Vergognoso doppiopesismo
Milano, sospeso 3 giorni uno studente che ricorda le Foibe. Ma per Salis e transfemministe i cancelli sono sempre spalancati
Non c’è fine al doppiopesismo che abbiamo visto dilagare negli ultimi mesi di incontri e dibattiti che, dal referendum sulla Giustizia alla guerra, passando per i diritti civili, ha sfoderato il meglio del sue repertorio “sinistro” e scatenato cattivi maestri e estremismi dialettici. Se poi nel carnet delle argomentazioni rispunta in materia di ricorrenze storiche il doloroso “file Foibe“, allora la questione si fa anche più spinosa e la situazione incandescente. Lo sa bene l’ultima vittima di un sistema di censure e richiami in corso non da oggi: uno studente sospeso per ben tre giorni per aver richiamato alla memoria (e sottolineato silenzi, omissioni e negazionismi) la tragedia delle Foibe. Ma procediamo con ordine.
Milano, studente ricorda le Foibe con uno striscione e cartelloni appesi: sospeso tre giorni
E ripartiamo allora da una scuola di Milano, dove la memoria ha il passo corto e la tolleranza è a senso unico. Accade all’Istituto Severi-Correnti, dove il “reato” di patriottismo e la responsabilità di sentire la necessità di fare spazio alla memoria rinnegata costano caro: uno studente si è visto recapitare dal corpo docenti una comunicazione di sospensione di tre giorni, dal 27 al 29 aprile, per aver esposto, insieme ad alcuni compagni di scuola, uno striscione con la scritta “10/02 Io non scordo” e aver affisso cartelloni sulla tragedia di Norma Cossetto e i massacri titini.
Le “motivazioni” del provvedimento dei docenti
Dunque, tre giorni di sospensione a un rappresentante degli studenti, colpevole di aver onorato il Giorno del Ricordo. E motivazioni addotte dai docenti per giustificare il provvedimento che sembrano riecheggiare un classico pretesto burocratico: l’uso del nome della scuola sui social o l’affissione di manifesti “non autorizzati”. Lo spiega il Blocco Studentesco di Milano, movimento politico giovanile di cui fa parte l’allievo del Severi – e lo rilancia Libero in edicola oggi – argomentazioni quali «l’utilizzo “improprio” del nome della scuola all’interno della pagina Instagram della lista studentesca cui lo studente appartiene. L’oscuramento dei volti nelle foto pubblicate sui social. O l’affissione di “manifesti non autorizzati”, risultano fuori luogo e ridicole. E gettano un’ombra sull’intero sistema scolastico italiano».
Cortocircuito ideologico: due pesi e due misure
Argomentazioni che dovrebbero retrocedere di fronte al valore di una ricorrenza istituita per legge dallo Stato italiano. E rispetto al mandato dell’educazione che dovrebbe ottemperare il rispetto della verità storica, a fronte del quale, in casi come quello il oggetto, sembra preferirsi l’ostinazione alla censura (a corrente alternata) verso chiunque provi a ricordare la pulizia etnica subita dai nostri connazionali al confine orientale. Ma non è tutto. Perché ciò che sconcerta di questa vicenda, non è solo la sanzione, ma il clamoroso doppiopesismo che sembra regnare incontrastato nei corridoi di molti istituti (non solo di quello milanese di cui stiamo parlando). Sì, perché se per ricordare le Foibe si finisce dietro la lavagna, per altre battaglie i cancelli si spalancano eccome, trasformando aule e corridoi in passerelle politiche di parte.
La scusa del regolamento contro il dovere della memoria
Non stupisce, ma certo dà da pensare (eccome) allora che l’istituto che ha sospeso il giovane per il ricordo delle Foibe, è la stessa scuola che non ha battuto ciglio nell’ospitare collettivi transfemministi come “Non una di meno”, o conferenze sulla “Global Sumud Flotilla” con esponenti del Pd, dove la retorica anti-israeliana viene spacciata per approfondimento. E sullo stesso piano, è altrettanto “illuminante” il confronto con quanto accaduto al vicino Liceo Da Vinci, dove i collettivi hanno potuto accogliere in pompa magna Ilaria Salis.
Studente sospeso per il ricordo delle Foibe, porte aperte nell’istituto a trans-femministe e Salis
Scrive non a caso Libero risfogliando il calendario degli eventi: «Peraltro il Severi-Correnti, invece, non ha avuto problemi nell’ospitare lo scorso 12 febbraio 2026 “Non una di meno” per parlare di educazione sessuo-affettiva. Con il collettivo dell’istituto che invocava, sui social, una scuola transfemminista. Oppure lo scorso novembre l’Aula magna del liceo ha visto come relatore il consigliere regionale dem Paolo Romano per una conferenza sul suo viaggio a seguito della Global Sumud Flotilla. In un post, sulla pagina Origami-Severi-Correnti, narrando del conflitto israelo-palestinese scrivono che «la propaganda ha superato la verità».
Settarismo ideologico
E alla fine, il messaggio è sempre uno, chiaro e netto: ci sono vittime di serie A e vittime di serie B. C’è una politica che può entrare liberamente nelle aule. E un’altra – quella della memoria nazionale e dell’identità – che deve essere bandita o punita. Allora, finché la scuola italiana sarà ostaggio di questo settarismo ideologico, il “Giorno del Ricordo” resterà una battaglia di civiltà ancora tutta da combattere, sperando che non continui in eterno a rimbalzare sul muro di gomma di una sinistra che seleziona e esclude chi e cosa ricordare o ascoltare. (In alto la foto di uno dei tanti striscioni affissi in una delle recenti manifestazioni commemorative del Giorno del Ricordo).
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