Oltre il limite
Ramadan, preghiere e mitra: Davide Piccardo sui social tra video al ritmo di Allauh Akbar e messaggi dei terroristi di Hamas
Con buona pace del Ramadan – periodo sacro di 30 giorni dedicato al digiuno, alla preghiera e alla carità, praticando l’autodisciplina per rafforzare la fede – c’è chi, mentre l’Italia si interroga sui limiti tra accoglienza e resa identitaria, integrazione e genuflessione, nel nome del radicalismo islamico per cui ci si astiene da cibo, fumo, alcool e rapporti sessuali per purificarsi – condividendo dall’esterno riti e diktat, decide di gettare la maschera e celebrare la fine del Ramadan trasformando i social in una bacheca della propaganda terroristica.
Non solo Ramadan, l’islamista Piccardo alza il tiro
Ossia, come riferisce Il Giornale che sdogana la notizia scrivendo: «Oggi è il giorno della fine del Ramadan, ma c’è anche chi lo festeggia postando video di uomini che hanno in braccio dei mitra. A diffondere un video con il sottofondo in arabo e la musica dal titolo “Allauh Akbar”, dove non si vedono pregare solo figure di sesso femminile, è il noto islamista Davide Piccardo, che di recente si è espresso anche sulla morte di Khamenei non certo criticandolo».
Alla faccia del periodo sacro, si celebra un messaggio di Hamas rilanciato da Al-Jazeera
Dunque, protagonista dell’ennesimo episodio sui generis è l’esponente del mondo e della cultura islamica milanese, che ha scelto di solennizzare la fine del Ramadan rilanciando immagini che nulla hanno a che vedere con la spiritualità. E molto con l’apologia della violenza eretta a sistema militarizzato. Così, tra versi cantati che inneggiano a “Allah Akbar” e fucili spianati, tra le storie Instagram di Piccardo appare un video dal sottofondo inequivocabile: quello che rilancia le immagini di uomini armati di mitra. Ma non è una preghiera: è un’esaltazione – e un’ostentazione plastica – della forza bruta.
O meglio: quello che il quotidiano milanese bolla come un «punto di non ritorno» che coincide con le immagini con cui l’islamista condivide un discorso trasmesso da Al Jazeera: protagonisti nell’occhio della telecamera sono uomini armati e che, corazzati di mitra e incappucciati con indosso il logo di Hamas. E quelle immagini non lasciano spazio a interpretazioni: si tratta di un messaggio dei terroristi della “resistenza palestinese” e dei battaglioni Al-Qassam: ovvero il braccio armato dei macellai e dei tagliagole del 7 ottobre.
La fine del ramadan col mitra in braccio?
E la notizia fa rumore. Perché Piccardo, che già in passato aveva evitato di condannare figure come Khamenei, oggi fa da cassa di risonanza ai terroristi di Gaza proprio mentre l’Europa alza l’allerta sicurezza. E allora ci chiediamo: se e quanto è accettabile che chi si pone come interlocutore delle comunità islamiche in Italia rilanci i proclami di un’organizzazione terroristica? Ancora: quanto può essere sottile (e pericolosa?) la linea di demarcazione che segna il confine tra libertà di opinione e importazione di un conflitto che mira a radicalizzare le nuove generazioni?
E la domanda sorge spontanea: dove finisce la libertà di culto e dove inizia il fiancheggiamento ideologico? Intanto, mentre la sinistra tace per non disturbare il feticcio del multiculturalismo, i messaggi di Hamas corrono indisturbati sui social “made in Italy”.