Pronti due esposti
Mulè: “Su di me schizzi di fango. Dalle Procure i primi pensierini sgraditi per i sostenitori del sì”
L'esponente di Forza Italia, in prima linea nella campagna referendaria, parla dopo aver letto sui giornali il suo nome legato a una inchiesta in cui non è coinvolto. Ma non è sorpreso: "consolidata tradizione della tenaglia magistratura-stampa" e prevede "i bravissimi magistrati non troveranno il colpevole..."
«Come volevasi dimostrare, e ahinoi ampiamente previsto. Dopo il referendum sulla giustizia, dalle Procure iniziano ad arrivare pensierini sgraditi a chi si è impegnato in prima fila per il Sì». Giorgio Mulè parla in una intervista a Libero Quotidiano, dopo aver letto il suo nome sui giornali, a partire dal quotidiano La Repubblica, legato a una inchiesta che ha portato a 26 avvisi di garanzia ma non lui che non è nemmeno coinvolto.
“Consolidata tradizione della tenaglia magistratura-stampa”
Mulè non si dice sorpreso, anzi «Rilevo che, nella consolidata tradizione della tenaglia magistratura-stampa, mi ritrovo colpito da schizzi di fango partiti da un’inchiesta che non mi riguarda. La tecnica è sempre la stessa: nel mentre viene dato conto di un’indagine, si fa uscire ad arte il mio nome anche se non sono neppure indagato e viene accostato a personaggi coinvolti e… oplà i giornalisti scrivono che “spunta” il nome di Mulè oppure “nelle carte si fa il nome di Mulè”: sono entrambe circostanze false ma intanto si danneggia la mia immagine».
Due esposti: uno a Roma uno a Perugia
E la responsabilità di chi ha diffuso materiale sugli atti preparatori dell’inchiesta e non su quelli pubblici, e che dunque non poteva essere a disposizione della stampa dice: «Saranno le Procure stesse ad accertarlo. Sono pronti due esposti: uno diretto a Roma, che è titolare dell’inchiesta, l’altro a Perugia, sede competente per le eventuali irregolarità commesse dai magistrati della Capitale. In entrambi si chiede conto di scovare i responsabili di questa porcheria ai miei danni. Ma ovviamente posso vaticinare che i bravissimi magistrati non troveranno il colpevole…».
Il nome di Mulè non è negli atti pubblici
Il deputato di Forza Italia, tra i volti in prima linea a sostegno del sì al referendum sulla riforma della giustizia prova a riepilogare l’accaduto: « Negli ordini di perquisizione non si fa mai riferimento a me. Nessuno poteva risalire a me; eppure, a perquisizione in corso, sulla stampa spunta il mio nome». E ora è lui «a chiedere spiegazioni, non devo fornirle. Forse quell’episodio – che risale a oltre due anni fa e del quale nessuno mai si è sentito in dovere anche solo di chiedermi qualcosa – e il mio nome comparivano negli atti preparatori dell’inchiesta, ma non in quelli pubblici ripeto. Quelle carte sono a disposizione solo degli inquirenti. Quindi io chiedo alle Procure di Roma e Perugia: chi, di grazia, ha fatto la soffiata in questa maniera schifosa ai giornalisti , e perché ?».
Mulè andrà in fondo: rivelazione di segreto d’ufficio
Mulè non lascia dubbi: «Voglio andare a fondo a questa storia. Aver fatto uscire il mio nome, non essendo coinvolto nell’inchiesta, è uno sfregio del quale sto chiamando la Procura di Roma a dare giustificazione. Di sicuro si è dimostrata incapace di tutelarmi come cittadino estraneo all’indagine». E alla Procura che ha respinto ogni insinuazione chiede «Escludendo che la colpevole sia una cicogna o una gazza ladra chi è stato allora a fare la soffiata? Ritiene la Procura che sia stata la Guardia di Finanza ? Bene, apra un fascicolo e proceda per rivelazione di segreto d’ufficio».
Campagna referendaria fatta in prima fila
Mulè aveva previsto che dopo l’esito del referendum dalla magistratura sarebbe arrivato qualche “pensierino”: « È chiaro a chiunque che durante la campagna referendaria io ho dato fastidio, eufemisticamente , alla categoria dei magistrati Non mi meraviglio di quello che mi è successo, ma neppure lo accetto. E non mi stupirei se arrivasse qualche altro pensierino a chi si è speso. Quello per me è arrivato a stretto giro di posta».
Su cori Anti-Meloni mettetevi comodi: Csm non farà nulla
Del resto le reazioni dei magistrati in Procura a Napoli dopo la vittoria del No, con i cori da stadio anti-Meloni hanno ben raccontato il clima: « Scene vergognose da scolaresca in gita , da ultras di una curva allo stadio . Attendiamo la valorosa azione disciplinare del Consiglio Superiore della Magistratura per sanzionare le toghe che si sono prese gioco della presidente del Consiglio, hanno mess all’indice e alla berlina una collega perché aveva fatto campagna per il Sì e compromesso l ‘ immagine della magistratura . Mettetevi comodi , non succederà nulla…».