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Mantovano: “Sorteggio del Csm e nuova corte disciplinare sono il cuore della riforma”

In vista del referendum

Mantovano: “Sorteggio del Csm e nuova corte disciplinare sono il cuore della riforma”

Il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio parla del provvedimento sulla giustizia sul quale il 22 e 23 marzo si esprimeranno gli italiani. Sulla Bartolozzi commenta: "frase infelice. Ora esaminare il merito della legge"

Politica - di Eva De Alessandri - 10 Marzo 2026 alle 12:13

«La separazione delle carriere va soltanto completata, non è il cuore della riforma: il cuore della riforma è costituito dal mix sorteggio e corte disciplinare». Il Sottosegratario alla Presidenza del Consiglio, Alfredo Mantovano, ospite di un programma radiofonico, torna a parlare della riforma della giustizia in vista del referendum del 22 e 23 marzo. Lo spunto è stato offerto dalla domanda sulle critiche relative al doppio Csm e al sistema di sorteggio per la scelta dei componenti togati.

Le regole attuali per entrare nel Csm

Mantovano spiega quale sono oggi le condizioni per entrare nel Csm: «è necessario avere almeno 12 anni di anzianità, sulla base di un norma introdotta dal ministro Cartabia, corrisponde all’anzianità minima per diventare consigliere di corte d’appello» e il governo non intende modificare questa soglia, semmai «introdurre ulteriori filtri come la totale assenza di pregiudizi penali o disciplinari».

Riforma gode di un consenso trasversale

La riforma su cui gli italiani si apprestano a pronunciarsi ha racconto finora un sostegno trasversale, che Mantovano spiega così: «Tanti autorevoli esponenti della sinistra che non hanno votato e non voteranno mai per Giorgia Meloni hanno espresso il loro consenso alla riforma, che significa che non è un insieme di norme di parte. Tanti autorevoli magistrati in servizio hanno manifestato e stanno manifestando il loro sì convinto e motivato alla riforma, che significa che non è contro i magistrati».

Giudici che decidono della libertà penale non sanno decidere su procuratore?

Mantovano sottolinea poi che «I giudici oggi decidono nel penale della libertà delle persone, nel diritto di famiglia dell’affidamento dei bambini in caso di crisi familiari, nel civile della sorte di aziende o del riconoscimento di crediti importanti, o ancora delle crisi d’impresa e dei fallimenti. Vogliamo immaginare che chi ogni giorno assume decisioni così delicate, controverse e importanti poi non sia capace di decidere chi deve fare il procuratore della Repubblica di una città o il presidente di un tribunale? Mi pare una mancanza di rispetto nei confronti della considerazione della media dei magistrati italiani”, conclude.

Sulla famiglia del bosco qualcosa andato storto

E proprio in riferimento al tema dei minori, il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio dei Ministri ha sottolineato che il loro «interesse superiore è che stiano il più possibile con i genitori» e la decisione del giudice del Tribunale dell’Aquila «è la riprova che qualcosa è andato storto». Dopo aver ricordato che oggi i bambini stanno riscontrando problemi di vario tipo, ha aggiunto che «questa è una vicenda assai complessa nella quale non voglio entrare nel merito», rievocando invece il caso della mamma triestina che lo scorso novembre uccise il figlio di 9 anni nonostante le numerose denunce per maltrattamenti e abusi a suo carico.

Manca un po’ di buonsenso comune

L’esponente di Palazzo Chigi sottolinea poi che «Quello che manca forse alla giustizia italiana è un po’ di buonsenso comune, un po’ di prevedibilità delle vicende e un equilibrio che deriva dalla fatto che c’è impunità che deriva dalle componenti correntizie. La riforma va esattamente in questa direzione: non è la bacchetta magica, ma pone le condizioni, perché una maggiore credibilità e un’omogeneità nel segno del buon senso possono essere realizzate» .

Da Bartolozzi frase infelice

Infine un commento sulle polemiche delle ultime ore che hanno riguardato Giusi Bartolozzi, capo di gabinetto del Ministro Nordio. Per Mantovano
«La frase della Bartolozzi è infelice, come lo stesso ministro Nordio ha sottolineato. Ma la cosa importante è esaminare il merito della riforma, merito che è oggetto della riforma. Non si tratta di decidere la sorte del governo fino alla fine della legislatura ma di capire se le modifiche alla Costituzione siano condivise o meno dagli italiani».

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di Eva De Alessandri - 10 Marzo 2026