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Nordio: “La riforma porta il mio nome e me assumo la responsabilità politica”

Dopo il referendum

Nordio: “La riforma porta il mio nome e me assumo la responsabilità politica”

Il ministro della Giustizia parla dopo la bocciatura del provvedimento votato dagli italiani: "se vi sono stati difetti di comunicazione o di impostazione sono stati sicuramente anche i miei". E sull'Anm dice: "da oggi diventa un soggetto politico"

Politica - di Eva De Alessandri - 24 Marzo 2026 alle 11:23

Carlo Nordio ci mette la faccia. E all’indomani dall’esito del referendum che ha respinto la riforma sulla giustizia varata dal Parlamento Italiano e proposta dal governo dice intervenendo su Skytg24: «Questa riforma porta in gran parte il mio nome quindi me ne assumo la responsabilità politica e tutto vorrei dire tranne che trovare colpe in altre persone: se vi sono stati difetti di comunicazione o di impostazione sono stati sicuramente anche i miei». E questo toglie ogni dubbio sulla messa in discussione del capo di Gabinetto del Ministero, Giusy Bartolozzi. A specifica domanda sulle ricostruzioni giornalistiche che la danno in uscita, Nordio risponde con un secco « No, assolutamente». E continua: «Le sconfitte in politica si devono mettere in bilancio e affrontare con serenità per continuare a lavorare».

Per Nordio è stata la vittoria dell’Anm

Al netto del lavoro un dato inconfutabile a detta del capo del dicastero di via Arenula è che più che «essere una vittoria della coalizione di sinistra, questa è una vittoria dell’Anm che ha subito introdotto il Comitato del No e ha dato una spinta propulsiva formidabile. Questo darà all’Associazione nazionale magistrati un potere contrattuale che già aveva, che sarà aumentato e con cui farà i conti anche la sinistra». Per Nordio «l’Anm diventa un soggetto politico. E un soggetto politico che sia contrapposto a un governo di destra o a un governo di sinistra è sempre un soggetto politico anomalo: loro saranno i prossimi interlocutori».

Il Guardasigilli cita Vassalli

Per il Ministro della Giustizia «L’intervento della magistratura associata e sindacalizzata sarà una forte pressione politica. Come ha detto Vassalli, l’Italia vive da parecchio tempo in una situazione di sovranità limitata nel senso che le riforme della giustizia non si fanno se la magistratura non dà un placet».

Errori di comunicazione

Tornando alle uscite che lo hanno visto spesso protagonista di botta e risposta in questi mesi di campagna referendaria, Nordio è franco: «Ammetto vari errori che ho fatto nell’impostazione sulla comunicazione, ma è anche vero che la frase più contestata sul cosiddetto sistema para-mafioso era una citazione di un pm, è stata attribuita a me e da lì si sono scatenate una serie di polemiche che neanche le smentite più forti sono riuscite ad arginare. Bilanciando le osservazioni sopra le righe fatte dai nostri e fatte da loro (fronte del no ndr) penso che la situazione algebrica sia equivalente: loro ci hanno detto piduisti, fascisti, mafiosi e banditi. Non credo che questo eccesso di polemica dalla quale ho cercato di tenermi lontano abbia influito più di tanto. È sufficiente guardare la mappa della diffusione del voto, la percentuale dell’età e lo scarto che ha smontato tutte le previsioni».

Ritorsioni escluse: pensare a strumentalizzazioni sarebbe un sacrilegio

Infine Nordio esclude che ci possano essere delle conseguenze o addirittura delle ritorsioni dopo il referendum: «Che la magistratura invii raffiche di informazioni di garanzia o di provvedimenti giudiziari nei confronti di chi ha patrocinato questa riforma lo escludo categoricamente e lo escludo da ex magistrato che conosce i suoi colleghi. Sarebbe un sacrilego pensare di strumentalizzare l’enorme potere, che la magistratura ha, per infierire sui vinti, Si tratta di una concezione assolutamente irrealistica», conclude.

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di Eva De Alessandri - 24 Marzo 2026