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“Razzista, fascista, xenofobo”. La sinistra insultava Bossi, oggi lo piange. Le lacrime di coccodrillo di Bersani e Bertinotti

La rivalutazione postuma

“Razzista, fascista, xenofobo”. La sinistra insultava Bossi, oggi lo piange. Le lacrime di coccodrillo di Bersani e Bertinotti

Politica - di Luca Maurelli - 20 Marzo 2026 alle 12:10

“Antidemocratico, razzista, pericoloso, divisivo, farsesco, impresentabile”, cosine così, piccoli ma feroci epiteti personali quelli più gettonati, a sinistra, per definire Umberto Bossi, per anni l’ex comunista secessionista alleato con la destra e soprattutto con il nemico Berlusconi, salvo poi mollarlo e servire un assist all’Ulivo di Prodi, salvo litigare spesso proprio con il Cavaliere, salvo definirsi “antifascista” per irritare la destra missina che si preparava ad andare al governo.
Oggi, però, a cadavere caldo, il senatùr rischia la santificazione proprio per mano di quella sinistra che lo aveva sfidato, utilizzato quando faceva comodo e spesso e volentieri demonizzato per i suoi progetti sfascia-Italia. Quel Pierluigi Bersani, che oggi dice “è stato l’avversario politico a cui ho voluto più bene”, ieri lo considerava una minaccia: “Non si può governare un Paese con queste sparate”, diceva. Dove le sparate erano quelle sul Nord, la secessione, la bandiera italiana e cose del genere, come se non sapesse che nel simbolo del partito da lui fondato non ci fosse un Alberto da Giussano e una scritta, “Lega Nord”.

La sinistra ipocrita che oggi piange e rimpiange Bossi

Oggi Bersani simula un dolore autentico, personale, forse sincero, ma non certo compatibile con il disprezzo politico. “Per me è un colpo al cuore. Umberto Bossi era un avversario politico di una forza e di una umanità che ricorderò per sempre. È l’avversario cui ho voluto più bene in vita mia” dice in un’intervista a La Repubblica l’ex segretario del Pd. Una figura, aggiunge l’esponente dem, “a metà tra Lenin e Tex Willer”. “È vero che era andato con Berlusconi, ma non si sarebbe mai messo con CasaPound” prosegue. Gli riconosceva di credere nelle battaglie che conduceva, nonostante le parole d’ordine a dir poco forti? “C’era molta autenticità in quelle battaglie – afferma ancora Bersani -, che io ovviamente contrastavo. E ho sofferto quando ho visto l’Umberto venire trattato così male da gente che gli doveva tutto. Negli ultimi anni, alla Camera, ho riconosciuto in lui una vera sofferenza. C’era in lui un’impronta di umanità che non è replicabile”. Bene. L’avesse detto il giorno prima o qualche anno fa, sarebbe stato meglio, forse.

E Fausto Bertinotti? Nei resoconti giornalistici degli anni scorsi, definiva la Lega “forza pericolosa” e “portatrice di divisione sociale”, oggi no, però. “Bossi aveva una sua autenticità, ci siamo tante volte incontrati, eravamo vicini per territorio e lontani politicamente. C’è stato un confronto nel conflitto sempre netto tra noi, ma segnato dal rispetto”, ha detto all’AdnKronos l’ex presidente della Camera e leader della sinistra. “Ripeto -sottolinea- con lui in comune c’era una territorialità e il codice comune antifascista tanto che scherzavamo sul fatto di avere due opposte tendenze ad animare il nord, la sua nel nome del territorio, la mia del comunismo”. “Ma c’era il comune sentire anti-fascista”, sottolinea. Come a dire, tanto pericoloso non era visto che in fin dei conti era antifascista, razzista, rozzo, ma antifascista.
Altri, a sinistra, erano stati anche più cattivi. Nichi Vendola aveva detto di Bossi che “diffonde odio e paura”, di linguaggio “razzista”, Walter Veltroni ammoniva: “Chi non riconosce la bandiera nazionale non può governare”, Rosi Bindi parlava di “linguaggio intollerante” e di “attacchi ai valori costituzionali”, mentre per Massimo D’Alema “la Lega usa la paura e divide il Paese”.

Chi ci sarà tra loro, a sinistra, a omaggiare Bossi domenica prossima, ai funerali di Pontida? Ma ci sarà qualcuno?

 

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di Luca Maurelli - 20 Marzo 2026