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Rosy Bindi

Fuoco amico

Rosy Bindi “sfiducia” Conte e Schlein: «Un nome autorevole per superare le divisioni. Un federatore? Sì, ma non dico chi»

Politica - di Redazione - 27 Marzo 2026 alle 16:02

Ne ha per l’uno e per l’altra, Rosy Bindi, che di fronte agli entusiasmi di Giuseppe Conte ed Elly Schlein per l’esito del referendum non solo tira il freno a mano, come hanno già fatto altri, ma va all’attacco, sostanzialmente lasciando intendere di trovarli inadeguati.

Il «moto di fastidio» di Rosy Bindi per il dibattito sulle primarie

«Ho provato un moto di fastidio davanti a chi, a spoglio ancora in corso, si è messo a parlare di primarie», dice in un’intervista a La Stampa, con un chiaro riferimento prima di tutto a Conte. «Anche questa fretta – sottolinea – dimostra che non si è capito il voto. Sovrapporre immediatamente il risultato al consenso all’opposizione e intestarsi la vittoria rischia di far imboccare una strada sbagliata». «Nemmeno il tempo di finire lo spoglio, ci metti il cappello sopra? I partiti hanno fatto la loro parte, ma abbiamo vinto soprattutto grazie ai comitati, all’impegno civico», lamenta Bindi, per la quale quello che sta avvenendo intorno alle primarie è legato al fatto che «anche a sinistra si è diffuso il virus della personalizzazione».

L’avvertimento sul non considerare i voti del referendum voti ai partiti

Bindi, quindi, sollecitata dalle domande di Francesca Schianchi, che firma l’intervista, spiega che il suo problema non è con lo strumento primarie in sé – scartarlo, dice, «sarebbe come smentire la mia storia politica degli ultimi trent’anni» – ma su come viene proposto. «Il referendum ha chiesto un’alternativa e ci vuole altro per costruirla», avverte, sottolineando che «se ogni candidato va col proprio programma, si va nel senso esattamente opposto».

Un federatore? «Ho un nome, ma non lo faccio»

«Prima bisogna fare la fatica di chiarire le antinomie che conosciamo, a cominciare dalla politica internazionale», aggiunge Bindi, infierendo su uno dei punti più critici e delicati del rapporto tra Pd e M5S e, più in generale, all’interno del campo largo. E mettendoci anche un ulteriore carico nei confronti di Conte e Schlein. Se, come dicono, anche loro concordano sul fatto che bisogna partire da lì, dal programma, «allora ci si siede attorno a un tavolo, si lavora e si dice al Paese: ci proponiamo per governare con questa visione. Siamo in grado di superare le divisioni, anche tra i nostri militanti ed elettori?». Sul fatto che si possa trovare una quadra Bindi si dice fiduciosa, parecchio meno lo appare sul fatto che la possano trovare Giuseppi ed Elly. Servirebbe «forse il sostegno di un’autorevole personalità che accompagni il percorso». «Un federatore o un papa straniero?». «Non è una eventualità da escludere», chiarisce, ammettendo di avere un nome in mente, anche se «non glielo dico».

A Schlein «consiglierei di non essere così assertiva a un anno dal voto»

Quanto al fatto che Schlein è stata molto esplicita nel dire di considerare finita l’epoca dei federatori, l’ex presidente del Pd rivolge un suggerimento al vetriolo all’attuale segretaria: «A un anno dal voto, consiglierei di non essere troppo assertivi e rimanere aperti a qualunque soluzione». «Buttate lì così, le primarie rischiano persino di smentire il dettato della Costituzione, quando parla di responsabilità della rappresentanza. Rischiano di non essere uno strumento di partecipazione, ma uno scarico di responsabilità», prosegue Bindi, rivendicando il fatto di essere stata «la prima a salutare positivamente l’impegno di Ernesto Maria Ruffini per costruire una prospettiva moderata, ma mi dispiace che ora rinunci anche lui a fare quello che doveva per sposare la gara», essendosi candidato anche lui per le primarie.

La confessione di Bindi: «Mi capita a volte di non sentirmi rappresentata»

Ma se e quando si dovesse arrivare alle primarie, lei, Rosy Bindi, sosterrebbe qualcuno? «In questo momento della mia vita io rappresento l’elettore medio di centrosinistra: aspetto un programma. Mi capita a volte – svela – di non riconoscermi né nella posizione degli uni, né in quella degli altri: se facessero la fatica di cercare un punto di incontro, forse potrei finalmente sentirmi più rappresentata».

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