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“Sì, per scrivere una nuova pagina di storia”. Parla Giorgia Meloni

Intervista esclusiva

“Sì, per scrivere una nuova pagina di storia”. Parla Giorgia Meloni

Si chiude la campagna per il referendum sulla riforma della giustizia. Domenica e lunedì gli italiani si esprimeranno nelle urne. La premier spiega al Secolo d'Italia le ragioni della riforma e perché i cittadini possono davvero cambiare il futuro dell'Italia barrando il sì

Interviste - di Giovanna Ianniello - 20 Marzo 2026 alle 22:01

La presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, ha scelto il Secolo d’Italia per chiudere la campagna referendaria a favore del sì alla riforma della giustizia. In una intervista esclusiva la premier spiega perché domenica 22 e lunedì 23 marzo è importante che gli italiani vadano a votare e soprattutto che votino sì al provvedimento del governo approvato dal Parlamento italiano.

Presidente Meloni, tra poche ore gli italiani si recheranno alle urne per il referendum sulla giustizia. Perché dovrebbero votare sì?

«Per migliorare la giustizia e rendere migliore l’Italia. Perché quando parliamo di “giustizia” non trattiamo un tema astratto o filosofico: la giustizia è qualcosa che incide concretamente sulla vita delle persone. È uno dei tre poteri fondamentali dello Stato, ed è indispensabile per far camminare l’Italia. Ma se è lenta, inefficiente e ingiusta, allora il sistema si blocca e le conseguenze le pagano tutti i cittadini. Sì, tutti i cittadini, non solo chi ha avuto o ha a che fare con la giustizia in maniera diretta, perché le decisioni dei magistrati incidono su tantissimi aspetti della nostra vita. Pensiamo all’ambito della sicurezza, dell’immigrazione, del lavoro, della salute, della libertà personale. È un potere enorme, ma è anche l’unico potere in Italia a cui non corrisponde quasi mai un’adeguata responsabilità».

Le cronache sono piene di magistrati che sbagliano, ma che non pagano per i propri errori. C’è un caso di malagiustizia che l’ha colpita particolarmente?

«Una su tutte. È la storia di un uomo che viene accusato di aver ucciso una persona scomparsa. Il corpo non viene mai trovato, ma l’accusa sostiene che gli indizi sono sufficienti per la condanna e l’uomo passa oltre vent’anni in carcere. Poi, dopo la revisione del processo, la condanna viene cancellata e lo Stato è condannato a pagare al malcapitato centinaia di migliaia di euro di indennizzo. Risarcimento che, ovviamente, non ripagherà mai gli anni di vita persi in prigione. Ma se c’è una cosa che fa ancora più arrabbiare è che i magistrati che hanno accusato e condannato quest’uomo hanno continuato tranquillamente a fare la loro carriera, come se nulla fosse successo. E questo è davvero insopportabile».

E cosa cambierà con questa riforma?

«La riforma prevede una novità fondamentale, che è l’istituzione dell’Alta Corte disciplinare. Finalmente, dopo ottant’anni, avremo un sistema nel quale i magistrati che non fanno il proprio dovere saranno giudicati da un organismo disciplinare terzo e imparziale che valuterà il loro operato nel merito, e non più da un CSM eletto su base correntizia e per tanto condizionato quando è chiamato ad esprimersi sull’operato dei magistrati. E, grazie a questo nuovo sistema, ci auguriamo di non vedere più quei tanti, troppi e inaccettabili casi di malagiustizia a cui abbiamo dovuto assistere. Perché se c’è qualcosa di più odioso di un sistema che non garantisce che un magistrato paghi per i propri errori, è un sistema che chiude gli occhi davanti a quegli errori e che consente che quei magistrati negligenti di ricevere valutazioni positive per fare carriera».

Lei a Milano ha detto che, se dovesse passare il no, ci ritroveremmo magistrati ancor più negligenti e sentenze ancor più surreali, come quelle che hanno permesso di rimettere in libertà immigrati illegali condannati per gravi reati. La segretaria del Pd Schlein l’accusata di voler trattare “gli italiani da stupidi”.

«Guardi, posso provare a usare tutto il tatto di questo mondo, ma la verità è molto semplice: nelle ultime settimane e negli ultimi giorni la magistratura ha riportato in Italia dal Cpr in Albania soggetti con gravi precedenti penali che lo Stato aveva deciso di espellere. Sa quali sono i reati che questi soggetti avevano commesso? Violenza sessuale in concorso, violenza sessuale di gruppo e, in almeno un caso, violenza sessuale su minore. Ma la lista è ancora più lunga: furto, rapina, porto abusivo di armi, lesioni personali, atti persecutori, spaccio di droga, maltrattamenti in famiglia, violenza contro pubblico ufficiale. Quindi, criminali riportati in Italia e rimessi in libertà, per una decisione ideologica di certi magistrati, che hanno deciso di non consentire al Governo e al Parlamento di contrastare l’immigrazione irregolare di massa e che vogliono bloccare il funzionamento dei centri in Albania».

Il Presidente del M5S Conte ha detto che lei vende “fumo”, e ha aggiunto che se al referendum la maggioranza dovesse prendere “un calcio in faccia dai cittadini” lei dovrebbe andare a casa.

«Fin dall’inizio di questa campagna referendaria, la sinistra ha provato in ogni modo a spostare la discussione dal contenuto della riforma, dove sa benissimo di essere molto debole, per trasformare il dibattito in una lotta nel fango. I sostenitori del sì sono stati accusati di ogni nefandezza: mafiosi, pidduisti, criminali, ecc. Ma, soprattutto, la sinistra sta tentando di dire ai cittadini: “Bisogna votare contro la Meloni”. Ma gli italiani non devono cadere in questa trappola, perché qualunque sarà l’esito del voto il Governo continuerà a fare il proprio lavoro e gli italiani avranno la possibilità di giudicarlo alla fine della legislatura, come è giusto e normale che sia. Gli italiani devono andare a votare pensando solo a ciò che reputano più utile per l’Italia, perché questo è un referendum che riguarda la giustizia e l’impatto che la giustizia ha sui cittadini».

Lei ha pubblicato sui social il video di Stefano Ceccanti, costituzionalista ed ex parlamentare del Partito democratico, schierato per il sì. Perché?

«Perché questa non è una riforma di destra o di sinistra. È una riforma di puro e semplice buon senso, sostenuta da tutti coloro che guardano al merito e sanno andare oltre le appartenenze politiche e le contrapposizioni ideologiche. È una riforma giusta e che riguarda la vita di tutti, la nostra libertà e i nostri diritti. Questo referendum è un’occasione storica che non dobbiamo perdere. Ed è per questo che dico ai cittadini: non restate a guardare. Andate a votare, e votate sì. Per migliorare la giustizia e scrivere una pagina nuova per la nostra Nazione».

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