CERCA SUL SECOLO D'ITALIA

Nitto Santapaola, muore uno dei boss più sanguinari di Cosa Nostra, mandante della strage di Capaci

Era in regime di 41bis

Nitto Santapaola, muore uno dei boss più sanguinari di Cosa Nostra, mandante della strage di Capaci

Politica - di Redazione - 2 Marzo 2026 alle 22:05

È morto nel carcere milanese di Opera, il boss catanese Benedetto “Nitto” Santapaola, 87 anni, dove era detenuto in regime del 41bis, il carcere duro. E’ deceduto nel reparto di medicina penitenziaria istituito per le cure dei detenuti del Nord Italia, dove era stato trasferito per le sue condizioni di salute. Santapaola è stato uno dei più sanguinari boss mafiosi siciliani, ritenuto il mandante di stragi e omicidi, incluso l’attentato di Capaci del maggio 1992 in cui morirono Giovanni Falcone, la moglie e gli agenti della scorta. L’arresto un anno più tardi, dopo una lunga latitanza. La procura di Milano ha disposto l’autopsia.

Morto Nitto Sanapaola, boss tra i più sanguinari

Esponente della criminalitaà organizzata catanese e siciliana è stato considerato uno dei principali capi di Cosa Nostra a partire dagli anni Settanta. Nato a Catania nel 1938, è stato a lungo il leader del clan Santapaola-Ercolano, influente nel territorio etneo. E’ stato coinvolto in numerosi procedimenti giudiziari per reati di associazione mafiosa, omicidio e traffico di droga. Arrestato nel 1993 dopo anni di latitanza, è stato condannato a diversi ergastoli. La sua figura è spesso citata nelle indagini e nei processi legati alla stagione delle stragi mafiose che hanno segnato l’Italia tra gli anni Ottanta e Novanta.

Gli omicidi Dalla Chiesa, Capaci e via d’Amelio

Nitto Santapaola è stato uno dei più potenti e longevi capi di Cosa Nostra nella Sicilia orientale. Iniziò la propria “carriera” criminale negli anni Sessanta a Catania, in un contesto di forte espansione economica e speculazione edilizia. Dopo l’uccisione del boss Giuseppe Calderone nel 1978, si impose come capo della famiglia mafiosa catanese, allineandosi con il gruppo dei Corleonesi guidati da Salvatore Riina e Bernardo Provenzano. Grazie a questa alleanza, consolidò il controllo sul territorio di Catania e provincia, rafforzando i legami con imprenditoria, politica e settori economici strategici.

Il clan Santapaola fu coinvolto in traffico internazionale di stupefacenti; estorsioni e controllo degli appalti pubblici; omicidi di mafia; infiltrazioni nell’economia legale. Tra i delitti più gravi attribuiti alla sua organizzazione ci sono l’omicidio del generale Carlo Alberto dalla Chiesa (1982), l’omicidio del giornalista Giuseppe Fava (1984), fondatore de I Siciliani. Latitante dal 1982, Santapaola fu arrestato nel 1993 a Catania.

I processi, le udienze

Era il 19 aprile del 1995, quando si presentò nell’aula bunker del carcere Malaspina di Caltanissetta, per la prima udienza del processo per la strage di Capaci. Ma la prima udienza fu subito rinviata per la mancata nomina dei giudici supplenti della Corte d’assise. Erano 41 gli imputati – ricostruisce l’Adnkronos-  capi e gregari di Cosa nostra accusati di avere assassinato, il 23 maggio del ‘ 92, il giudice Giovanni Falcone con la moglie e la scorta. Ma il processo sarà “solo l’ inizio della ricerca di una verità che non può fermarsi al livello militare dell’organizzazione del delitto”, aveva detto Maria Falcone, sorella del magistrato ucciso. Secondo la quale bisognava andare “oltre” e scoprire i “mandanti occulti”.

Come fu inchiodato

Per la seconda udienza del processo, la prima in cui si è entrati nella fase procedurale, si sono presentati tra gli altri. Nitto Santapaola, i fratelli Graviano, e i boss Ganci – capimafia della Noce, il quartiere dove Totò Riina si è nascosto per anni. In due anni e tre mesi di indagini, la procura di Caltanissetta li ha chiamati alla sbarra insieme a tutti i presunti responsabili di quella strage, ritenuti componenti di Cosa Nostra. La procura ha raccolto deposizioni di 49 pentiti, tra cui tre esecutori materiali dell’attentato. Ha ricostruito in un poligono militare, e ripreso con una telecamera, ogni momento di quel 23 maggio 1992 lungo l’autostrada di Capaci per proiettarlo in un maxischermo nell’aula bunker.

Nel 1997 Santapaola venne condannato all’ergastolo in primo grado come mandante della strage di Capaci in quanto membro della “Cupola regionale” di Cosa nostra. Ad inchiodarlo, le dichiarazioni dei collaboratori di giustizia Leonardo Messina, Maurizio Avola, Giuseppe Pulvirenti e Filippo Malvagna. Il 19 luglio 1992 venne ucciso il giudice Paolo Borsellino, con un’autobomba che massacrò anche gli agenti della scorta: Emanuela Loi, Walter Eddie Cosina, Claudio Traina, Vincenzo Li Muli e Agostino Catalano.

Santapaola fu tra gli imputati nel terzo processo per la strage di via d’Amelio (denominato “Borsellino ter”) sempre in qualità di mandante. Il 9 luglio 2003 lo stralcio del Borsellino ter e parte del procedimento per la strage di Capaci, entrambi rinviati dalla Cassazione alla Corte d’assise d’appello di Catania, vennero riuniti in un unico processo e nel 2006 venne condannato all’ergastolo per entrambe le stragi. Sentenza divenuta definitiva nel 2008.

Non ci sono commenti, inizia una discussione

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

di Redazione - 2 Marzo 2026