Immagini e toni pesantissimi
Meloni a testa in giù, col sangue o bruciata in piazza: il fronte del “No” chiude in bruttezza e volgarità
L’ultimo sfregio alla civiltà e al rispetto delle istituzioni, prima ancora che alla persona Giorgia Meloni, è un manifesto per il “No” firmato dai Carc, nel quale la premier viene sistemata a testa in giù a richiamare la fine di Mussolini. Non proprio un esempio di comunicazione democratica, anche perché chi ha dato la vita a quei manifesti sono Comitati di Appoggio alla Resistenza per il Comunismo (oggi Partito dei CARC), sono un movimento politico extraparlamentare italiano fondato nel 1992 a Viareggio da ex militanti di gruppi marxisti-leninisti, autonomi e trotskisti degli anni ’70. Sono gli stessi che in piazza, qualche giorno fa, avevano dato fuoco a un bandierone con i volti di Meloni e Nordio durante un corteo a Roma. Simpatici.
Il “No” alla Meloni sbattuto sui muri in stile “sangue e arena”
“Il manifesto apparso a Roma del partito dei Carc, che ritrae il Presidente del Consiglio Giorgia Meloni a testa in giù, utilizzata per pubblicizzare la propaganda del No, è la rappresentazione più violenta del clima d’odio crescente che la sinistra alimenta. È inaccettabile che si debba continuare ad assistere sistematicamente a manifestazioni di odio così becere e violente”, dice in una nota il vicecapogruppo di Fratelli d’Italia della Camera dei deputati, Augusta Montaruli. ”Chi predica democrazia non può restare in silenzio di fronte a simili derive. Ci aspettiamo che il Movimento 5 Stelle e tutte le forze della sinistra prendano immediatamente le distanze e condannino senza ambiguità questi metodi da centri sociali. Vediamo se ce la farete, per una volta. Non ci faremo intimidire da chi, non avendo argomenti nel merito del Referendum, sceglie la via dell’odio ideologico.”
Il conto alla rovescia verso il voto sulla riforma della giustizia, domenica e lunedì, dunque, fa segnare un peggioramento del clima, che a sinistra passa anche per manifesti nel quale il No, intorno al volto della Meloni, è cerchiato a sangue, per non parlare delle scritte sui muri e dei manifesti del “Sì” vandalizzati in molte città italiane. C’è una strana idea di personalizzazione della lotta referendaria, sul fronte del “No”, che ieri sera ha portato su un palco di Roma, in una piazza semivuota, il segretario di un sindacato, la Cgil, Maurizio Landini, accanto ai leader di partiti del centrosinistra, come se fosse un tutt’uno, un accrocchio politico-sociale unito dalla “resistenza” alla destra che governa, forte dei voti e anche dei sondaggi, quindi tuttora maggioranza nel Paese, a dar credito ai media. L’inasprimento dei toni, invece, a sinistra, ha fatto seguito a un imbarbarimento delle immagini, le foto, i manifesti, i volti sbattuti a testa in giù, i colori rossi del sangue e del comunismo, come se i giudici, con quella roba lì, trozkista più nei metodi che nei contenuti, avesse qualcosa a che fare con il loro ruolo di garanti di tutti, anche di quelli del “Sì”.