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Mantovano stende Grosso: “Il sorteggio eliminerà la negligenza. La Costituzione non è un oggetto da museo”

Il confronto sul referendum

Mantovano stende Grosso: “Il sorteggio eliminerà la negligenza. La Costituzione non è un oggetto da museo”

Il presidente del "Comitato per il No" e il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio in un confronto al Corriere Tv

Politica - di Giovanni Teller - 19 Marzo 2026 alle 19:29

Il voto per il referendum sulla giustizia si avvicina e il dibattito attorno alla “riforma a lungo attesa” prosegue. Stavolta, si sono confrontati sul tema il presidente del “Comitato per il No” Enrico Grosso e il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, Alfredo Mantovano, in un confronto al Corriere Tv. «Questa riforma pone delle fondamenta. Fino a questo momento il sistema delle correnti ha garantito chi era iscritto, ha fatto avanzare in carriera chi ha depositato sentenze con anni di ritardo e fatto errori», ha spiegato il funzionario di Palazzo Chigi, sottolineando che «togliere questa sorta di assicurazione sulla negligenza, sulla sciatteria, si realizza con il sorteggio e con l’istituzione del consiglio disciplinare». Una bella stoccata a Grosso, convinto che «il meccanismo del sorteggio distrugge la trasparenza necessaria».

Mantovano annienta Grosso sul dibattito per la separazione delle carriere

Il portavoce del “No” ha persino sostenuto che «la separazione delle carriere non determina nessun vantaggio, in compenso determina molti svantaggi: un pubblico ministero completamente separato, culturalmente separato, un pubblico ministero che si formerà diversamente dal giudice non acquisirà quella vicinanza all’idea comune di giustizia che consentirà a quel pubblico ministero di fare meglio il suo lavoro di pubblico ministero».

Ma anche qui Mantovano ha avuto la meglio, ricordando che «il sistema delle correnti ha fatto avanzare in carriera chi ne era iscritto, chi ha depositato le sentenze con anni di ritardo, chi non ha scarcerato chi aveva titolo ad essere libero, chi aveva rapporti di stretta intimità con una delle parti processuali e questo non ha inciso minimamente sulla valutazione professionalità di quel magistrato». Inoltre, la separazione delle carriere «non è la bacchetta magica ma è il fondamento su cui costruire tutto il resto».

«Votare “Sì” per rispettare la Costituzione»

Secondo Enrico Grosso, «modificare la struttura, la composizione e i poteri del Consiglio Superiore della Magistratura significa indebolire quella funzione fondamentale che è assegnata al Csm, cioè di proteggere in concreto quel principio di autonomia e indipendenza». Forse ha dimenticato che, come ha sottolineato il sottosegretario di Palazzo Chigi, «i padri costituenti molto saggiamente e dando al documento che redigevano una prospettiva lunga, come è stato fino a questo momento, hanno inserito nella Costituzione l’ultimo articolo, il 138, che prevede le procedure per modificarla, e per renderla nei suoi principi fondamentali, sempre più adeguata alle esigenze di modernizzazione, di cambiamento che venivano fuori dalla società italiana».

Al momento, infatti, le esigenze «di modernizzazione vanno nella direzione di richiedere l’efficienza del sistema giudiziario e non c’è soltanto quell’articolo, c’è anche l’articolo 111 sul giudice terzo e imparziale e c’è l’articolo 104 che anche nella nostra riforma si basa su due termini chiari: autonomia e indipendenza». Tra le tante cose, Alfredo Mantovano ha sottolineato che è importante «votare sì per rispettare pienamente la Costituzione che non va considerata come un oggetto da museo, immutabile».

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