Un Sì per un Paese migliore
Meloni: «Votare no per mandarmi a casa? Non è un grande affare: io resto comunque, ma l’Italia perde un’occasione epocale»
La premier ospite di Nicola Porro a Quarta Repubblica ricorda che la riforma era nel programma di governo e rivendica che non è di destra o di sinistra, ma di buon senso: «Io non sbaglio a parlare del merito della riforma perché mi sono sempre fidata dell’intelligenza dei cittadini»
«Io non sbaglio a parlare del merito della riforma perché mi sono sempre fidata dell’intelligenza dei cittadini». Giorgia Meloni l’ha rivendicato nel corso della trasmissione Quarta Repubblica su Rete 4, parlando del referendum e chiarendo, come sempre fatto, di ritenere che anche in questo frangente gli italiani siano perfettamente in grado di valutare le situazioni, i segnali, gli elementi dati. Di andare cioè oltre la propaganda. «Penso che la prima cosa che i cittadini vedono in questa campagna elettorale – ha spiegato – è che i toni sono oggettivamente oltre. E quando i toni sono così accesi, o gli scenari che si paventano sono così drammatici, spesso è perché non si può dire la verità».
L’opposizione senza argomenti contro una «riforma di buon senso»
«Il Pd che sosteneva la separazione delle carriere: che dovrebbe dire? Il Movimento 5 Stelle che sosteneva il sorteggio per i membri del Csm: che dovrebbe dire? Nicola Gratteri che sosteneva il sorteggio per i membri del Csm: che dovrebbe dire? Hanno cambiato idea perché c’è al governo un esecutivo di destra?», ha proseguito la premier, sottolineando che «certo la sinistra non può dire: “È stato un governo di centrodestra che ha fatto la riforma che proponevamo tutti perché sono stati più bravi di noi”. E quindi che devono dire? “Attentato alla Costituzione. Il fascismo. La deriva illiberale”. Perché è l’unico argomento che rimane per mobilitare il proprio elettorato su una riforma che è di assoluto buon senso».
Le basi per risolvere gran parte dei problemi della giustizia
La riforma della giustizia, ha ricordato Meloni, «mette le basi per risolvere la gran parte dei problemi che abbiamo nella giustizia, che sono problemi, diciamo così, legati a un’imparzialità del giudice sulla quale spesso abbiamo avuto tutti quanti dei dubbi».
Chi ha paura di modernizzare il sistema?
«Siamo d’accordo sul fatto che il sistema non funziona? E allora perché non lo dovremmo cambiare? Perché in questa Nazione dovremmo avere paura di essere moderni?», ha chiesto ancora la presidente del Consiglio, ricordando che «io sono una persona abituata a rispettare gli impegni» e questa riforma era tra gli impegni presi con gli italiani. «Applichiamo il programma con il quale ci siamo presentati al cospetto dei cittadini. In quel programma – ha ricordato Meloni – c’era la riforma della giustizia nel senso in cui l’abbiamo fatta. I cittadini hanno votato quel programma a maggioranza e noi abbiamo dato seguito a quella iniziativa».
Un impegno preso con gli italiani
«Dopodiché, se i cittadini oggi avessero cambiato idea, io ne prendo atto, ma io altro non ho fatto che fare quello che mi ero impegnata a fare e che i cittadini mi hanno chiesto», ha rivendicato la premier, ribadendo che «non lego il mio destino all’esito del referendum, perché la riforma della giustizia per me è una cosa super importante, dopodiché è una delle 400, 500, 600, 1000 cose che abbiamo fatto in questi 4 anni». E dunque, no, sull’esito del referendum non c’è alcun timore rispetto al governo. Semmai «mi dispiace se l’Italia perde la straordinaria occasione di fare una riforma epocale attesa da decenni».
Perché votare No «non è un grande affare»
«Io intendo arrivare alla fine della legislatura e farmi giudicare dagli italiani sul complesso del lavoro che ho fatto quindi non avrebbe senso che io mi dimettessi anche nel caso di vittoria del No. Questo a maggior ragione dovrebbe convincere chi è d’accordo con la riforma, e la sinistra cerca di convincere dicendo di votare No contro la Meloni», ha sottolineato la premier, ricordando che il voto per le politiche è tra un anno ed è li che si decide se il governo deve andare a casa o meno. «Ma intanto oggi si vota sulla giustizia. E se tu oggi voti No per mandare a casa la Meloni, ti ritrovi la Meloni che rimane al suo posto, e pure una giustizia che continua a non funzionare. Non mi sembra, diciamo, un grande affare», ha scherzato Meloni. «Conviene andare a votare intanto per migliorare lo stato della giustizia in Italia, indipendentemente da chi dovesse andare al governo fra un anno. Perché – ha chiarito la premier – a me basta lasciare questa Nazione in condizioni migliori di come l’ho ereditata, indipendentemente da quello che gli italiani sceglieranno fra un anno».
La volontà di liberare i magistrati dalle correnti
«È evidente – ha aggiunto Meloni nell’intervista con Porro – che una vittoria del “No” sarebbe una legittimazione di tutto quello che noi stiamo cercando di superare, di risolvere, di combattere. Sarebbe una legittimazione dei casi di magistrati negligenti che fanno carriera, della spartizione correntizia, dell’irresponsabilità, delle sentenze surreali che abbiamo visto copiosamente, particolarmente in questi mesi». Mentre «io voglio una riforma che consenta a magistrati bravi che fanno il loro lavoro di poter avanzare di carriera anche se non si sono inseriti nel meccanismo spartitorio delle correnti ideologizzate».
«In Italia noi abbiamo migliaia e migliaia e migliaia di giudici che fanno ottimamente il loro lavoro e che spesso sono stati mortificati perché non avevano le amicizie giuste», ha ricordato Meloni, ribadendo dunque che «non è una riforma fatta contro i magistrati, è una riforma fatta per tutti i magistrati perché è una riforma che introduce la meritocrazia, che introduce la responsabilità e che quindi consente anche una giustizia più efficiente, perché dove c’è responsabilità, dove rispondi anche quando sbagli, hai una risposta in termini di efficienza».