CERCA SUL SECOLO D'ITALIA

Referendum: “Sì, per ridare credibilità alla magistratura”. L’appello di oltre 200 professori universitari

Si vota il 22 e 23 marzo

Referendum: “Sì, per ridare credibilità alla magistratura”. L’appello di oltre 200 professori universitari

La campagna referendaria entra nel vivo e a favore della riforma sulla giustizia scendono in campo anche i docenti, che ricordano: "anche all'università ci sono meccanismi di sorteggio delle Commissioni per ridurre fenomeni di nepotismo

Politica - di Eva De Alessandri - 16 Marzo 2026 alle 08:45

Nella settimana finale della campagna referendaria, che precede il voto del 22 e 23 marzo, giorni in cui gli italiani saranno chiamati alle urne per esprimersi sulla conferma o meno della riforma della giustizia, scendono in campo a favore del sì oltre 200 professori universitari. Si tratta di docenti specializzati in materie giuridiche, come ad esempio Fabrizio Siracusano e Lorenza Violini, ma non solo, come dimostrano i nomi di accademici di Medicina come Marco De Vincentiis e Giorgio Zuli.
Nell’appello, pubblicato dal Corriere della Sera, si legge: «Separare le carriere e rinnovare i meccanismi di composizione del Csm costituisce un primo passo concreto per restituire credibilità a un sistema che oggi molti cittadini percepiscono come distante e poco comprensibile».

Anche nel mondo accademico abbiamo conosciuto dinamiche distorsive

Nel testo si legge ancora: «Come accade in molte altre categorie professionali, anche nel mondo accademico abbiamo conosciuto, più o meno direttamente nel corso della nostra carriera, dinamiche distorsive nelle quali logiche di appartenenza hanno talvolta rischiato di prevalere sul merito, incidendo sulle opportunità e sulle carriere di molti colleghi… Analoghe dinamiche hanno inciso anche su alcune procedure di selezione e valutazione all’interno del Consiglio superiore della magistratura.
Vicende che hanno contribuito ad alimentare una crisi di fiducia dei cittadini nei confronti della giustizia e delle sue istituzioni. In quelle circostanze magistrati che avrebbero potuto garantire la migliore tutela dei diritti e delle libertà dei cittadini sono stati talvolta penalizzati, mentre altri risultavano favoriti grazie al sostegno delle correnti organizzate».

In gioco c’è l’indipendenza e l’imparzialità della magistratura

I professori universitari spiegano nel testo che «Si tratta di fenomeni che finiscono per entrare in tensione con l’essenza stessa dell’indipendenza e dell’imparzialità della magistratura, che costituiscono il fondamento della sua legittimazione costituzionale. Per questa ragione sorprende che l’Associazione nazionale magistrati non abbia ritenuto di sostenere una riforma che mira a intervenire proprio su quei meccanismi che negli ultimi anni hanno contribuito a una profonda delegittimazione dell’istituzione giudiziaria. Una delegittimazione che danneggia non solo la magistratura nel suo complesso, ma anche la grande maggioranza dei magistrati che ogni giorno svolgono con serietà e dedizione il proprio lavoro nelle aule di giustizia».

Il merito della riforma e le ragioni del sì

I firmatari dell’appello entrano nel merito della scelta di sostenere il sì alla riforma della giustizia varata dal Parlamento italiano e che ora trova un sostegno trasversale tra le forze politiche, malgrado le differenti indicazioni dei leader di partito. Nel testo si spiega che «il referendum interviene su tre strumenti diversi, ma orientati verso un obiettivo comune: rafforzare la credibilità della giustizia, accrescere la trasparenza delle istituzioni e ricostruire un rapporto di fiducia tra cittadini e sistema giudiziario. La separazione delle carriere risponde, innanzitutto, a un principio largamente condiviso negli ordinamenti liberal-democratici… In ogni sistema istituzionale, tuttavia, chi sostiene l’accusa e chi è chiamato a giudicare devono percorrere carriere distinte, proprio per rafforzare la percezione di imparzialità del giudice e garantire la piena terzietà della decisione. Il referendum propone di applicare questo principio anche alla giustizia penale: due funzioni diverse, due carriere distinte… Non si tratta di un attacco alla magistratura, ma di una riforma che rafforza le garanzie dell’imputato e la fiducia dei cittadini nell’imparzialità della giurisdizione».

Preservare il Csm dagli scandali degli ultimi anni

Rispetto alla parte che riguarda il Consiglio superiore della magistratura i docenti scrivono: «Gli scandali degli ultimi anni hanno rivelato una lunga storia di trattative e accordi sulle nomine che hanno profondamente ferito la credibilità dell’istituzione. Come accade talvolta anche nel mondo universitario quando non prevale il merito, il rischio è che conti più la vicinanza a un gruppo organizzato che il valore professionale dei candidati. L’introduzione dell’estrazione a sorte dei candidati al Csm mira proprio a prevenire questo rischio, limitando la capacità delle correnti di controllare a monte il processo elettorale e ampliando la platea dei magistrati potenzialmente eleggibili».

Nell’Università meccanismi di sorteggio contro il nepotismo

Infine i firmatari ricordano nel documento che «È significativo che anche l’università stia andando in una direzione analoga. Già da tempo le Commissioni vengono estratte a sorte e le riforme del reclutamento universitario stanno vieppiù rafforzando i meccanismi di scelta dei commissari basati sul sorteggio, proprio per ridurre i rischi di condizionamenti e fenomeni di nepotismo. Per chi insegna e per chi studia il messaggio è chiaro: meno cordate, più apertura; meno appartenenze obbligate, più responsabilità individuale» concludono.

Non ci sono commenti, inizia una discussione

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

di Eva De Alessandri - 16 Marzo 2026