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Gita in moschea per gli alunni della terza media: esplode il caso in una scuola di Monza

A Monza esplode il caso

Ragazzini delle medie in gita alla moschea, con lezioni su Maometto e arabo. Lega furiosa: scuola o laboratorio di islamizzazione?

Cronaca - di Martino Della Costa - 16 Marzo 2026 alle 19:36

Mentre i simboli della nostra tradizione, dal Crocifisso al presepe, vengono sistematicamente sfrattati dalle aule in nome di una malintesa “laicità”, c’è chi decide di trasformare la scuola in un laboratorio di indottrinamento. Accade a Trezzo sull’Adda, dove l’Istituto Comprensivo “Ai nostri caduti” ha programmato per le classi terze medie una visita d’istruzione presso la moschea di Mezzago.

Polemica a Monza, alunni delle medie in gita alla moschea

Non si tratta di una semplice visita architettonica. Secondo la circolare inviata alle famiglie, il programma dei giorni 24 e 26 marzo prevede laboratori sulla vita di Maometto, sui pilastri dell’Islam e persino sulla scrittura araba. L’obiettivo dichiarato sarebbe quello di “decostruire pregiudizi” e approfondire la conoscenza della religione coranica e del suo radicamento sul territorio. Ma il rischio concreto è quello di una promozione “acritica”  di una cultura che spesso collide con i valori fondanti della nostra civiltà.

La Lega: «Scelta preoccupante»

Nelle more, peraltro, a far saltare sulla sedia gli scettici dell’iniziativa è soprattutto il modulo dedicato ai “diritti delle donne” all’interno del luogo di culto. Un cortocircuito logico evidenziato con forza dalla Lega: «È singolare parlare di emancipazione femminile in comunità dove spesso le donne vivono condizioni di oppressione e privazione della libertà», hanno sottolineato Silvia Sardone (vice segretario del Carroccio) e Alessandro Corbetta (capogruppo della Lega in Regione Lombardia). Così come risulta difficile comprendere come una scuola pubblica possa avallare percorsi che sembrano voler “normalizzare” per facilitarne l’approccio, visioni del mondo che, su temi etici e sociali, sono lontane anni luce dagli standard occidentali.

Tanto che, sottolineano i due esponenti: «Ricordiamo che non esiste alcuna intesa tra lo Stato italiano e le comunità musulmane quindi non si capisce lo scopo di queste visite. Non è la prima volta che succede, purtroppo. Ci troviamo di fronte a un cortocircuito della scuola che lascia perplessi: da una parte a sinistra ci dicono che la scuola deve essere laica, togliendo crocifissi, canti del Natale e presepi. E dall’altra si chiudono le scuole per il fine Ramadan. Si fanno gite in moschea. E si portano gli imam in classe e si favoriscono gli studenti musulmani evitando loro interrogazioni» durante il periodo di digiuno islamico.

Integrazione, fascinazione o genuflessione?

La bufera che soffia sull’iniziativa, allora, tra timori fondati o futuribili che siano, fanno comunque emergere un quadro di cedimento culturale pericoloso che a voler essere ottimisti si può leggere quanto meno come un voler piegare le istituzioni educative a una sorta di “multiculturalismo a senso unico”. Eppure, la scuola non dovrebbe essere il luogo in cui si forgia l’identità nazionale e si trasmettono i valori della nostra democrazia? O ci si vuole convincere come e quanto sia utile e politicamente corretto declinare lezioni e iniziative didattiche tipiche di un ufficio propaganda per culti che, peraltro, non hanno neppure una formale intesa con lo Stato italiano?

Gita in moschea, se la circolare della scuola non fuga i dubbi

L’interrogativo al momento resta inevaso in una sorta di sospensione del giudizio in cui neppure le giustificazioni rese dalla scuola all’interno della circolare scolastica presente sul sito dell’istituto, specificando nel dettaglio tutti gli obiettivi della visita d’istruzione – che vanno dall’approfondimento e la conoscenza «dell’Islam in alcuni aspetti e tematiche particolarmente importanti». Al «radicamento e le manifestazioni dell’Islam sul nostro Territorio» – riescono a fornire una risposta convincente. Per tutto questo, e altro ancora, itinerario, tappe, motivazioni e giustificazioni della gita in moschea alle porte, lasciano interdetti.

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di Martino Della Costa - 16 Marzo 2026