Terremoto a sinistra
Schiaffo di Pisapia ai compagni, dirazza da Sala e gela i dem: al Referendum sulla Giustizia “voto Sì”
Mentre il corpaccione della sinistra massimalista si barrica dietro un “No” ideologico, a Milano esplode una bomba politica che rischia di mandare in frantumi il fronte progressista e quel campo largo che procede a ranghi sempre più sfilacciati. L’ex sindaco di Milano Giuliano Pisapia, ex deputato di Rifondazione Comunista e già sindaco di Milano come indipendente di sinistra; l’uomo che con la sua “rivoluzione arancione” conquistò lo scranno del capoluogo lombardo, ha deciso di rompere gli indugi. E lo ha fatto con la freddezza di un verdetto: un secco sms che gela i suoi ex compagni di strada: «Voto Sì».
Pisapia lascia i compagni per strada: al Referendum «voto Sì»
Del resto, non servono giri di parole, allocuzioni perifrastiche o infingimenti diplomatici quando la sostanza è politica pura. Così, in sole due parole, Pisapia apre una voragine nel minato campo largo e in frastagliato territorio rosso popolato da chi, per mero pregiudizio anti-governativo, ha deciso di opporsi alla riforma della Giustizia. E lo fa lapidariamente, ma nel riservo mantenuto in giorni di scontri e accuse, di stracci volati nei corridoi del Nazareno e di affronti interni veementi e militanti.
Ebbene, tenendosi alla larga dal dibattito infuocato, Pisapia ha prima scelto di non partecipare al chiasso mediatico. Poi, ha deciso di certificare la sua posizione. Una scelta che suona come una smentita sonora a Beppe Sala, suo successore a Palazzo Marino, che invece si è speso con vigore per il “No”.
Se il giurista prevale sul ruolo di “avversario” politico
Ma cosa spinge un ex deputato di Rifondazione Comunista a schierarsi per una riforma che la sinistra etichetta come “eretica”? La domanda sorge spontanea, e a porla oggi è Il Giornale in edicola che, fa sapere, «alle nove di ieri sera» ha ricevuto attraverso un suo cronista «un messaggio di solo due parole, ma in grado di aprire una falla senza precedenti nel fronte del No per il referendum del 22 marzo. “Voto Sì”». La risposta? Altrettanto netta e semplice: in Pisapia, questa volta, il giurista ha prevalso sul militante. È la rivincita del diritto sulla propaganda.
Del resto, come ci ricorda il quotidiano milanese, Pisapia non è solo un politico; è un avvocato che conosce i guasti del sistema e, soprattutto, è il figlio di Giandomenico Pisapia, il “padre nobile” del codice di procedura penale del 1989. E per chi crede nel rito accusatorio e nel giusto processo, la separazione delle carriere tra giudici e pubblici ministeri in nome della parità tra accusa e difesa nel corso delle indagini e nell’aula dei processi, non è un affronto. Ma la naturale conclusione del percorso tracciato ormai quasi quarant’anni fa. Pertanto, il “Sì” dell’ex sindaco di sinistra è, verosimilmente, un atto di fedeltà all’eredità paterna e a quella visione garantista che mette accusa e difesa sullo stesso piano.
Pisapia oltre i veti e contro l’opposizione di certa magistratura alle riforme
Oltretutto, Pisapia sa bene cosa significa affrontare il sistema giustizia con i suoi pregi e difetti e l’opposizione dura e pura di certa magistratura rispetto a ogni tentativo di riforma. tanto che, come ricorda sempre Il Giornale, già nel 2021 non ebbe timore di criticare l’Associazione Nazionale Magistrati, ricordando come i veti incrociati avessero affossato riforme necessarie sin dai tempi di Flick.
Riforma e Referendum Giustizia: «Abbiamo un bisogno assoluto di andare avanti»
O meglio: «Ha attraversato da difensore quella fase emblematica della coniuganza tra giudici e pm che fu l’operazione Mani Pulite – scrive e ricorda il quotidiano –. Con questa storia alle spalle, non ha mai avuto remore nel fronteggiare l’opposizione di principio dei magistrati a ogni tentativo di riforma: “Siccome ho già visto in passato prese di posizione da alcune parti della magistratura che hanno bloccato vere riforme complessive, come quella del ministro Flick – disse nel 2021 quando l’Anm insorse contro la riforma Cartabia – mi sembra di tornare indietro negli anni. Proprio adesso che abbiamo un bisogno assoluto di andare avanti”».
Evidentemente, insomma, l’ex sindaco ha preferito la coerenza del diritto a quella del simbolo partitico, puntando dritto verso una giustizia celere ed efficiente. E il suo “Sì” risuona come uno schiaffo a chi vorrebbe mantenere lo status quo, e a chi usa la giustizia come arma affilata contro l’avversario politico. Con questa mossa, allora, Pisapia non solo disorienta il suo popolo. Ma certifica che sulla giustizia il re della sinistra è nudo. Tirato per la giacca. E drammaticamente a corto di argomenti che non siano i soliti slogan.