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Il sottosegretario Alfredo Mantovano

In vista del voto

Referendum, Mantovano rilancia il dialogo per il dopo: «Non vogliamo fare da soli la legge attuativa»

Il sottosegretario ribadisce che indipendenza e autonomia della magistratura non sono in discussione e invita il fronte del No a non fare processi alle intenzioni

Politica - di Agnese Russo - 16 Marzo 2026 alle 15:09

«Votare sì perché occorre completare un processo di modernizzazione del sistema giudiziario che sarebbe incompleto senza questa riforma e perché bisogna far cessare il clima di conflittualità, che ormai c’è da 40 anni, tra politica e magistratura». Ospite di 24 mattino su Radio 24 il sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Alfredo Mantovano, ha ribadito le ragioni del Sì, lanciando un appello a utilizzare questi ultimi giorni prima del referendum per spiegare il merito della riforma, lasciando da parte «equivoci e polemiche» che hanno segnato in modo tanto marcato la campagna elettorale.

Mantovano spiega le ragioni del Sì al referendum

Ma il sottosegretario ha fatto di più: ha chiarito che il dopo, vale a dire la legge attuativa della riforma, sarà all’insegna del confronto con tutte «le parti in causa». Un modo per sottolineare che da parte del governo non vi è alcuna chiusura al dialogo e, anzi, c’è tutta la volontà di lasciarsi alle spalle il clima incandescente di queste settimane.

«Nel corso della campagna referendaria – ha ricordato Mantovan – emerge uno spostamento di prospettiva: prima il rischio era la riforma in sé, oggi il rischio deriverebbe dalla futura legge di attuazione. Io mi auguro che i magistrati che sostengono le ragioni del “no” non usino gli stessi criteri quando giudicano i cittadini, perché questo si chiama processo alle intenzioni». «Concordiamo mi pare, a questo punto, sul fatto che dal testo della riforma non emerge nulla che intacchi l’autonomia e l’indipendenza della magistratura, che non ci sia – ha sottolineato – una sola virgola, una sola espressione, un solo comma, un solo articolo, da cui si possa ricavare la subordinazione futura della magistratura alla politica».

«Noi non vogliamo fare la legge attuativa da soli»

La riforma, ha ribadito Mantovano, «non punta a far sì che la politica condizioni il contenuto delle decisioni giudiziarie, perché la magistratura continuerà a essere autonoma e indipendente, e l’articolo centrale della riforma, l’articolo 104 della Costituzione, si fonda su questi due pilastri: autonomia e indipendenza».

Una conferma che il sottosegretario ha voluto accompagnare offrendo «due elementi di valutazione» rispetto alla legge attuativa: «Il primo: se la riforma contiene questi principi, la legge attuativa non potrà discostarsene perché altrimenti sarebbe incostituzionale. Il secondo: noi non vogliamo fare la legge attuativa da soli». «Chiederemo valutazioni, suggerimenti, proposte a tutte le parti in causa, inclusi – ha sottolineato – i rappresentanti della magistratura e tutto questo sarà sottoposto all’attenzione del Parlamento e quindi della Corte Costituzionale».

L’appello a restare sul merito

Rispondendo alle domande dei cronisti, Mantovano ha detto che «purtroppo no, non è stata una bella campagna elettorale» e ha invitato a usare i giorni che restano per fr capire «una riforma che non è semplicissima da spiegare e che diventa più complicata se le polemiche prendono il posto del merito».

Lotta alle sciatterie, non alle decisioni dei magistrati

«La riforma – ha poi aggiunto il sottosegretario – punta a considerare in modo diverso rispetto a come è avvenuto fino ad ora, quell’insieme di sciatterie, negligenze, inadempienze che hanno portato poi a casi clamorosi. Come quello della cosiddetta famiglia nel bosco, in cui il Tribunale per i minorenni mostra una certa aggressività nei confronti della famiglia fino a separare i bambini dai genitori. O il caso del bambino di 9 anni, Giovanni, ucciso dalla madre a coltellate nonostante nei confronti della madre si fossero accumulate migliaia di pagine rimaste lì senza conseguenze, tra gli atti giudiziari, di aggressioni altrettanto pericolose della madre verso il bambino». «È questa negligenza, non il contenuto delle decisioni, che la riforma della giustizia punta a smontare», ha concluso Mantovano.

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di Agnese Russo - 16 Marzo 2026