Pandemia mon amour?
Allarmismo energetico, in Europa i nostalgici di lockdown e austerity tornano alla carica: smart working, metro per tutti e voli tagliati
Energia e austerity, un binomio difficile da conciliare di questi tempi, ma che nelle ultime ore sembra intersecare preoccupantemente i suoi percorsi. Così, senza avere neppure il tempo e il modo di rendercene conto, pare che siamo tornati al 2020, e al punto di partenza (e di momentaneo non ritorno?). Stavolta non è un virus letale sconosciuto a far invocare norme restrittive e reclusioni coatte, ma il Medio Oriente in fiamme a spingere le istituzioni europee a invocare il contrordine. Come? Per esempio con il commissario Jørgensen che nelle scorse ore ha esortato caldamente un ricorso allo smart working, ai limiti di velocità e al taglio ai voli. Insomma, Bruxelles risponde alle criticità in atto con la solita ricetta: chiudere i cittadini in casa e fermare le nazioni. I nostalgici delle “strade deserte” sono tornati…
Energia e austerity, un binomio difficile da conciliare
Come noto da lunedì scorso, infatti, la Commissione europea ha esortato i cittadini dei 27 a mettere in pratica comportamenti virtuosi prodromici a una risposta di garanzia alla crisi energetica derivante dal conflitto in Medio Oriente. Da quando Stati Uniti e Israele hanno lanciato i primi attacchi contro l’Iran il 28 febbraio scorso, infatti, il prezzo del gas, in Ue, è aumentato di circa il 70%. E quello del petrolio di circa il 50%. Il tutto per un valore di oltre 14 miliardi di euro: una cifra impressionante che pesa – e peserà sempre di più – sulle tasche dei cittadini europei.
Crisi energia, allarme risorse e soluzioni “estreme”
Così, a riguardo, il commissario Ue all’energia, Dan Jørgensen, ha inviato domenica una missiva ai 27 prima del Consiglio dei ministri competenti svoltosi lunedì in videoconferenza, dove ha suggerito di razionare quanto più possibile le scorte di combustibile, preferendo gli spostamenti tramite i mezzi pubblici rispetto a quelli con l’auto privata e lavorare da casa – in smart working – nei casi ove è possibile, avvertendo che «lo shock sarà prolungato».
Crisi energia e nostalgici del lockdown, ora si torna a smart working e mobilità da area rossa?
Sembra quasi, insomma, che ci sia un virus che Bruxelles non è mai riuscita a debellare: quello del dirigismo che inchioda a responsabilità singole lo status quo di crisi internazionale. Non appena si profila all’orizzonte una crisi – questa volta energetica, figlia della guerra in corso in Medio Oriente tra usa-Israele e Iran – la Commissione Europea non trova di meglio che rispolverare il logoro manuale dei tempi del Covid. Con il commissario all’Energia, Dan Jørgensen, ha inviato una missiva ai 27 Stati membri che suona come un sinistro déjà-vu: un invito all’austerity che somiglia terribilmente a un nuovo lockdown mascherato da virtù ecologista.
Lo spettro dell’austerity in stile pandemia da Covid
Tutto chiaro insomma: al fine di ridurre i consumi, Jørgensen ha fatto riferimento al recente decalogo dell‘Agenzia internazionale per l’energia. «Più si riuscirà a economizzare il petrolio, soprattutto il diesel, tanto meglio sarà per tutti», ha ribadito non a caso il commissario. Un invito, il suo, che si concretizza nell’utilizzare i mezzi pubblici. Nel ridurre di dieci chilometri il limite sugli snodi autostradali. Come anche nel guidare più piano al fine di consumare meno. E nell’incrementare il car sharing e nel diminuire gli spostamenti non necessari e, quindi, nei casi ove è possibile, incentivare il telelavoro.
Il decalogo della decrescita felice
Così, le proposte sul tavolo diventano il sogno proibito di ogni nostalgico delle zone rosse. Si parla di incentivare lo smart working per svuotare gli uffici. Di ridurre i limiti di velocità per “risparmiare diesel”. Tagliare i voli aerei. E, paradossalmente, invitare i cittadini a rinunciare all’auto privata per ammassarsi sui mezzi pubblici (con metropolitane e bus del servizio pubblico da prendere d’assalto come nemmeno durante la pandemia). Un ritorno forzato al passato che evoca gli anni ’70 delle domeniche a piedi, ma con l’aggravante di una tecnologia e una crisi energetica da utilizzare a mo’ di guinzaglio digitale.
Mutatis mutandis, dunque, dal Covid alla crisi energetica, l’approccio sembra essere lo stesso pur inserendosi in un contesto assai diverso. : colpevolizzare il cittadino. Se il gas aumenta del 70% e il petrolio del 50% a causa di dinamiche geopolitiche che l’Europa subisce senza toccar palla, la soluzione di Bruxelles non è una strategia energetica sovrana, ma il sacrificio individuale. “Restate a casa”, “andate piano”, “non volate”: il mantra della privazione torna a essere l’unica bussola di un’Unione che preferisce fermare i motori piuttosto che spingere sul pedale del coraggio politico o del freno continentale.
Crisi energia e austerity evocata, il paradosso di Bruxelles
E così, mentre i ministri dei 27 paesi partner rassicurano sul punto che «le forniture sono sicure», la Commissione continua a soffiare sul fuoco dell’allarmismo per direzionare «cambiamenti di abitudini quotidiane». Come se il riflesso condizionato di un tecnocrazia in servizio effettivo e permanente h24 avesse trovato nel controllo degli spostamenti e nel telelavoro una forma di gestione sociale permanente. E indifferentemente, da una pandemia a una guerra in corso, come se la matrice della crisi fosse la stessa… Una logica del “passo indietro” che può arrivare a significare condannare l’economia alla stagnazione e i cittadini a una libertà vigilata dai prezzi del greggio.
La logica del “passo indietro”
Ma una crisi di questa portata, ci chiediamo, può davvero essere affrontata chiudendo le persone in camera con un computer acceso e la vita spenta? E, soprattutto, quanti dei cittadini europei hanno intenzione di tornare a vivere in bianco e nero per alleggerire il lavoro e coprire le lacune di Bruxelles in materia di indipendenza energetica e necessità di diversificazioni delle fonti di sostentamento? Lo scopriremo a breve. Nel frattempo prepariamoci a rincasare…
Ultima notizia
Il processo a Bergamo
Uccise Sara Centelleghe con 67 coltellate, dichiarato capace di intendere l’assassino indiano
Cronaca - di Paolo Cortese