Il Quartetto Cetra del No
Referendum, Floris si fa in 4. Su La7 show di Schlein e compagni per la svendita della riforma. Sallusti li stende (video)
Tutti in campo. Lo schieramento del No al Referendum sulla Giustizia spara le ultime cartucce dal grosso calibro che, tra Bersani e Schlein, vip dello spettacolo e della politica (con Casalino nella terra di mezzo dei due mondi visto l’esordio mediatico della sua carriera da protagonista della scena, mediatica prima, e istituzionale poi), invoca la carica. Ma non chiamatelo pluralismo, chiamatelo “tele-marketing del pregiudizio”. Sì, perché nella scorsa puntata di DiMartedì su La7, il padrone di casa Giovanni Floris ha apparecchiato la tavola per il solito fronte del “No a prescindere”, mettendo insieme un mix di reduci della politica, segretarie smarrite e artigiani prestati alla causa.
Referendum Giustizia, su La7 lo show dei vip di politica e jet set
L’obiettivo? Sparare ad alzo zero contro la riforma della giustizia e il governo Meloni, usando la Costituzione come un feticcio da agitare contro il “pericolo autoritario” che esiste solo nelle loro fantasie. A esordire aprendo le danze intestate al filone apocalittico che anima tanti plot (e verga ogni dichiarazione di parte) troviamo l’immancabile Alessandro Gassman che, con il tono dolente di chi recita una tragedia senza averne metabolizzato a fondo e imparato a memoria il copione, ma fedele al suo ruolo di personaggio simbolo e volto social della sinistra “impegnata”, prima si dice «spaventato». Poi, a stretto giro, aggiunge: «Sono andato a rileggermi abbastanza dettagliatamente la nostra meravigliosa Costituzione, invidiata e ammirata in tutto il mondo. Ci ha difeso per 80 anni, ora tocca a noi difenderla».
La parata dei “compagni di sventura”: Sallusti li zittisce
Peccato solo, al netto dei complimenti al nostro codice di fondazione repubblicana, che la difesa della Carta, per questa sinistra al caviale (o sinistra con Rolex e armocromista che dir si voglia), significhi più che altro immobilismo e conservazione delle posizioni acquisite di una magistratura immutabile nelle sue strutture e che non vuole cambiare mai. Ma siamo solo agli inizi (della puntata e del copione). Così, a dare manforte all’attore figlio e padre d’arte, arriva l’usato sicuro della ditta dem, Pier Luigi Bersani, che tra una metafora e l’altra ( a cui ci ha ormai anestetizzati) evoca fantasmi magiari… E Sallusti lo stende (come si vede nel video dalla pagina Facebook de La 7 sul programma, che postiamo in calce, testimonia)
Tocca a Bersani: e via agli slogan da copione…
«Se vince il Sì tiran dritto, hanno fatto trenta e faranno trentuno. C’è anche una legge elettorale che va verso un meccanismo rispetto al quale l’antica legge-truffa è un cioccolatino al latte. Fanno il premierato, vanno verso Orban… Se vince il No, io non mi aspetto un cambio politico. C’è qualcosa di più, è un contropiede, vuol dire che cambia l’aria». E la domanda sorge spontanea: poteva mancare a questo punto un riferimento al solito Donald Trump? Chissà… Resta il fatto che l’ex Pd, Articolo uno e compagnai cantante, riesce a infilarcelo a orologeria, buttandolo un po’ nel calderone.
E tra un segno della croce e un crocifisso ostentato come per un esorcismo, sul presidente Usa il buon Bersani esclama: «Ha nel mirino l’Europa. Ci sta portando la guerra in casa. Ci sta mettendo in difficoltà economiche, introduce elementi disgregativi. E noi qui… Non sappiamo se andare a messa o stare a casa».
Referendum Giustizia, su La7 Schlein e il complottismo in stile “reality”
Poteva già bastare. Invece la compagnia di ventura avanza e affonda il colpo per il gran finale. Così, mentre Elly Schlein si lancia in una critica surreale che sembra ignorare le dinamiche diplomatiche internazionali («Meloni invece di fare la presidente del Consiglio fa la commentatrice. Trump non ha avvertito il governo degli attacchi, tanto che il ministro della Difesa si trovava a Dubai. Non vorrei che all’Italia accadesse quello che è accaduto a Crosetto, che si trovava in guerra senza nemmeno accorgersene»), l’epilogo spettacolare tutto “ricchi premi e cotillon” tocca a Rocco Casalino.
L’uomo che ha declinato la comunicazione politica al reality show. Il pioniere della saga del Grande Fratello, sospeso tra la militanza grillina e il jet-set, pronto ad agitare lo spettro del “ricatto” sul “caso Bartolozzi”: «Meloni e Nordio sono ricattabili? Perché è veramente strano che non vengano chieste le sue dimissioni». E alla fine della fiera delle vanità e della propaganda tv, in questa “terra di mezzo” tra lo spettacolo e la demagogia, il fronte del No conferma la sua vera natura: quella di protagonisti e arruolati alla causa che se non hanno argomenti nel merito della riforma, si limitano a gettare fumo negli occhiai telespettatori-elettori in vista dell’appuntamento referendario. Della serie: la giustizia può aspettare. Ma lo show della sinistra no.