Il festival dei No di Elly
Referendum, da Schlein ultimo disperato assalto al Sì in difesa dell’amichettismo delle correnti
Elly Schlein a ruota libera in un’intervista a Rinascita sfodera tutto il cahier de doléances tipico del repertorio dem. Il timore per lo scatto riformista del governo (e la paura per l’esito referendario imminente). Il sorteggio anti-amichettismo a garanzia di trasparenza anti-inciucio demonizzato da un’interpretazione che lo riduce a criterio anti- competenza e autorevolezza. Il solito dito ossessivamente puntato contro la premier e il mantra anti-esecutivo che si rinnova a loop a ogni risposta.
Schlein e il festival dei “No” a loop
C’è un suono che accompagna ogni dichiarazione di Elly Schlein: è il “clic” di un disco incantato che gira a vuoto, ripetendo ossessivamente lo stesso ritornello demagogico. L’ultima intervista rilasciata dalla segretaria Pd non fa eccezione, trasformandosi in un catalogo di paure e pregiudizi ideologici che svelano la vera spina nel fianco della sinistra: uno Stato che finalmente funziona e decide. E naturalmente, a dare il “la” ai tormentoni è, fino all’ultimo, il referendum alle porte.
Sul referendum: «Se passa il governo andrà avanti spedito sul premierato»
Un appuntamento con le urne che anticipa lo scatto riformista che tanto preoccupa la sinistra. Non a caso nell’intervista la segretaria del Pd lancia subito l’allarme: «Certamente se questa riforma passa il governo procederà spedito anche sul premierato: un’altra riforma costituzionale che vuole accentrare il potere nelle mani di chi governa a scapito delle prerogative del Parlamento e del Presidente della Repubblica, che per noi non si toccano».
E ancora: «Non è un caso se hanno già presentato una proposta di modifica della legge elettorale che, tra premio abnorme e indicazione del candidato premier, sembra l’antipasto del premierato». Il che suona un po’ come dire che per l’infaticabile Elly, l’idea che chi vince le elezioni possa effettivamente governare è quasi un’eresia istituzionale. Un “accentramento di potere” intollerabile. Curioso, però, che per anni il centrosinistra abbia teorizzato la governabilità, per poi scoprire oggi che la stabilità è un pericolo…
Lo spettro del riformismo agita il Nazareno
La verità, invece, è molto più semplice: ed è che lo “scatto” riformista di Giorgia Meloni toglie ossigeno alle manovre di palazzo e ai governi tecnici nati in passato nelle segrete stanze. Non mancano i classici della retorica piddina: l’attacco frontale alla premier, accusata di «strumentalizzare l’attualità» e di trasformare i social in «in una rivista di cronaca giudiziaria». Un paradosso vivente, se si pensa che la sinistra vive di teoremi e giustizialismo a giorni alterni, dal caso Almasri a quello del poliziotto che ha ucciso il pusher a Rogoredo, pur di non parlare del merito politico mentre si prepara all’ennesimo tour di piazza tra Milano e Roma.
Ma, come facilmente prevedibile, è sul fronte referendario che i toni si accendono e il discorso alza la temperatura del confronto-scontro. Non a caso il capitolo più focoso dell’intervista riguarda i passaggi sul Csm. Laddove la Schlein definisce il sorteggio una «lotteria» che mortificherebbe competenza e autorevolezza. Un’interpretazione quasi comica schermandosi dietro la quale la segretaria – come altri illustri esponenti del foronte del No – finge di non vedere come il sorteggio sia l’unico vero antidoto allo strapotere delle correnti e a quel sistema di “amichettismo” correntizio che ha minato la credibilità della magistratura per decenni.
Sorteggio in Csm? Per Schlein «una lotteria che non elimina le correnti ma la rappresentanza democratica»
Eppure Elly tuona intonando un contro-coro di segno diametralmente opposto ovviamente: «Oggi il Csm è elettivo ed autorevole. Domani sarebbe sorteggiato e più debole… Chi di noi affiderebbe un compito delicato o la propria rappresentanza al sorteggio? Significa abdicare alla fatica della scelta delle persone più competenti e autorevoli per ricoprire un’alta funzione. Significa rinunciare alla rappresentanza per affidarsi a una sorta di lotteria. Il sorteggio non elimina le correnti, elimina la rappresentanza democratica. E con risultati potenzialmente paradossali: potrebbero essere sorteggiati tutti componenti di una stessa area. Oppure potrebbero essere sorteggiati tutti uomini con grave danno alla parità di genere»…
Referendum, Elly annuncia come e dove starà sul pezzo (“tra le persone”)
Ma qui, a quanto ci sembra, il paradosso è un altro. Ed è quello involontariamente rilanciato a ogni iniziativa, e a ogni dichiarazione pubblica, da una sinistra che si mobilita col “comitato civico del No” come se fosse l’ultima spiaggia di un’opposizione che non ha un’idea alternativa di Paese, se non quella di restare immobile, a difesa di uno status quo che garantisca solo i soliti noti. Elly Schlein annuncia che sarà sul pezzo: «Noi continueremo fino all’ultimo giorno utile a stare tra le persone, spiegando le ragioni di merito del nostro No».
E dando appuntamento agli elettori, sfodera l’appello e il calendario: «Oggi ci sarà la grande manifestazione convocata dal comitato civico del No a Piazza del Popolo, cui parteciperemo anche noi come Partito Democratico. Poi chiuderemo il tour che mi ha vista impegnata in tutto il Paese a Milano venerdì sera». Ma la sensazione è che le persone siano già altrove, stanche di un’opposizione che sa dire solo “No” a qualunque cambiamento che profumi di trasparenza e modernità.