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Roccella: “Sospendere l’allontanamento e chiedere un secondo parere nel miglior interesse dei bambini”

La famiglia nel bosco

Roccella: “Sospendere l’allontanamento e chiedere un secondo parere nel miglior interesse dei bambini”

La Ministra si associa alla richiesta del Garante per l'infanzia e ricorda che "quando si parla di questioni sanitarie, c'è sempre la possibilità di chiedere un secondo parere". Poi sottolinea: prima di prendere provvedimenti verificare quali siano le ricadute

Politica - di Redazione - 7 Marzo 2026 alle 09:54

«In tutti i documenti che riguardano l’infanzia, abbiamo sempre il principio del ‘best interest’, del miglior interesse del bambino. Accertiamolo, di solito c’è almeno una seconda opinione. Quando si parla di questioni sanitarie, c’è sempre la possibilità di chiedere un secondo parere. In questo caso c’è stata una mossa radicale che, per altro, interviene su una situazione in cui già c’è stata una separazione e sicuramente ci sono stati traumi. Parliamo di un’ulteriore separazione dei bambini, anche dalla struttura in cui sono stati in questi mesi.

Quando parla della famiglia nel bosco, che nel bosco però non vive più da tanto tempo, il pensiero di Eugenia Roccella, Ministro per la Famiglia, la Natalità e le Pari Opportunità del governo Meloni è chiaro. E al quotidiano “La Verità”, in una intervista afferma: «Sembra davvero che in questo caso non si abbia come stella polare il migliore interesse dei minori. Prima si dovrebbe accertare quali potrebbero effettivamente essere le ricadute di un atto su questa famiglia e poi, eventualmente, si dovrebbe decidere quale misura prendere. Non mi sembra un percorso accettabile quello di prendere prima i provvedimenti e poi, successivamente, verificare quali siano le ricadute».

I figli non sono dei genitori ma nemmeno dello Stato

La responsabile della Famiglia del governo Meloni ricorda un presupposto fondamentale: «Si dice che i figli non sono dei genitori, ma non sono nemmeno dello Stato. I figli prima di tutto sono minori da tutelare e per farlo bisogna, in qualche modo, trovare un accordo, il massimo di condivisione possibile tra istituzioni e famiglie. Le istituzioni devono sostenere la famiglia, coinvolgerla in un percorso e mi sembra che questo percorso fosse stato avviato. Se poi la signora Trevallion non è sufficientemente collaborativa, allora si dovrebbero trovare percorsi accettabili anche per lei, anche a questo servono gli psicologi, anche a questo servono gli esperti».

Problema di metodo

Secondo Roccella «il nodo del problema sia il metodo. Prima di tutto bisogna accertare l’effetto che le misure che si vogliono prendere potrebbero avere sui bambini. La Garante per l’infanzia ha chiesto quello che mi sembra proprio il minimo sindacale: un approfondimento sull’effetto che avrebbe questa ulteriore separazione su minori che già sono provati da traumi precedenti. Questo mi sembra un passaggio fondamentale: qui c’è un problema di salute emotiva e psichica e questa è la linea guida che dobbiamo seguire. Non si tolgono i bambini o le famiglie se non in caso di pericoli veramente radicali. E non, come abbiamo letto nella prima ordinanza del tribunale, perché i bambini non avevano una sufficiente vita sociale con i pari. Perché bisognerebbe vedere se il rapporto con i pari sia prioritario rispetto al rapporto con i famigliari».

Roccella si associa alla richiesta del Garante per l’infanzia

Sulla richiesta della Terragni di sospensione del provvedimento Roccella non ha dubbi «Io non posso che associarmi alla richiesta di sospensione e di un approfondimento sugli effetti che potrebbe avere sui bambini. Mi sembra veramente un passaggio di buon senso educativo, di tutela minima nei confronti di questi bambini. Non mi sembra che quella di una sospensione – nell’ottica della tutela del migliore interesse del minore – sia una richiesta offensiva o strabiliante. Penso che su questo potrebbe essere tutti d’accordo, potrebbe essere un punto di caduta di questo dibattito».

Collabori chi ha stabilito lo spostamento dei bambini

«Il punto è capire se si vuole aiutare la famiglia o se c’è un’idea di conflitto, con il tribunale da una parte e, dall’altra, la famiglia. Io non credo che sia giusto impostare tutto in questo modo. L’intervento sui minori ha successo se la famiglia viene coinvolta. Chiediamo fortemente collaborazione. Da parte della famiglia, per quello che era possibile, non c’è stato un irrigidimento. Adesso chiediamo collaborazione da parte di chi, in maniera un po’ brusca, ha stabilito lo spostamento i bambini senza ulteriori approfondimenti o verifiche. E qui non ci si può muovere senza la dovuta delicatezza, le dovute cautele, la dovuta considerazione per le conseguenze che tutto questo può avere».

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di Redazione - 7 Marzo 2026