Referendum sulla giustizia
Scopelliti risponde a Di Matteo: Giù le mani da Tortora. La sua storia rappresenta il sì
La compagna dello storico conduttore tv non resta in silenzio di fronte al tentativo dei sostenitori del no di usarlo addirittura come testimonial contro la riforma. E sul Corriere della sera attacca: "Giudici terzi e imparziali non avrebbero permesso né di mandarlo in galera"
Francesca Scopelliti, compagna di Enzo Tortora, non resta in silenzio di fronte alle parole del procuratore Nino Di Matteo, che per sostenere le tesi del no al referendum ha addirittura accomunato il caso Tortora a Garlasco sostenendo che «bombardare» sul questi esempi «significa delegittimare la magistratura» cosa che interessa a «massoni e mafiosi». E in una intervista al Corriere della Sera lo dice a chiare lettere: «Giù le mani da Tortora. Non capisco l’accostamento con Garlasco. Nel caso di Enzo la magistratura si è delegittimata da sola. La sua storia rappresenta il Sì, proprio perché giudici terzi e imparziali non avrebbero permesso né di mandarlo in galera, né tanto meno di condannarlo. Invece c’è persino chi prova a usarlo come testimonial del No, dicendo che in secondo grado la magistratura ha riparato l’errore».
Quell’errore giudiziario lo ha ucciso
Per la Scopelliti «l’errore giudiziario non è “riparabile”. L’assoluzione non risana le vite rovinate. Quell’errore lo ha ucciso» e «fu lui a dirlo: all’arresto, fu come se gli fosse esplosa dentro una bomba al cobalto. Riuscì a rientrare in Rai e combattere per la legge sulla responsabilità civile dei magistrati. Poi la malattia ebbe il sopravvento».
Caso Tortora: un crimine giudiziario
Il caso Tortora secondo lei è stato un «Crimine giudiziario. Furono cercati i pentiti in carcere disposti a sostenere l’accusa, ne trovarono altri 16. Il giudice Luigi Sansone disse che erano concordanti quindi con valore probatorio e lo condannò a 10 anni. Ma proprio i pentiti furono la base dell’assoluzione» perché «Il giudice d’appello, Michele Morello, andò a verificare le dichiarazioni. E si accorse che erano ripetitive e senza elementi di novità. Addirittura, indagando, scoprì che nel periodo in cui uno di loro sosteneva di aver dato chili e chili di droga a Enzo era in carcere e smantellò l’accusa. Ecco perché bisogna rompere il vincolo delle correnti» perché nel caso del conduttore, secondo Scopelliti «Le correnti avevano stabilito che il giudice di primo grado, Sansone, dovesse assecondare l’accusa della Procura. Tanto è vero che giudici e magistrati di primo grado hanno fatto una splendida carriera. Mentre Morello no. Anzi fu denunciato alla commissione disciplinare». E a Gratteri risponde «La sua storia è la dimostrazione che le correnti fanno un danno alla magistratura. Infatti fu proprio lui a suggerire il sorteggio».