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Scamarcio, Servillo e i compagni del “No”: la sinistra si aggrappa ai suoi “artisti” buoni per tutte le votazioni…

Si recita a soggetto

Scamarcio, Servillo e i compagni del “No”: la sinistra si aggrappa ai suoi “artisti” buoni per tutte le votazioni…

Da Toni Servillo a Gassman è tutto un andrivieni consolidato di protagonismo autoreferenziale. Sorrentino si annoierebbe

Politica - di Mario Campanella - 14 Marzo 2026 alle 13:41

Metti una sera a cena. Anzi, a teatro. Giovedì 19 marzo, tre giorni prima del voto referendario, al Teatro Italia di Roma, ci sarà la carrellata di attori ed artisti che sfileranno per il No. Recitando a soggetto la sequela di difese della democrazia da una tirannia immaginaria e “fascista”. E del resto chi meglio di grandi attori può recitare? Anche se non è che tutta la compagnia in scena sia stata formata da Lee Strasberg.

Da Toni Servillo a Gassman, l’elenco della recita

Chi ci sarà giovedì sera? Alcuni grandissimi attori, come Toni Servillo. E poi Alessandro Gassman, Moni Ovadia, Riccardo Scamarcio e tutta la marea di interpolazione artistica che puntualmente lancia appelli meritori sulla pace nel mondo e contro la guerra ma non perde l’occasione di sfruttare l’onda antitetica quando al governo c’è il centrodestra.

Un No contro Licio Gelli….

Un “No” per il rispetto della Costituzione. Un “No” per difendere l’indipendenza della magistratura e l’autorevolezza del Csm. Un “No” perché questa riforma la volevano Gelli e Berlusconi. Da lunedì “La settimana del No” del Fatto Quotidiano parte sino alla chiusura della campagna referendaria. E ingaggia intellettuali ed attori. Inseguendo lo stereotipo arcaico, superato, obsoleto, urtante della pretesa di fare opinione. E qui casca l’asino.

Il modello Repubblica

Cosa c’è di più desueto di un appello congiunto, disarticolato, che tenda sempre a parlare a un popolo che è di fatto distante mille miglia da queste sensibilità? E’ la pretesa di vincere la guerra delle parole, che in realtà la sinistra per tanto tempo l’ha vinta, senza entrare mai nel merito delle cose. La riforma costituzionale che separa le carriere dovrebbe essere paradossalmente una battaglia di sinistra, ma questa categoria diacronica è diventata un miraggio esistenziale.

Il mercato autoreferenziale

Bisognerebbe chiedere a Toni Servillo, che fra tutti gli ospiti è quello più dotato artisticamente, quanto sia produttivo schierarsi in guerre illogiche di contenuti e di dialettica, tirando in ballo Licio Gelli, la P2, il male oscuro, l’obliqua e subliminale tentazione di riportare indietro l’orologio della storia mettendo insieme cavoli e profitterole. Eppure, di produttivo queste storie qualcosa ce l’hanno: autopromuoversi. Non ne ha bisogno Servillo, ma non fa certo male a molti dioscuri che alimentano una proficua mercanzia di se stessi.

Antifascisti per smantellare il fascismo antifascista

E’ paradossale che questo plotone di antifascisti difenda una norma fascista, inserita nel codice Rocco e poi tacitamente accettata nella Carta. Quindi, il dilemma è: se si vuole uccidere il mostro fascista perché tutelare una sua legge? L’imbarazzo è notevole.

Il paradosso sorrentiniano

Gli artisti sono per natura interventisti? Si, probabilmente. E lo sono in una forma di orizzontalità progressista, poiché ogni equazione diversa non risponde essenzialmente a un canone preciso: la destra, dovunque e qualunque essa sia, è il male assoluto, o meglio la composizione del nulla cosmico.

La destra è ignorante e incolta, plebea e rozza vista da ogni latitudine. E’ rozza quella italiana, improduttivamente legata al fascismo, nonostante siano stati fascisti, solo per fare un esempio, il più grande drammaturgo della storia contemporanea, il più grande poeta decadente, il più grande giornalista del Novecento. Ma anche spostando l’asse verso gli altri continenti e verso altre epoche, permane il dogma che ciò che più conta sia l’apparenza dell’essere di sinistra.

Ma qui, e lo diremmo con piacere al caro Toni, entra in gioco la noia sorrentiniana, che lui ha sempre magistralmente interpretato, sin dai tempi di Tony Pisapia e de L’uomo in Più. La “realtà è deludente”, dice il giovane protagonista di E’ stata la mano di Dio. Una tradizione felliniana che Sorrentino ha reso vivace , con il suo sugo partenopeo malinconico e brillante. Davvero si realizza la riforma di Licio Gelli? Beh, troppo scontato e banale per accettarlo. E davvero un referendum cosi normale, per quanto importante, diventa l’ennesima occasione per vestirsi a festa invitando il popolo beota a ribellarsi agli ascari? E’ una realtà cosi deludente, cosi tristemente vuota, che viene voglia di riempirla recitando. Appunto.

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di Mario Campanella - 14 Marzo 2026