Referendum e scuola
Valditara non ci sta: stop propaganda a senso unico in classe. Il voto occasione per cambiare: basta giudici che sbagliano promossi
Non c’è spazio per le lezioni “a senso unico” nelle aule delle scuole italiane, specialmente quando in gioco c’è il futuro della giustizia. Per questo, il Ministro dell’Istruzione e del Merito, Giuseppe Valditara, è intervenuto con fermezza ai microfoni del Tg4 per denunciare quanto sta accadendo in alcuni istituti del Bel Paese in vista del referendum alle porte. Una propaganda, quella in corso ancora nelle ultime ore, che a detta del titolare del dicastero di Viale Trastevere ignorerebbe il pluralismo e tenterebbe di trasformare cattedre e banchi in presidi politici apertamente schierati.
Referendum, Valditara: «Procedimenti disciplinari per chi viola la “par condicio” a scuola»
Dunque, le segnalazioni giunte agli Uffici Scolastici Regionali (Usr) parlano chiaro: in diverse scuole la par condicio è stata calpestata. E Valditara non usa giri di parole di commentare l’accaduto, segnalando come, in merito alla campagna per il Referendum sulla Giustizia e la par condicio, che «gli uffici scolastici regionali hanno accertato le segnalazioni pervenute di una propaganda a senso unico in alcune scuole». Un metodo e una impostazione demagogica su cui, sottolinea il ministro, «non è assolutamente consentita una propaganda che voglia indottrinare i nostri giovani. La scuola deve insegnare spirito critico e pluralismo. Pertanto laddove fossero state individuate violazioni alla direttiva che diedi a suo tempo con una circolare, gli Uffici scolastici regionali verosimilmente avvieranno procedimenti disciplinari».
La scuola insegni lo spirito critico, non il dogma
Non solo. Perché il ministro ha anche ribadito nel merito che, sebbene sia auspicabile affrontare i temi referendari durante le ore di educazione civica, questo deve avvenire senza faziosità. Asserendo chiaramente: «Auspico che nelle ore di educazione civica si affrontino queste problematiche. Ma non è consentito fare propaganda a favore di uno o dell’altro quesito».
Referendum, Valditara: Un’occasione per cambiare la “giustizia malata”. Il sorteggio? Sbaracca le correnti»
Ma il punto non è solo la forma, è il merito. Pertanto Valditara ai microfoni del Tg Mediaset, convinto che oggi si presenti «l’occasione per cambiare una “giustizia malata”», ha elencato i pilastri della riforma. A partire dall’Alta Corte disciplinare e dalla separazione delle carriere, necessaria per dare finalmente attuazione all’articolo 111 della Costituzione sulla “terzietà” del giudice. Obiettivi che vanno a scardinare logiche e procedure di potere interne alla magistratura anche con il sorteggio.
Un tema riguardo al quale il ministro dell’Istruzione e del Merito, rilanciando i punti chiave della disegno riformista, ha sostenuto ancora una volta: in questa riforma della giustizia «ci sono tre punti imprescindibili: l’Alta Corte disciplinare serve per garantire sanzioni effettive a chi sbaglia. Ma la separazione delle carriere serve per completare il disegno dell’articolo 111, votato a suo tempo sia dal centrodestra che dal centrosinistra, e cioè la netta distinzione fra il giudice, che non è parte del processo, e il pubblico ministero».
Giustizia, fallimento e vulnus del sistema attuale
Evidenziando e sottolineando in rosso soprattutto che: «È importante il sorteggio, perché sbaracca le correnti. Oggi queste – spiega Valditara ripercorrendo i pregressi e enucleando le prospettive referendarie – hanno creato un sistema di tipo castale, condizionano le promozioni, le carriere, le nomine, i trasferimenti e persino i procedimenti disciplinari. Poi non lamentiamoci se i processi durano anni e anni, nonostante l’Italia abbia uno stanziamento per la giustizia superiore alla media europea, ma i confronti con gli altri Paesi europei sono veramente impietosi per quanto riguarda la durata dei processi e gli arretrati. Non lamentiamoci se in alcuni casi si è tenuto in galera un innocente per quasi un anno e poi quel magistrato è stato promosso per laboriosità, merito ed efficienza»…
Referendum, Valditara: sì al confronto ma stop ai “cattivi maestri”
Ebbene, è proprio citando casi limite che gridano vendetta – come quelli di magistrati promossi “per merito” nonostante abbiano tenuto in cella innocenti per mesi – che il ministro prova a spiegare come la riforma ora al vaglio del voto referendario elettorale intende ovviare al drammatico vulnus. Allora, la linea del ministero è tracciata: libertà di confronto sì. Ma stop ai “cattivi maestri” che usano il loro ruolo per boicottare un cambiamento necessario al Paese.