L'esodo verso il terzo polo
Marianna Madia verso l’addio al Pd. Firma la mozione dei centristi sull’Iran e dà scacco matto a Elly
Anche lei è pronta a fare le valigie dal Nazareno, dove l’aria per i riformisti è diventata irrespirabile, per approdare a lidi centristi. Dopo l’uscita dal partito dell’europarlamentare Elisabetta Gualmini per dissensi profondi con la linea massimalista della segretaria Schlein, il Pd sta per perdere un altro pezzo da 90. Marianna Madia, da mesi in rotta di collisione con la dirigenza, è in procinto di mollare il partito per approdare nelle file di Italia Viva. Da sempre contraria alle sbandate verso i 5Stelle con cui – dice – “c’è una incompatibilità di cultura politica”, refrattaria alle posture da militante anni ’70 della segretaria, è pronta allo strappo. O al grande salto. Il disagio viene da lontano e non è passata inosservata la partecipazione alla Leopolda dell’ex ministra dei governi Renzi e Gentiloni, enfant prodige della stagione “gloriosa” della rottamazione.
Marianna Madia si prepara a fare le valigie dal Pd
La prova che mancava è arrivata oggi al Senato. Madia non ha firmato il testo della risoluzione dem sulle comunicazioni della premier Meloni sull’Iran e la politica estera. La sua firma, come quella di Pier Ferdinando Casini, è in calce invece alla mozione del ‘rinato’ terzo Polo ( Italia Viva, Azione e Più Europa) che impegna il governo a confermare e rafforzare il sostegno all’Ucraina. E non chiude la porta alla cessione di mezzi e basi militari per difendere i partner del Golfo dalla rappresaglia iraniana. La mozione del Pd con le impuntature sul no all’utilizzo delle basi Nato, sventolato come una bandiera) e il lodo Spagna dopo l’invaghimento Pedro Sanchez, l’eroe dalla ‘schiena dritta’, non la convince.
Firma la risoluzione dei centristi: condivido tutto di quel testo
Lei la mette così. “Voto la risoluzione del Pd e firmo il testo di Azione, Italia Viva e Più Europa. Penso sia un bene che i tre gruppi stiano insieme e che sui temi di politica estera abbiano parole che uniscono”. Evidentemente ha scelto la strada del distacco indolore. “Questo è un grande dibattito internazionale, non deve ricadere nelle piccole nostre beghe nazionali. Ho sentito che era la cosa giusta”. Insomma va dove la porta il cuore. E se ci sono dubbi insiste di condividere “tutto il testo” presentato dai centristi, “non una cosa in particolare, in vista del consiglio Ue e di tutto cio’ che sta accadendo”.
Schlein sempre più isolata con Conte che le ruba la scena
Povera Elly, scornata due volte visto che non solo perde pezzi di partito cammin facendo, ma è costretta a prendere lezioni di strategia e tattica da Conte. Che continua a strapparle la scena. L’ex premier, che studia da co-federatore delle opposizioni, ha lavorato sodo per per intestarsi la prima risoluzione unitaria del “rinato” Campo Largo, naufragata come tutte le missioni impossibili. Obiettivo mancato: trovare la quadra su una sola risoluzione che tenesse insieme tutti i temi delle comunicazioni della premier nel nome della drammaticità del quadro internazionale. Per oggi è andata male, come sempre le opposizioni sono arrivate in aula in ordine sparso con quattro risoluzioni. Una del Pd, una di Avs, una di M5S e un testo unitario di Italia Viva, Azione e +Europa.
Più che il campo largo rinasce il Terzo Polo
Ma il leader 5Stelle non molla. “Non ci possiamo fermare qui, non si è chiuso il cerchio questa volta ma per il M5s lo sforzo non si ferma, continuerà, va oltre questa occasione. Da oggi, per noi, è la priorità. Dobbiamo assolutamente recuperare le ragioni e le coordinate di un percorso per riorganizzare l’ordine mondiale, non possiamo rassegnarci alle forze che vogliono lo sfascio. Noi no”. Messaggio chiaro per Elly che continua a navigare a vista. Per oggi più che il campo largo sembra rinascere il terzo Polo con esponenti di spicco del Pd pronti a fare le valigie, chi in direzione Calenda, chi in direzione Renzi.
Riformisti pronti a uscire dall’angolo
Dal posizionamento sul referendum, al terreno scivoloso dell’antisemitismo alla politica estera il fossato che separa le due anime del Pd è sempre più profondo. Dall’Ucraina a Gaza passando per il conflitto in Iran il Pd è spaccato a metà come una mela. E i riformisti sembrano pronti a trasformare gli appelli in azioni. Tra questi Graziano Delrio, messo in croce per la sua proposta di legge sull’antisemitismo, tentato dalla carta di una Margherita 4.0. “Cara Elly”, chiedeva poco tempo fa Pina Picierno alla segretaria, “perché non sei mai andata a Kiev? Marianna Madia, Giorgio Gori, Sandra Zampa, Lia Quartapelle lottano per le loro idee e continuano a difenderle. Ma in molti si chiedono fino a quanto sarà possibile”.