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Vescovo arrestato riciclaggio

"Padre Narcos"

Vescovo messicano amante dei bordelli estromesso dal Papa. Era già stato arrestato per riciclaggio

Fermato all’aeroporto di San Diego mentre tentava di lasciare gli Stati Uniti con migliaia di dollari in contanti. Sul presule pendono 17 capi d’accusa e un’indagine sulla gestione dei fondi della diocesi caldea

Esteri - di Alice Carrazza - 12 Marzo 2026 alle 11:13

Lo hanno fermato il 5 marzo all’aeroporto internazionale di San Diego mentre cercava di lasciare gli Stati Uniti con fiumi di denaro in contante. Pochi giorni dopo, per il vescovo caldeo Emanuel Hana Shaleta è arrivata anche la decisione di Papa Leone XIV: destituito dalla guida dell’eparchia di Saint Peter the Apostle di San Diego dei Caldei.

Un vescovo, 17 capi d’accusa

La destituzione vaticana è arrivata mentre sul presule sessantanovenne si abbatteva una valanga di accuse: appropriazione indebita, riciclaggio di denaro e gestione opaca dei fondi ecclesiastici.All’inizio della settimana Shaleta è comparso davanti a un tribunale californiano, dichiarandosi non colpevole dei 17 capi d’imputazione pendenti. La sua avvocata, Sharon Appelbaum, ha dichiarato che intende contestarli tutti.

Le accuse sui fondi della diocesi

Secondo la controparte, il vescovo avrebbe sottratto centinaia di migliaia di dollari alla cattedrale cattolica caldea di San Pietro a El Cajon, vicino San Diego, diocesi che guidava dal 2017.

Il procuratore Joel Madero ha spiegato in aula che l’indagine è partita da anomalie legate agli affitti e alla gestione economica della chiesa. “Considerato il suo accesso a fondi, il fatto che avesse oltre 9.000 dollari nella borsa quando è stato fermato, e il fatto che abbia legami internazionali, oltre alla nostra vicinanza con il Messico, ritengo appropriata una cauzione che garantisca la sua comparizione in tribunale”.

Shaleta ha trascorso quattro notti in carcere prima dell’incriminazione formale. È stato poi rilasciato dopo aver versato una cauzione di ben 125.000 dollari.

Bordelli, conti condivisi e vita privata sotto indagine

Nel fascicolo degli investigatori compaiono anche elementi che riguardano la vita personale del presule. Si scopre infatti che possedesse un conto bancario cointestato con una donna con la quale intratteneva una relazione. Le carte giudiziarie citano inoltre la frequentazione di una casa per appuntamenti a Tijuana, in Messico, a pochi chilometri dal confine californiano.

Accuse che aggravano il quadro disciplinare all’interno della Chiesa, già scossa da mesi dalle segnalazioni su irregolarità finanziarie.

L’indagine del Vaticano

La Santa Sede aveva avviato una propria indagine nel 2025. Le pressioni per un intervento diretto del Papa erano cresciute nelle ultime settimane, soprattutto dopo la formalizzazione delle accuse penali.

JD Flynn, caporedattore del sito di informazione cattolica The Pillar, ha osservato che la decisione del Pontefice indica una linea intransigente. “La mia osservazione su Papa Leone è che è, e sarà, un amministratore che segue rigorosamente le regole. Lo vedo come un segnale del fatto che Leone intende governare con fermezza quando necessario, soprattutto quando emerge o viene denunciato un livello simile di disfunzione”, ha detto Flynn al Telegraph.

Intanto, dal Vaticano è arrivata la nomina di monsignor Saad Hanna Sirop come amministratore apostolico dell’eparchia. Non c’è tempo per le spiegazioni, la Chiesa tira dritta.

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di Alice Carrazza - 12 Marzo 2026