Un fenomeno in crescita
Quei neomelodici che inneggiano alle mafie e l’appello di Chiara Colosimo ai giovani: “Non li ascoltate”
Non sono espressioni artistiche ma veri inni alla delinquenza. FdI ha presentato una proposta di legge che prevede il carcere per apologia
Un conto è Nino Rota e il suo capolavoro musicale ne Il Padrino, un altro ancora è Don Raffaè di Fabrizio de Andrè, altro affresco suggestivo e paradossale di un’espressione artistica notevole. Il fenomeno dei neomelodici che inneggiano alla mafia è un dato poco artistico e abbastanza preoccupante. E non a caso in Puglia Chiara Colosimo, presidente della Commissione Antimafia, ha esortato i giovani a non ascoltarli.
Il riferimento a Tommy Parisi
Colosimo ha fatto un esplicito riferimento a Tommy Parisi. un noto cantante neomelodico pugliese, figlio di Savino “Savinuccio” Parisi, storico boss del clan omonimo del quartiere Japigia di Bari. Sebbene nelle sue interviste abbia spesso cercato di distanziarsi dalle attività criminali della famiglia dichiarando di voler solo fare musica, la sua figura è rimasta costantemente al centro di vicende giudiziarie legate alla criminalità organizzata.
Da Tony Colombo a Niko Pandetta
Non sono espressioni artistiche ma veri inni alla delinquenza. FdI ha presentato una proposta di legge che prevede il carcere per apologia. Da Tony Colombo, arrestato nell’ottobre 2023 con l’accusa di concorso esterno in associazione mafiosa, legato al clan Di Lauro di Secondigliano, a Niko Pandetta, nipote del boss catanese Salvatore Pillera, autore di testi dedicato allo zio detenuto al 41 bis. C’è poi Daniele De Martino, palermitano, noto per brani che criticano i collaboratori di giustizia (i cosiddetti “pentiti”). È stato oggetto di misure di prevenzione, come l’avviso orale del Questore, proprio per i contenuti dei suoi testi e le sue frequentazioni.
I testi incriminati
“Arete a sti cancelli”, è il brano più famoso di Tommy Parisi. Una delle sue canzoni più note che descrive la vita e il dolore dietro le sbarre. Per Niko Pandetta, “Volevo fare il boss”, brano che racconta l’attrazione per lo stile di vita criminale e la strada, con riferimenti espliciti allo spaccio e alle armi. Ma ce ne sono tanti altri ancora.
E’ arte o inno alla mafia ?
Se un testo non si limita a raccontare, ma incita esplicitamente alla violenza o elogia un crimine specifico, scatta l’accusa penale. I neomelodici invocano spesso la libertà artistica ma di arte, onestamente, in quei testi, non se ne vede una traccia.
La proposta di legge di FdI
La proposta di Fratelli d’Italia mira a introdurre nel Codice Penale il nuovo reato di apologia della mafia. L’obiettivo dichiarato dai firmatari (tra cui Carolina Varchi e il senatore Raoul Russo) è colpire la cosiddetta “mafiosfera”, ovvero l’esaltazione dei valori e dei boss mafiosi attraverso canzoni, social media e manifestazioni pubbliche. Il disegno di legge propone la reclusione fino a tre anni e multe fino a 10.000 euro per chi inneggia alla mafia.