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Meloni: “Votare sì per aprire una pagina nuova per la giustizia e per l’Italia”

Domenica e lunedi si vota

Meloni: “Votare sì per aprire una pagina nuova per la giustizia e per l’Italia”

La premier sottolinea la riforma della giustizia su cui i cittadini si esprimeranno al referendum "non è né di destra né di sinistra: è un provvedimento giusto che vuole rendere la giustizia", identica a se stessa nonostante il passare dei decenni, "più moderna, giusta, responsabile e libera"

Politica - di Eva De Alessandri - 16 Marzo 2026 alle 09:52

Chiamata alle urne del presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, in vista del referendum del 22 e 23 marzo. La premier ha inaugurato l’ultima settimana di campagna referendaria, che oggi inizia ufficialmente, con una intervista sul quotidiano “Il Dubbio”. E la prima domanda a cui risponde è sul perché domenica e lunedì gli italiani dovrebbero andare a votare sì alla riforma varata dal Parlamento e proposta dal governo. La risposta ovviamente è precisa e tempestiva: «La giustizia è uno dei tre poteri fondamentali dello Stato, ed è indispensabile per far camminare l’Italia. Ma se la giustizia è lenta, inefficiente e ingiusta, allora tutta la macchina si inceppa e le conseguenze le pagano i cittadini. Tutti i cittadini, non solo coloro che hanno avuto direttamente a che fare con la giustizia. Perché i magistrati decidono su tantissimi aspetti della nostra vita quotidiana, come la sicurezza, l’immigrazione, il lavoro, la salute e la libertà personale. È un potere enorme, ma è anche l’unico potere a cui non corrisponde quasi mai un’adeguata responsabilità».

Correggere storture profonde e strutturali

Meloni ricorda che con il sistema attuale «se un magistrato sbaglia o non fa il proprio dovere, nella maggior parte dei casi non accade nulla. E quel magistrato può fare anche carriera. E chi ne paga le conseguenze? I cittadini, le famiglie e le imprese di questa Nazione. Ecco perché è necessario andare a votare, e votare Sì, perché è arrivato il tempo di correggere queste storture, profonde e strutturali».

Giustizia moderna, al passo con i tempi

Una riforma che secondo quanto emerge dalle parole di Meloni è anche nelle cose, uno stare al passo con i tempi e con una società che rispetto agli anni ‘40/’50 è molto cambiata: «In questi ottant’anni di storia repubblicana abbiamo riformato il Parlamento, il Governo, la Pubblica amministrazione, le Regioni e moltissimi altri ambiti della società italiana, tranne la giustizia, che è rimasta sempre identica a sé stessa. E il risultato è sotto gli occhi di tutti: la magistratura ha perso molta della sua efficacia, con le drammatiche conseguenze che i cittadini conoscono bene.
L’obiettivo di questa riforma è rendere la giustizia più moderna, giusta, responsabile e libera. Libera dai condizionamenti della politica, e da quelle degenerazioni correntizie che hanno compromesso la credibilità, il prestigio e l’autorevolezza della magistratura. Ecco perché ai cittadini dico di non restare a guardare. E di andare a votare, e votare sì, per aprire una pagina nuova per la giustizia e per la nostra Nazione».

Riforma della giustizia: impegno rispettato con gli elettori

Varare la riforma della giustizia è un impegno che Giorgia Meloni, Fratelli d’Italia e in generale il centrodestra, hanno preso con gli italiani in campagna elettorale. Importante a tal punto da essere inserita all’interno del programma con cui la coalizione si è presentata ai cittadini prima del voto. Oggi questa riforma, a prescindere dall’esito del referendum, rappresenta una promessa mantenuta: «Questa è una storica battaglia del centrodestra, e che tutte le forze del centrodestra hanno sempre sostenuto con forza e convinzione. È uno degli impegni che abbiamo preso con gli italiani quando ci siamo presentati al loro cospetto, ed è consacrato nel programma di governo che guida l’azione di quest’Esecutivo e di questa maggioranza. È un impegno che abbiamo tramutato in legge una volta arrivati alla guida della Nazione e che ora spetterà ai cittadini confermare o meno. E noi rispetteremo qualunque esito, perché in democrazia sono i cittadini ad avere l’ultima parola».

Diffidare dalla trappola di chi parla di voto al referendum contro il governo

La premier poi lancia l’allerta ai cittadini rispetto a chi vorrebbe trasformare il voto su una riforma storica come quella sulla giustizia in protesta politica contro il Governo. Meloni spiega «I cittadini non devono cadere in questa trappola, nella quale più di qualcuno vorrebbe farli cadere. Devono andare a votare pensando a ciò che serve e che reputano più utile per l’Italia, non a ciò che conviene al Governo o ad un partito. E lo dico perché i governi passano, i partiti pure, ma la Costituzione rimane e incide sulla vita di tutti».

Riforma né di destra né di sinistra: riforma di buonsenso e giusta

«Questa riforma non è di destra né di sinistra. È una riforma di semplice e puro buonsenso, e non è affatto un caso che molti dei punti che prevede – dalla separazione delle carriere al sorteggio per il Csm – siano stati proposti in passato da chi oggi li contesta con tanto impeto, col solo obiettivo di attaccare politicamente il governo. Ma la verità è che questa riforma è una riforma giusta e che riguarda la vita di tutti, la nostra libertà e i nostri diritti. Dopo decenni di rinvii, tentativi falliti e occasioni mancate, siamo arrivati all’ultimo miglio. Il traguardo è in vista, ma riusciremo a tagliarlo solo se i cittadini ci daranno una mano» continua Meloni.

Se vince il sì avviamo a Chigi un tavolo con i rappresentanti di magistrati e avvocatura

E annuncia «In caso di conferma referendaria della riforma, che nei giorni immediatamente successivi farò avviare a Palazzo Chigi un tavolo con i rappresentanti dei magistrati e dell’avvocatura in modo da raccogliere proposte e suggerimenti per scrivere le norme di attuazione, che saranno importanti quanto la stessa riforma».

Le fake news del no su “Punizioni” e “intimidazioni”

A chi definisce questa riforma una “punizione” contro le toghe il capo del governo risponde: «Non vogliamo punire nessuno, e non accetto che qualcuno lo sostenga. Io ho iniziato a far politica seguendo l’esempio di Paolo Borsellino, e ho sempre nutrito massimo rispetto per il lavoro che i magistrati fanno ogni giorno per contrastare il crimine e garantire ai cittadini libertà e sicurezza. E il fatto che questa riforma sia convintamente sostenuta da moltissimi magistrati in servizio, fra i quali Procuratori della Repubblica e Presidenti di sezione di Cassazione, conferma nel modo più evidente che non è fatta contro i magistrati o contro qualcuno, ma che è invece per tutti i magistrati e, con loro, per tutti i cittadini» E lo stesso vale per chi ha parlato di “intimidire le toghe con l’introduzione dell’Alta Corte disciplinare, che per Meloni rappresenta «una delle novità più importanti di questa riforma, perché introduce finalmente un organismo disciplinare terzo e imparziale che valuterà l’operato dei magistrati nel merito, e non più con la sezione disciplinare di un Csm eletto su base correntizia».

Chi sbaglia se ne assume la responsabilità

Meloni, infine, sottolinea che «se c’è qualcosa di più odioso di un sistema che non garantisce che un magistrato, come tutti gli altri cittadini, paghi per i propri errori, è un sistema che chiude un occhio davanti a quegli errori e che consente a quei magistrati negligenti di ricevere valutazioni positive dal Csm e fare carriera. Io penso che non sia più accettabile un sistema nel quale l’errore di un magistrato negligente che ha dimenticato una persona in carcere per 578 giorni possa essere giudicato di “scarsa rilevanza” e irrilevante per la progressione in carriera. In uno Stato che si definisce giusto e serio tutto questo non è accettabile. Perché chi sbaglia deve assumere la responsabilità di quegli errori, e chi non è in grado di fare bene il proprio lavoro non merita di essere promosso. Così come chi fa bene il proprio lavoro merita di essere valorizzato, e non di restare al palo perché non ha le amicizie giuste» conclude.

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