Inquirenti al lavoro
Ricina nei doni natalizi: nuova pista sul giallo di Pietracatella. Chi è Gianni Di Vita, ex tesoriere regionale Pd
Un veleno letale nascosto nei pacchi di Natale. È questa l’ipotesi inquietante che emerge dal caso di Pietracatella, dove madre e figlia sono morte per avvelenamento da ricina.
L’assassino voleva sterminare la famiglia di Gianni Di Vita? Il giallo di Pietracatella riapre nuovi inquietanti scenari dopo la scoperta che la morte di Antonella Di Ielsi e della figlia Sara Di Vita è avvenuta per avvelenamento da ricina. Restano infatti da chiarire il movente, la modalità di reperimento della potente tossina e soprattutto il responsabile del duplice avvelenamento.
Chi è Gianni Di Vita
Gianni Di Vita, 55 anni, stimato commercialista impegnato da tempo in politica, è stato un esponente di spicco del Pd del Molise. Ex sindaco di Pietracatella dal 2006 al 2014, è stato anche segretario amministrativo del Pd del Molise. Con certezza si sa che aveva ricevuto un’infinità di pacchi regalo, cestini, dolci fatti in casa. La ricina era in uno dei pacchi consegnati dal killer? È questa una delle ipotesi investigative.
Le indagini portano a ritenere che madre e figlia ingerirono la ricina a cena la sera del 23 dicembre. Si sentirono male il 25, ma sulle prime all’ospedale Cardarelli di Campobasso — dove sono indagati 5 medici per omicidio colposo — le liquidarono parlando di «gastroenterite».
La ricina era nei pacchi di Natale?
Perché Gianni Di Vita e la primogenita 19enne sono scampati alle conseguenze di quella cena? La ragazza perché quella sera era in pizzeria con amici. Il padre, invece, si sentì male e fu ricoverato allo Spallanzani di Roma, l’istituto specializzato in malattie infettive, da cui poi fu dimesso dopo tre giorni.
Sono stati avviati intanto nuovi interrogatori in Questura a Campobasso. Ieri sono stati ascoltati familiari e amici a tavola con i Di Vita durante le feste.
“Nessuna traccia di ricina nel sangue del padre”
Restano da chiarire il movente, la modalità di reperimento della potente tossina e il responsabile del duplice avvelenamento.
Secondo indiscrezioni del Messaggero, a differenza di Antonella e Sara, nel sangue di Gianni Di Vita non è stata trovata la ricina. Ora anche i suoi campioni saranno inviati al centro Antiveleni di Pavia.
Intanto, si continua a scavare nella vita di parenti e conoscenti delle vittime alla ricerca di possibili moventi o indizi e si indaga anche in rete, e in particolare nel dark web, la parte sommersa dove avvengono attività illegali.
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