’offerta sarebbe stata rispedita al mittente, le verifiche da parte delle Dogane sulle mascherine importate dalla Jc Eletronics srl si sarebbero fatte più pressanti e puntigliose. Tanto che dai controlli documentali si sarebbe passati alla verifica delle merci su ogni lotto che arrivava dalla Cina. Secondo Bianchi, insomma, da quel momento sarebbero iniziate le ritorsioni e vi sarebbe stato un comportamento assai diverso rispetto a quello riservato altri soggetti come il consorzio Wenzhou Luokai.
Presunte tangenti: le testimonianze di Dario Bianchi e di Giovanni Buini
La testimonianza di Dario Bianchi si aggiunge al caso già denunciato precedentemente dall’imprenditore Giovanni Buini su una presunta “tangente” milionaria richiesta sempre da Di Donna allo stesso scopo. Le analogie tra le due vicende sono inquietanti. Nella primavera del 2020, in piena pandemia Covid, l’imprenditore umbro Giovanni Buini, aveva denunciato le modalità opache con cui si era svolta una proposta di mediazione da parte di due avvocati, Luca Di Donna e Gianluca Esposito, per un contratto da 60 milioni di euro relativo ad una partita da 160 milioni di mascherine da vendere allo Stato italiano.
Gli incontri con Di Donna, “fedelissimo” di Giuseppe Conte
Su consiglio di un amico l’imprenditore aveva incontrato gli avvocati Esposito e Di Donna, presentati come possibili intermediari con la struttura commissariale. Durante la prima riunione per avviare la trattativa, il 30 aprile 2020, l’imprenditore racconta che fu rimarcato il fatto che Di Donna fosse stato “un collega di studio di Giuseppe Conte, e che era rimasto un “fedelissimo” dell’allora presidente del Consiglio”. Il secondo incontro, secondo la testimonianza dell’imprenditore, si svolse nello studio legale di Guido Alpa, mentore sia di Di Donna che di Conte.
I due imprenditori rifiutarono ogni accordo
Dopo la richiesta da parte dell’avvocato Di Donna di una commissione altissima per l’intermediazione, il 7 maggio 2020 Buini decise di disdire ogni accordo. Sul caso scattò un’inchiesta della Procura di Roma: alcuni riscontri, intercettazioni, “pedinamenti elettronici” e perquisizioni hanno parzialmente svelato gli elementi d’accusa nei confronti degli inquisiti, sospettati di aver messo in piedi una presunta associazione per delinquere finalizzata al traffico di influenze. Gli elementi che ricorrono in entrambe le testimonianze fanno sospettare l’esistenza di un “sistema” che impone ulteriori approfondimenti per accertare eventuali responsabilità penali.
FdI: “Inquietante e grave il sistema di affari sulla mascherine”
Per la deputata Alice Buonguerrieri, capogruppo di Fratelli d’Italia in commissione Covid, si tratta di “fatti gravi, coincidenti con quanto testimoniato in precedenza dall’imprenditore Buini e ricollegabili all’ex premier Conte, che evidenzierebbero un sistema di affari consolidato, basato su ipotesi di tangenti mascherate da consulenze su cui Conte deve essere chiamato a rispondere”. Secondo Lucio Malan, presidente dei senatori di Fratelli d’Italia, “è inquietante anche quanto l’ingegnere ha riferito su ciò che è avvenuto a seguito del suo rifiuto di accettare tale presunta consulenza”. Perché non solo alla JC Elettronics non sarebbe stata pagata la merce che ha fornito, ma “addirittura non venivano aperte le Pec che l’azienda di Bianchi inviava alla struttura commissariale”.
Malan: “Non ci fermeremo”
E tutto questo avveniva “mentre la struttura stessa – osserva Malan – a acquistava a caro prezzo grandi quantità di mascherine non a norma da aziende cinesi”. Il presidente dei senatori FdI, pertanto, assicura: “Va fatta chiarezza sui motivi di tali evidenti differenze di trattamento. Non ci fermeremo”. Sul caso è intervenuta anche Antonella Zedda, vicepresidente dei senatori di FdI e componente della commissione Covid, che non ha dubbi: “Fratelli d’Italia, alla luce di queste nuove rivelazioni, ritiene oltremodo necessario e urgente che l’ex premier Giuseppe Conte trovi il coraggio di svestire i panni di componente della commissione per farsi audire dalla stessa e raccontare la verità su quei fatti”.
Bignami: “Conte riferisca in commissione su azioni del suo ex collega”
Medesima richiesta è stata avanzata anche da Galeazzo Bignami, presidente dei deputati di Fratelli d’Italia, che si chiede: “È normale che il collega del Presidente del Consiglio allora in carica incontri presso lo storico Studio legale del Presidente del Consiglio allora in carica degli imprenditori proponendo loro di agevolare la risoluzione di problemi con l’Amministrazione dello Stato a fronte del pagamento di una percentuale sui contratti conclusi per milioni di euro?”. Bignami non ha dubbi: “Se il Presidente del Consiglio in questione fosse stata Giorgia Meloni ci troveremmo troupe di Report, cronisti all’assalto di Palazzo Chigi e degli uffici di FdI; speciali giornalistici, approfondimenti, titoloni su tutti i giornali e inserti della ‘Redazione Unica’. Invece nulla di tutto questo perché il presidente del Consiglio in questione non è Giorgia Meloni, ma Giuseppe Conte”.
“Conte si dimetta e chiarisca”
Bignami, dunque, attacca il leader del M5S “che come Cafiero De Raho in Antimafia si è fatto nominare in commissione d’inchiesta Covid rendendo impossibile la sua audizione”. E ne chiede – insieme a Raffaele Speranzon – le dimissioni, unico modo “per testimoniare su un giro di ‘percentuali’ di dimensioni unico nella storia della Repubblica”. Il presidente dei deputati di Fratelli d’Italia, infine, auspica che “qualche Procura decida di far luce su questi fatti”.
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come mai il frignone Bonelli non chiede che Giuseppi riferisca in parlamento? Forse è troppo indaffarato a raccogliere i sassi nell’Adige!!
Avrebbe l’occasione una volta ogni tanto di fare una bella figura chiedendo al parlamento di avviare una azione di responsabilità verso un ex presidente del consiglio che ha sperperato miliardi di euro in mascherine farlocche senza averne il potere. Forse per il geometra è uno sforzo titanico che presuppone l’uso del cervello!!!!!