L'ultimo caso a Bologna
Allarme carceri, boom di cellulari tra i detenuti: “Così parlano con l’esterno’”
Nuovo allarme sulla sicurezza nelle carceri italiane. Solo pochi giorni fa, nel penitenziario della Dozza di Bologna, due telefoni cellulari sono stati lanciati dall’esterno e recuperati dalla polizia penitenziaria nel campo sportivo dell’istituto.
Come fanno entrare i cellulari in cella
A denunciare l’episodio è Francesco Borrelli, vice segretario regionale del Sappe (Sindacato autonomo di Polizia penitenziaria), che parla di un fenomeno ormai sempre più diffuso e difficile da contrastare. “L’introduzione illegale dei cellulari avviene con i metodi più diversi, compreso l’utilizzo dei droni”, spiegano dal sindacato.
La denuncia del Sappe
Secondo il Sappe, la presenza di telefoni nelle celle non è più un caso isolato ma una vera emergenza. I dispositivi consentono ai detenuti di mantenere contatti non autorizzati con l’esterno, aggirando i controlli e creando rischi concreti per la sicurezza.La soluzione? Schermare i penitenziari
Il problema, sottolineano i rappresentanti sindacali Giovanni Battista Durante e Francesco Campobasso, riguarda anche i limiti della normativa attuale. L’articolo 391-ter del codice penale, introdotto per contrastare il fenomeno, “non ha prodotto gli effetti sperati”, anche perché la Cassazione ha ritenuto non punibile il possesso di singole componenti, come le schede sim o telefoni privi di sim.
Da qui l’appello a un intervento urgente. Il Sappe ringrazia i parlamentari di Fratelli d’Italia Francesco Michelotti e Susanna Campione per l’emendamento che punta ad ampliare la punibilità, includendo anche parti di dispositivi e strumenti di comunicazione.
Ma per gli agenti serve anche un passo in più: “È improcrastinabile schermare gli istituti penitenziari”, ribadiscono, per rendere inutilizzabili i cellulari all’interno delle carceri e fermare un fenomeno che continua a crescere.
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Politica - di Luisa Perri