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Stuprata a Novara da un nordafricano e accusata col fidanzato di omicidio per vendetta: i giudici popolari li assolvono

Nel bosco di Oleggio

Stuprata a Novara da un nordafricano e accusata col fidanzato di omicidio per vendetta: i giudici popolari li assolvono

Cronaca - di Redazione - 19 Marzo 2026 alle 08:57

È rimasta relegata ai giornali locali la sentenza clamorosa del febbraio scorso, legata a uno dei casi di cronaca nera più controversi degli ultimi anni, legata a un presunto omicidio per vendetta dopo una violenza sessuale. La Corte d’Assise di Novara, dopo una camera di consiglio durata diverse ore, ha pronunciato una sentenza di assoluzione con la formula “per non aver commesso il fatto” nei confronti di Nicolas Davanzo, 34 anni di Borgo Ticino, e della sua fidanzata F. D., 29 anni. Cade così l’impalcatura accusatoria che vedeva nei due i responsabili dell’efferato omicidio di Fadili Charaf, il giovane pusher marocchino di 28 anni trovato senza vita, accoltellato, la sera del 25 luglio 2024 nei boschi di via Vecchia Ticino a Oleggio.

La tesi della Procura: un delitto d’onore e vendetta

Secondo la ricostruzione del pubblico ministero il movente dell’omicidio era chiaro e cristallino: una vendetta privata. Solo pochi giorni prima del delitto, la ragazza aveva denunciato di essere stata vittima di uno stupro brutale proprio da parte di Charaf, avvenuto mentre la giovane si era inoltrata nel bosco per acquistare una dose di stupefacenti. Questo trauma, secondo l’accusa, avrebbe innescato un desiderio di giustizia sommaria.

Stuprata a Novara da un pusher marocchino, il fidanzato si fa giustizia da solo e lo uccide a coltellate

Le indagini si erano concentrate su messaggi e chat in cui la ragazza manifestava rabbia e intenzione di “fargliela pagare”. Davanzo, indicato come l’esecutore materiale, era presente sul luogo del delitto la notte fatale. Per l’accusa, l’uomo aveva agito come “braccio armato” su istigazione morale della compagna. Il PM aveva chiesto pene pesantissime: 24 anni per lui e 17 per lei, pur riconoscendo le attenuanti generiche legate al contesto di estremo degrado e sofferenza in cui la vicenda era maturata.

Il delitto nel bosco di Oleggio: il pusher marocchino è stato anche evirato

In aula, però, il dibattimento ha fatto emergere crepe insanabili nel castello probatorio. I difensori degli imputati hanno puntato il dito contro un’indagine ritenuta “a senso unico”. L’elemento più clamoroso riguarda le tracce biologiche: sui vestiti della vittima è stato rinvenuto il DNA di un individuo ignoto, ma nessuna traccia riconducibile a Davanzo. “Com’è possibile – hanno incalzato i legali – che un uomo infligga diverse coltellate mortali senza lasciare il proprio DNA o sporcarsi i vestiti, mentre restano tracce di uno sconosciuto?”.

Inoltre, la condotta di Davanzo subito dopo il fatto non è apparsa quella di un assassino in fuga. L’uomo ha ammesso di aver incontrato Charaf e di avergli sferrato tre pugni per “identificarlo” come lo stupratore della fidanzata, ma ha negato l’accoltellamento, sostenendo di essere scappato subito dopo. La difesa ha sottolineato come, una volta uscito dal bosco, Davanzo si sia portato sulla strada statale chiedendo per due volte un passaggio a degli automobilisti. Un comportamento giudicato illogico per chi ha appena commesso un omicidio e dovrebbe invece cercare l’invisibilità.

I giudici popolari assolvono la ragazza stuprata e il fidanzato

La Corte d’Assise, presieduta da un magistrato, da un giudice a latere e da sei giudici popolari, ha accolto le tesi difensive, ritenendo le prove della Procura insufficienti o contraddittorie. Oltre all’assoluzione, è stata disposta l’immediata liberazione di Nicolas Davanzo, che fino a ieri si trovava in custodia cautelare in carcere. Con la formula piena, decadono anche le pretese civili: il fratello della vittima, anch’egli noto alle forze dell’ordine per questioni legate allo spaccio, aveva chiesto un risarcimento danni pari a 500 mila euro, istanza rigettata in toto.

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di Redazione - 19 Marzo 2026