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Vacanze all’Avana con Salis e Lucano: prendete i pop corn, la missione cubana pare un film di Boldi e De Sica
“Vacanze all’Avana”: potrebbe essere il titolo del nuovo cinepanettone della sinistra radical chic. Dalla coppia Boldi e De Sica a quella formata da Ilaria Salis e Mimmo Lucano. Inutile nascondere che la mattatrice è Sant’Ilaria, “patrona delle case altrui”. L’ex maestra arrestata a Budapest, dopo aver scambiato il Parlamento Europeo per un centro sociale autogestito, ha deciso di esportare il suo inconfondibile stile rivoluzionario sotto il sole dei Caraibi. Insieme a lei, l’ex sindaco di Riace, Mimmo Lucano: pronti entrambi a una nuova rivoluzione, dopo aver postato l’ultimo selfie su Instagram.
Altro che Boldi e De Sica: Vacanze all’Avana di Mimmo Lucano e Ilaria Salis
La scena madre si svolge all’aeroporto José Martí, dove la nostra eroina sbarca sfoggiando una camicia floreale che fa tanto “Cuba Libre” ma molto poco “lavoro operaio”. Il momento clou della missione diplomatica? Un selfie con Aleida Guevara, la figlia del Che. “Che emozione!”, scrive la Salis, probabilmente dimenticando – o forse il troppo sole fa brutti scherzi alla memoria – che il paparino della sua amica cubana non era esattamente un fan dei diritti arcobaleno e delle libertà individuali che lei dice di difendere a Strasburgo.
Mentre Ilaria sorride all’obiettivo, sarebbe interessante chiederle se ha mai sentito parlare di Guanahcabibes. No, non è un nuovo cocktail alla moda, ma il nome dei campi di lavoro forzato che il suo idolo, il “Che”, contribuì a fondare per “rieducare” chiunque non fosse abbastanza allineato: religiosi, dissidenti e, soprattutto, omosessuali e “pervertiti”.
Una coerenza tutta da ridere dei compagni europarlamentari
Ma la missione non è solo sorrisi e nostalgia del comunismo; c’è anche il “carico umanitario”. Cinque tonnellate di medicinali per “curare i cubani strangolati da Trump”. Certo, perché la colpa della miseria cubana è sempre degli altri, mai di un regime spietato che da sessant’anni all’insegna della falce e martello tiene un popolo in ostaggio. E a finanziare la “missione” capeggiata da Lucano e Salis c’è persino la CGIL, con la segretaria Fracassi che ci spiega, con la consueta gravità sindacale, che “bisogna lasciar respirare Cuba”. Peccato che a togliere il respiro ai cubani non siano solo le sanzioni, ma i manganelli di un governo che i compagni italiani sembrano considerare un paradiso terrestre. Una coerenza tutta da ridere: altro che Boldi e De Sica.