Centrosinistra nel caos
Primarie o Dinosaurie? Spunta Bersani tra Conte e Schlein. E’ l’uomo della “non vittoria” e del “non governo”…
Tu chiamalo, se vuoi, Papa nero, padre nobile, federatore, conciliatore, Richelieu, pontiere, pompiere, pacificatore, giaguaro, mucca nel corridoio: tu chiamalo, se vuoi, Pierluigi Bersani. Sarà lui a tirare fuori le castagne dal fuoco nella battaglia primarie sì-primarie no, apertasi all’indomani della vittoria del centrosinistra nel referendum?
Di sicuro, il vecchio Bersani è tornato: l’uomo delle lenzuolate sulle liberalizzazioni poco liberate e della “non vittoria”, come da celeberrimo commento all’indomani del “pareggio” del 2013, che lo vide impegnato in un’umiliante genuflessione a Beppe Grillo in cambio del sostegno a un possibile governo, che poi nacque tra M5S e la Lega. Oggi che Rosy Bindi, altra novellina della politica, si fa per dire, propone un “nome finora mai fatto” e tutti capiscono che parli di Prodi, ma parla di Bersani, si capisce che il Pd punti alla “non vittoria” nella sfida per la leadership del centrosinistra tra Conte – che tutti danno favorito nei consensi delle Primarie – ed Elly Schlein. La leader “non leader”.
Primarie, tra Conte e i piddini non metter Bersani
Una “non vittoria” che potrebbe coincidere con la designazione di Bersani nel ruolo di leader federatore, con un occhio a Palazzo Chigi o al Quirinale. “Bersani, considerato dai più di sinistra e popolare, con rapporti buoni con molti, da Conte a Schlein passando per i big dem, sembra uno che può sparigliare. Di certo, quello dell’ex ministra è l’ennesimo tentativo di trovare un modo per evitare le primarie.”, scrive Il Fatto, facendo riferimento alle parole criptiche della Bindi. Come salvare la soldata Schlein? Scavalcando le Primarie e convergendo sull’usato sicuro, Bersani, segretario del PDd dal 2009, peraltro colui che propose primarie aperte per scegliere il leader della coalizione di centrosinistra “Italia. Bene Comune”, candidandosi per guidare il programma contro il centrodestra. Vinse le primarie il 2 dicembre 2012 con il 60,9% dei voti al ballottaggio contro Matteo Renzi, diventando il candidato ufficiale per le elezioni di febbraio 2013. Alle politiche del 2013, la coalizione di Bersani ottenne la maggioranza relativa alla Camera ma non al Senato, impedendo la formazione di un governo stabile; ricevette l’incarico esplorativo da Napolitano ma lo restituì senza successo. Fu un “non incarico” e un “non governo”.