"Quello che mi ferito di più"
Giustizia, Nordio: “Con due Csm le spese saranno ridotte. Ci sono state fake news antipatiche”
La vita degli italiani, nel caso in cui dovesse vincere il Sì al referendum, si trasformerà «nel senso di una giustizia giusta: oggi il cittadino che viene giudicato in una Corte penale non sa che il suo giudice viene professionalmente e anche disciplinarmente valutato dal suo accusatore». Queste le parole di Carlo Nordio, in un’intervista rilasciata all’Adnkronos, per sottolineare gli aspetti positivi della riforma. Poi ha fatto degli esempi personali per dimostrare quanto sia necessario un cambio di passo: «Quando sedevo al Consiglio giudiziario di Venezia, organo periferico del Consiglio superiore della magistratura che dà in prima battuta le valutazioni dei magistrati, la mattina peroravo una causa davanti al giudice terzo imparziale e il pomeriggio io davo i voti a quel giudice: cioè lo valutavo sul suo avanzamento e trasferimento».
Tutto ciò perché «le carriere sono unite, i pm danno i voti ai giudici e viceversa. Se il cittadino sapesse che il suo giudice è valutato professionalmente e anche disciplinarmente dal suo accusatore non sarebbe molto tranquillo». Nel caso in cui il responso delle urne dovesse essere positivo, il guardasigilli ha tenuto a rassicurare i profeti dell’Apocalisse sempre pronti a presagire il peggio: «In caso di vittoria del Sì la nostra parola d’ordine non sarà certo rappresaglia né umiliazione, ma sarà collaborazione. Il giorno stesso o il giorno dopo, penso a Palazzo Chigi o ovunque deciderà il presidente, apriremo un tavolo di confronto, di collaborazione con la magistratura, con l’avvocatura, con il mondo accademico per le leggi di attuazione che sono importanti quasi quanto la riforma costituzionale, naturalmente nell’ambito del perimetro fissato appunto del contenuto del referendum».
Nordio calma gli animi sul referendum per la giustizia: niente rappresaglia o umiliazione
Tra gli obiettivi principali del ministro della Giustizia c’è l’attuazione del vero Codice Vassalli, «voluto da un grande eroe della Resistenza quarant’anni fa e che è stato snaturato e non è stato accompagnato dalla sua soluzione naturale che era la separazione delle carriere: enfatizzare l’aspetto accusatorio, quindi liberale, del processo penale che ci allinei con tutte le grandi democrazie europee». E sui prossimi obiettivi dopo la riforma, Carlo Nordio a specificato che in cima alla lista c’è «il problema delle carceri, che ci sta sempre molto a cuore e che è stato un po’ isolato in questi due mesi di concitazione. Attueremo, ma siamo già molto avanti, i piani del Pnrr perché la giustizia ha anche un forte impatto economico».
Successivamente ha dato atto alla magistratura che i tempi dei processi ci sono ridotti, ma bisogna fare ancora qualche passo in più sulla questione. A proposito degli arresti, invece, il guardasigilli non ha dubbi: «Bisognerà portare a compimento la riforma sulla custodia cautelare: il 20% delle persone oggi in prigione non è stato condannato con una sentenza definitiva e per metà di queste persone la carcerazione si rivela poi ingiustificata». In sostanza, questa riforma «non inciderebbe soltanto sul sovraffollamento carcerario, ma anche sui diritti minimi dei cittadini. Interverremo di sicuro, sempre che vinca il Sì, altrimenti le riforme liberali saranno affossate e se ne riparlerà chissà quando».
I punti della riforma su cui si potrà ragionare con i giudici, nel caso in cui dovesse vincere il “Sì”
Il ministro della Giustizia ha poi parlato dei punti della riforma con cui, nel caso di approvazione referendaria, si potrebbe trovare un accordo con la magistratura attraverso le leggi di attuazione. Il primo punto riguarda i criteri del sorteggio – ha spiegato – soprattutto quello tra magistrati dei due Csm. Il secondo aspetto, sul quale pure abbiamo sentito delle frottole, è quello della possibilità di ricorrere per Cassazione dopo la decisione definitiva dell’Alta Corte disciplinare: la legge non vieta affatto il ricorso per Cassazione, anzi è una cosa sulla quale discuteremo». E poi c’è il terzo: «Sarebbe un bene che l’ultima parola, anche sull’aspetto disciplinare, spettasse proprio alla magistratura per enfatizzare la sua indipendenza e la sua autonomia».
La riforma della giustizia serve anche ad evitare spese iperboliche
«La vittoria del Sì toglierebbe all’Anm l’aspetto patologico per il quale da centro di studio, di consultazione, di confronto culturale, è diventato, come tutti ammettono anche a sinistra, un centro di potere». Questo il chiarimento offerto da Carlo Nordio, che poi ha evidenziato come la vittoria del “Sì” «sarebbe utile anche all’Anm perché ritornerebbe alle sue origini. Il sorteggio eliminerà l’aspetto patologico perché non ci sarà più questo rapporto tra eletti ed elettori che ha condotto l’Associazione ad essere quello che qualcuno ha chiamato un poltronificio».
Per quanto riguarda la creazione dei due Csm, il ministro ha specificato che il picco delle spese con la nuova norma è un’altra balla colossale perché parte dal presupposto che se noi lo sdoppiamo, dovremmo mantenere i due Csm con la stessa struttura, in parte ipertrofica, che questo Consiglio ha adesso dove vi sono delle spese assolutamente ingiustificate. Queste saranno ridotte». Ma non finisce qui, perché «con due Csm faremo quello che accade con la fissione nucleare: rompiamo un atomo, lo spezziamo in due, ma la differenza dei due pesi è inferiore rispetto al peso iniziale. Ecco, noi spezzando i due Csm ridurremo addirittura il costo e il resto lo trasformeremo in efficienza».
C’è chi vota no e fa propaganda per il Sì
Quelli che credono alla correttezza della riforma, ma votano comunque no, come ha specificato Nordio, «non solo sono tanti, ma ce n’è uno in particolare che io non ho il piacere di conoscere, ma che si è esposto molto ed è Bettini, uno dei fondatori del Partito democratico e, secondo me, il nostro migliore sponsor; moltissimi a sinistra dicono che voteranno Sì: Barbera, Ceccanti e se ne aggiungono sempre di più». Dunque, «io chiamo sponsor non chi vota “Sì”, ma chi vota “No”: Bettini ha detto che questa riforma gli piace ma voterà No per dare una spallata al governo Meloni».
Il ministro ha poi fatto un’operazione di verità sui toni che sono stati assunti sulla riforma: «Io avevo auspicato, sin dal primo momento, che la campagna elettorale fosse mantenuta nell’ambito dei contenuti. Non siamo stati noi a volerla politicizzare: il messaggio che Franceschini ha mandato alle Camere è stato chiarissimo, una chiamata alle armi dell’opposizione e della stessa magistratura per indebolire o addirittura abbattere il governo Meloni e purtroppo, come si temeva, si è politicizzata e si sono accesi i toni degli uni e degli altri». In generale, Nordio non teme «il fronte del no, sarebbe una manifestazione di volontà popolare che va rispettata. Temo l’astensionismo nel senso che è una forma di rinuncia al diritto minimo della democrazia, mi duole sia in questo referendum sia durante le elezioni politiche o amministrative».
C’è chi ha usato parole deliranti sulla riforma: la testimonianza di Nordio
«Quello che mi ha ferito di più è stato essere additato come un seguace di Licio Gelli o comunque accusato di voler attuare il disegno della P2 o addirittura di voler umiliare la magistratura», ha ricordato il guardasigilli, aggiungendo ulteriori dettagli alla questione: «Dire che un ex magistrato vuole umiliare la magistratura, che per quarant’anni ha indossato la toga e che cinquant’anni fa ha rischiato la vita conducendo le indagini sulle Brigate Rosse, è una fake news abbastanza antipatica».
A proposito delle false notizie, il titolare di via Arenula ha ricordato che la legge sulla Corte disciplinare è chiarissima: «Il sorteggio avviene in un canestro di magistrati che abbiano almeno vent’anni di esperienza, c’è poi un piccolissimo gruppo di laici nominati dal parlamento: mentre oggi vi è una vera e propria interferenza politica perché i componenti del Csm vengono eletti sulla base dei rapporti di forza dei partiti, noi adottiamo invece il sorteggio e nella legge attuativa esporremo i criteri per comporre questo canestro». Nonostante i timbri utilizzati durante la campagna referendaria da certi personaggi, Nordio ha spiegato che «come sempre accade dopo le elezioni, l’atmosfera si calmerà. È quello che penso ed è anche quello che spero».