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Referendum Giustizia, Al Bano asfalta i colleghi dem scesi in campo sul No: i soliti noti

Il leone di Cellino in campo

Referendum Giustizia, Al Bano asfalta i soliti noti (attori e cantanti dem): non è solo politica, pensate al dramma di Tortora

Politica - di Ginevra Sorrentino - 10 Marzo 2026 alle 20:00

Torniamo sul pianeta Terra. Un atterraggio a effetto che dovrebbe avvenire proprio mentre il “politicamente corretto” scalda i motori e la solita pattuglia di artisti schierati – da Elio Germano a Fiorella Mannoia, passando per Alessandro Gassmann e Nicola Piovani – si prepara a partire a razzo con il coro del “No” per difendere lo status quo delle toghe. Laddove, non proprio dalle retrovie per la verità, c’è chi sceglie la via della verità e della memoria storica. Lui è Al Bano Carrisi, voce storica dell’Italia nel mondo, che ha scelto di rompere gli indugi e, pur con la signorilità che lo contraddistingue, di riportare il dibattito referendario sul pianeta popolato dagli esseri umani, lontano dalle logiche della giungla, dall’agone tra fazioni, e vicino ai diritti dei cittadini.

Referendum Giustizia, la lezione di Al Bano alla sinistra da salotto

Così, intervistato dall’Adnkronos, il leone di Cellino San Marco dà – senza voler infierire su nessuno, dunque suo malgrado – una lezione di stile ai colleghi che amano trasformarsi in tribuni del popolo a senso unico. Pertanto, laddove Lino Guanciale o Marisa Laurito si affrettano affannosamente a blindare il sistema attuale, Al Bano richiama tutti alla responsabilità individuale. «Cosa voterò al Referendum per la Giustizia? Non lo direi neanche sotto tortura. Andrò a votare come tutti i cittadini, sono un cantante e il mio compito non è quello di influenzare la gente. Ognuno faccia quello si sente di fare, grazie al cielo viviamo in una Nazione dove c’è la libertà di azione».

Giustizia, Al Bano: «Non sia una battaglia politica, si voti sui contenuti»

Una frase, quella del cantante pugliese dalla fama internazionale, che pesa come un macigno  sul dogmatismo di quella intellighenzia che vorrebbe indicare col dito la “giusta via” agli italiani, dimenticando che il voto è, per definizione, libero e segreto. Ma non è ancora tutto. Perché è sul merito che Al Bano affonda il colpo della sua stoccata nel fianco del demagogismo dem, toccando un nervo scoperto che la sinistra giudiziaria preferirebbe ignorare. Per il cantante, infatti, il 22 e 23 marzo non si dovrebbe andare a votare per simpatie partitiche. Ma con l’intenzione di correggere le distorsioni di un sistema che, troppo spesso, ha calpestato gli innocenti.

Il fantasma di Enzo Tortora e le responsabilità delle toghe

Tanto che, a stretto giro dalle sue affermazioni, Al Bano aggiunge un commento (e una citazione) eloquenti: «Non dovrebbe essere un referendum politico, ma di contenuti. Sappiamo tutti che una parte di magistratura qualche colpa ce l’ha, penso sempre a Enzo Tortora. L’ho conosciuto e c’ho lavorato; l’hanno accusato ingiustamente, e quel giorno lì lo hanno ucciso. Non dimenticherò mai quando fu fatto sfilare in manette davanti a telecamere e fotografi… Ma che Paese è questo?», conclude il cantante.

Referendum, Al Bano: «Una parte della magistratura ha delle colpe, lo dimostra il caso Tortora»

Il richiamo al martirio di Tortora non è una semplice citazione di cronaca, ma un atto d’accusa contro la deriva di una parte della magistratura che, in certi suoi settori, ha smarrito la via del diritto per imboccare quella del giustizialismo mediatico. E allora, la differenza tra Al Bano e i vari colleghi vip sta tutta qui: mentre i secondi difendono una “cittadella ideologica”, il primo si richiama alla memoria di un amico e a difesa della dignità di una popolazione civile che chiede una giustizia giusta. Invitando gli italiani a guardare in faccia la realtà: la riforma non è una battaglia contro i magistrati ( o in difesa di determinati apparati). Ma per una magistratura che non colpisca più nessuno, come accaduto a Enzo Tortora.

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di Ginevra Sorrentino - 10 Marzo 2026