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Separazione delle carriere, a Caserta il confronto tra magistrati, avvocati e parlamentari sulla riforma della giustizia

A Palazzo Paternò il convegno promosso dalla Fondazione Alleanza nazionale e dal Secolo d’Italia. Al centro del dibattito il referendum del 22-23 marzo e il tema della terzietà del giudice nel sistema processuale

Politica - di Alice Carrazza - 7 Marzo 2026 alle 14:02

«Siamo in ritardo di tanti anni. La separazione delle carriere è lo sfogo naturale dell’articolo 111 della Costituzione ed io c’ero quando nel 1999 ne è stata approvata la riforma. Con questa riforma si vogliono ripristinare i principi fondamentali: parti e giudici devono essere separati altrimenti torniamo al passato». Con queste parole l’avvocato penalista, ex sottosegretario alla Giustizia e presidente della Fondazione An Giuseppe Valentino ha toccato uno dei passaggi più significativi del convegno “La giustizia Sì riforma”, ospitato nelle sale di Palazzo Paternò a Caserta. Un incontro promosso dalla Fondazione Alleanza nazionale insieme al Secolo d’Italia per discutere le ragioni del Sì alla riforma costituzionale che introduce la separazione delle carriere tra magistrati giudicanti e pubblici ministeri. L’appuntamento ha riunito magistrati, avvocati e rappresentanti delle istituzioni in un confronto che arriva nelle settimane decisive della campagna referendaria, con il voto fissato per il 22 e 23 marzo. «Mi ha colpito il calore delle persone che erano nella sala. Hanno digerito due ore di informazioni, anche abbastanza tecniche, e alla fine siamo riusciti anche a condividere un po’ di emozione, cosa che sono sicuro li renderà tutti enormi, meravigliosi ambasciatori del Sì», ha affermato il deputato Antonio Giordano, in veste di vicepresidente della Fondazione.

Il nodo della terzietà del giudice

Il cuore della discussione ha riguardato la struttura del processo penale e il rapporto tra accusa e giudice. Secondo i promotori della riforma, la separazione delle carriere rappresenta un passaggio necessario per rafforzare la terzietà del giudice e dare piena attuazione al principio del giusto processo previsto dalla Costituzione. Il deputato di Fratelli d’Italia Marco Cerreto, tra gli organizzatori dell’incontro, ha richiamato il clima del dibattito politico.

«Il referendum sulla riforma della giustizia non può essere trasformato in una campagna fondata sulla paura e su narrazioni distorte. In democrazia è legittimo sostenere il “no”, ma non è accettabile costruire un dibattito pubblico alimentando fake news e insinuando che la riforma voglia mettere la magistratura sotto il controllo del governo. La riforma interviene sull’articolo 104 della Costituzione ribadendo in modo chiaro un principio fondamentale: la magistratura resta un ordine autonomo e indipendente». Cerreto ha poi sottolineato come la distinzione tra magistrati requirenti e giudicanti rafforzi l’imparzialità del giudice senza modificare le prerogative investigative del pubblico ministero.

Le implicazioni istituzionali

Nel corso del confronto è stato affrontato anche il tema dei nuovi organismi previsti dalla riforma. Cerreto ha ricordato che i Consigli superiori distinti per giudici e pm, presieduti dal presidente della Repubblica, sono stati pensati per superare le dinamiche correntizie che negli anni hanno segnato l’autogoverno della magistratura. Nello stesso quadro si inserisce l’Alta Corte disciplinare, chiamata a garantire equilibrio e indipendenza nei procedimenti disciplinari.
I saluti istituzionali sono stati affidati al deputato Gimmi Cangiano e alla senatrice Giovanna Petrenga, che ha ricordato il valore politico dell’intervento legislativo. «La riforma è una richiesta dei cittadini fatta durante la campagna elettorale e la nostra presidente è abituata a rispettare gli impegni».

Il contributo dei magistrati

Tra gli interventi più tecnici quello di Gabriele Di Maio, presidente di sezione della Corte di Giustizia Tributaria della Campania, che ha ricostruito i contenuti della riforma dal punto di vista dell’ordinamento giudiziario. «Questa è una riforma necessaria, attesa e condivisibile. È la Costituzione che ci dice di votare sì. La separazione delle carriere è un progresso morale della società e questa riforma annulla tutte le criticità dell’attuale regolamentazione senza avere nessun punto critico».

Sulla stessa linea Luigi Salvato, già procuratore generale della Corte di Cassazione, che ha richiamato il peso delle parole nel diritto e nel dibattito pubblico. «Le parole della legge contano, pesano come macigni. Solo denigrazioni quelle di chi va contro il Sì perché non ci sono argomenti per criticare questa riforma. Ovvio che chi è qui presente voterà sì, ma per dare un senso pieno a questo evento allora ognuno di voi deve convincere almeno 20 persone spiegando la bontà di questa riforma».

Il dibattito entra nella fase decisiva

Il confronto di Caserta ha mostrato come la campagna referendaria sulla giustizia stia progressivamente uscendo dai circuiti specialistici per coinvolgere territori, professioni e opinione pubblica. L’obiettivo dichiarato dai promotori è portare la discussione sul merito della riforma, evitando semplificazioni e letture ideologiche.
Con il voto ormai alle porte, incontri come quello di Palazzo Paternò segnalano che il tema della separazione delle carriere è destinato a restare al centro del confronto istituzionale e politico anche oltre la consultazione referendaria.

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di Alice Carrazza - 7 Marzo 2026