Parla l'ex premier
Boris Johnson a Trieste: “Un errore l’attacco all’Iran, ma si aiuti Trump se risolve in Ucraina”
Gli Stati Uniti, “l’alleato più importante” dell’Italia e della Gran Bretagna, hanno commesso “un errore” in Medio Oriente, con l’attacco all’Iran. A parlare della situazione geopolitica, dal palco del teatro Rossetti di Trieste di fronte a una platea esaurita, e’ l’ex premier britannico Boris Johnson.
“Non avevano previsto – prosegue l’ex primo ministro – che avrebbero chiuso lo stretto di Hormuz”. Qualcuno avrebbe dovuto dire a Trump: “Se lo fai chiuderanno Hormuz, ci sara’ una crisi economica globale”. “Avremmo dovuto dire: hai fatto un errore” nel Golfo “ma ti aiuteremo a uscirne se ci aiuti a sistemare l’Ucraina”.
L’occasione della presenza di Johnson, grande appassionato della storia romana e dell’Italia, è l’incontro “Darkest Hours. I tempi più difficili” nell’ambito del Link Media Festival. “Nella prima e nella seconda guerra del Golfo – ha sostenuto nel dialogo con l’editorialista del gruppo Nem Marco Zatterin – Stati Uniti e Gran Bretagna erano allineati, c’era una strategia” contro Saddam Hussein. Ora invece – ha spiegato Johnson – non sembra esserci una strategia. L’ex premier definisce la Nato “preziosa” e sostiene che l’Europa e la Gran Bretagna “non spendono abbastanza per la propria difesa”.
Putin è come Moriarty il rivale di Sherlock Holmes
Putin – ha aggiunto – “non mi è mai piaciuto” e, richiamando i romanzi di Arthur Conan Doyle con protagonista Sherlock Holmes, lo paragona all’antagonista Moriarty. Un passaggio ancora sull’Iran, un “regime – ha precisato – spietato e assassino. Una volta ho dovuto negoziare” con loro “ed è stato sconvolgente, sono negoziatori brillanti, mentono”.
Focus, infine, sulla situazione in Israele e a Gaza: l’attacco “del 7 ottobre 2023 è stato istigato dall’Iran per fermare gli accordi di Abramo” ha detto, aggiungendo che gli esponenti di Hamas “sono burattini” nelle mani dell’Iran, mentre “Netanyahu è spietato” nel perseguire i suoi obiettivi.
“Dalla Brexit non si torna indietro”
La Gran Bretagna tornerà a far parte dell’Unione europea? “Non credo, sarebbe un errore” dice l’ex premier britannico considerato il “padre” della Brexit. “Quando ho lasciato il mio ufficio nel 2022 – spiega – la disoccupazione era al minimo da 50 anni, c’era un record di investimenti in ingresso e i tassi di interesse erano in calo. Tornare indietro sarebbe un errore”. La Gran Bretagna, per Bruxelles, è quindi da considerarsi come “un partner esterno solido”.
Fedriga: “Boris Johnson può fornirci una prospettiva meno convenzionale”
Per il governatore Massimiliano Fedriga, tra i presenti all’evento di Trieste, “Boris Johnson ci offre un punto di vista autorevole e una visione privilegiata. Grazie alla sua vasta esperienza internazionale – maturata come giornalista, sindaco di Londra, ministro degli Esteri e, infine, Primo ministro del Regno Unito – egli può fornirci una prospettiva meno convenzionale rispetto a quella che, purtroppo, caratterizza spesso il dibattito attuale”.
Come ha spiegato il massimo rappresentante della Giunta regionale friulana, attualmente è in atto una comunicazione di guerra, un contesto in cui le parti in causa tendono inevitabilmente a strumentalizzare ogni messaggio rivolto ai cittadini. “Disporre quindi – ha aggiunto il governatore – di un’analisi più distaccata, capace di delineare chiaramente il quadro generale, risulta prezioso anche per gli amministratori locali, chiamati a definire politiche efficaci a sostegno delle proprie comunità”.
“È evidente – ha concluso Fedriga – che nelle istituzioni decentrate non disponiamo delle leve necessarie per incidere su uno scenario internazionale così complesso; tuttavia, possiamo e dobbiamo fornire il nostro contributo concreto per supportare il tessuto produttivo del territorio”.
Ultima notizia
Da 8 a 3
Pirelli, vade retro Pechino: il governo Meloni taglia i soci cinesi. Esercitato il Golden power
Economia - di Gabriele Caramelli