CERCA SUL SECOLO D'ITALIA

Zangrillo: “Nella PA solo i magistrati si giudicano da soli. Valutazioni ok al 99,6%”

Riforma della giustizia

Zangrillo: “Nella PA solo i magistrati si giudicano da soli. Valutazioni ok al 99,6%”

Il ministro fa notare la discrepanza che c'è tra il giudizio, praticamente sempre positivo, che il Csm esprime su giudici e pubblici ministeri, a fronte di migliaia di persone che nel corso degli anni sono finite ingiustamente galera. E spiega perché votare sì al referendum

Politica - di Redazione - 10 Marzo 2026 alle 10:18

Quando la‘ legge Zangrillo’ verrà approvata anche al Senato tutti i dipendenti pubblici saranno sottoposti a controlli per accertare come e quanto lavorano. Ad esclusione dei magistrati. «Perchè?» Si chiede Paolo Zangrillo, ministro per la Pubblica amministrazione in una intervista a Il Giornale. L’esponente del governo e autore del disegno di legge su “valutazione della performance e sviluppo di carriera” si da una risposta: «Il problema è che la valutazione della loro performance i magistrati se la fanno da soli, attraverso il Csm. Questo meccanismo, se guardiamo alla realtà dei fatti, non funziona. Abbiamo il 99,6% di magistrati che vengono valutati in modo positivo ma intanto negli ultimi trent`anni ci sono ottanta o novantamila persone che sono finite in galera ingiustamente, allora qualche domanda ce la dobbiamo porre. Anche per questo la riforma della giustizia è indispensabile».

Sorteggio per valutare in scienza e coscienza la qualità

Inoltre la riforma «cambia il sistema di nomina del Csm. Oggi i componenti togati vengono designati dalla correnti, quindici su sedici sono lì perché li ha scelti la corrente. La conseguenza è che quando devono fare le valutazioni quadriennali se la cantano e se la suonano, e alla fine risultano tutti eccellenti. Cambiare il Csm, sdoppiandolo e definendone la composizione per sorteggio vuol dire aprire la porta a una valutazione in scienza e coscienza delle qualità della performance, sulla base dei risultati. Guardi, è la stessa situazione che ho trovato nel resto della pubblica amministrazione, un meccanismo di autoprotezione dove anziché avere il coraggio di distinguere chi fa bene il suo mestiere da chi non lo fa si è scelta per anni la via più facile, cioè dire che tutti sono bravi».

Penalizzati i magistrati che lavorano bene

Zangrillo controbatte all’Anm che parla di punizione dei magistrati scomodi: «A venire puniti oggi sono i magistrati che lavorano bene, e che sono la stragrande maggioranza. Credo che nella magistratura come nel resto del pubblico impiego ci siano persone di grande valore che ne hanno le palle piene di essere assoggettate a un meccanismo che non distingue chi si fa il mazzo e performa da chi sbaglia». E l’autonomia non è in discussione: «Se ci troviamo davanti a un magistrato che ha mandato avanti richieste di carcerazione che poi si sono rivelate sbagliate, e se questa è una cosa che si reitera nel tempo, vuol dire che quel magistrato non sta facendo bene il suo mestiere. La riforma serve proprio a questo. Perché tutti hanno il diritto di provare a fare carriera, dimostrando di esserne all’altezza con i fatti e non per appartenenza o amichettismo. Vale per il medico, il meccanico, l’insegnante. E deve valere anche per i magistrati», conclude.

Non ci sono commenti, inizia una discussione

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

di Redazione - 10 Marzo 2026