Il duello tra Sì e No
Referendum, l’ultima di Gratteri: rifiuta la stretta di mano a Sallusti. “Mi aveva detto che sono scemo…”
Alessandro Sallusti oggi ha raccontato su “La Verità” lo scontro verificatosi tra lui e il procuratore di Napoli Nicola Gratteri negli studi della “Sette”, poco prima che iniziasse la trasmissione “Dimartedì” condotta da Giovanni Floris. “Sono andato nel camerino e ho allungato la mano per salutarlo e porgergli una banale ‘Buona sera dottore’. Lui, però, mi ha guardato con disprezzo e ha detto: ‘Io a lei non solo non le stringo la mano, ma neppure la saluto perché lei è un mascalzone. Io e lei facciamo i conti dopo il 23 marzo”. Una frase molto simile a quella pronunciata dallo stesso Gratteri ai giornalisti del Foglio, che però Gratteri oggi ha smentito, in una intervista al Corriere della Sera. “È un bugiardo. L’unica cosa vera è che io non gli ho voluto stringere la mano. Del resto si è inventato tutto… Eravamo in camerino prima di andare in onda nella trasmissione di Floris DiMartedì su La7. Eravamo solo io e lui, non c’era nessun altro. Lui entra e dice: ‘Buonasera, procuratore. Che fa, non mi saluta?’. E io rispondo: ‘No, perché lei mi ha offeso sul piano personale e per me i gesti hanno un valore‘. Gliel’ho spiegato, sa tutto”. Ma che aveva detto Sallusti di così grave da meritarsi il disprezzo di Gratteri? “In televisione aveva detto che sono uno scemo. E io sono un uomo, non sono un ipocrita. Cosa vuol dire salutare una persona?”. E l’offesa, quel mascalzone, rivolto al promotore del comitato per il Sì al referendum? “Non è vero, non gliel’ho detto. Mai usato in vita mia quel termine. Sono calabrese. Della Calabria del sud. Usiamo altre parole. Se l’è inventato”.