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Malan: “Il popolo ha deciso e ne prendiamo atto. La guerra di certo non ci ha favoriti”

Analisi a caldo

Malan: “Il popolo ha deciso e ne prendiamo atto. La guerra di certo non ci ha favoriti”

Il capogruppo di Fratelli d'Italia in Senato ragiona dei numeri incassati dal referendum sulla giustizia e della strategia adottata dai due fronti in campo. Ora tocca alla legge elettorale

Politica - di Redazione - 24 Marzo 2026 alle 08:25

Il capogruppo di Fratelli d’Italia, Lucio Malan, prova ad analizzare ‘a caldo’ il voto degli italiani sul referendum della giustizia. Lo fa dalle pagine del quotidiano La Verità, non nascondendo la delusione: «Speravo in un risultato diverso ma ne prendiamo atto. Il popolo italiano ha deciso. L’alta partecipazione è sempre un dato positivo. Siamo riusciti a mobilitare tanti elettori, ma qualcuno a casa rispetto alle politiche è rimasto. Era un argomento complesso e la campagna referendaria non ha aiutato». Anche perché in Italia fare le riforme «È una necessità che resta, noi faremo il possibile per fare ciò che si può, ma da questa riforma dipendeva molto di quello che si poteva fare nel campo della giustizia».

Anm canta “chi non salta Meloni è” con buona pace dell’imparzialità

Scena inaspettata è stata quella dei magistrati di Anm riuniti nella loro saletta al tribunale di Napoli, che intonano Bella ciao e poi saltano cantando «chi non salta Meloni è». Malan la commenta «con le sentenze della Corte di cassazione, della Corte costituzionale e con le dichiarazioni di diversi presidenti della Repubblica che dicono che il magistrato non solo deve essere imparziale ma deve anche apparirlo».

Facile dire no a tutto come fa la sinistra

A chi considera centrale per leggere il risultato del voto, il tema della guerra e l’ostilità diffusa nei confronti un alleato come Trump, spiega: «Non credo che ci abbia danneggiati, ma di sicuro non ci ha favoriti» anche perchè «È facile dire no. Anche noi non siamo contenti della guerra e dei suoi riflessi sul costo della vita. Anche se la benzina costa 40 centesimi in meno rispetto a quanto costava dopo l’inizio della guerra in Ucraina, ma nel 2022 per la sinistra andava tutto bene. Al partito del No è sufficiente dire no. Ma alle elezioni bisogna presentare un programma comune. Promesse favolose poi si devono scontrare con la realtà. Noi facciamo il nostro lavoro, vedremo cosa saranno capaci a mettere insieme gli altri. Dagli amici di Hannoun a Matteo Renzi… mi pare difficile».

Commessi errori ma la perfezione non è di questo mondo

Sugli errori commessi dice la sua: «La perfezione non è di questo mondo. Nel complesso abbiamo fatto quello che bisognava fare: parlare del merito e del contenuto della riforma. È stato molto difficile perché si parlava di fake news, come l’assoggettamento della magistratura alla politica, oppure delle polemiche legate a frasi estrapolate. C’è rammarico». E su qualche dichiarazione di troppo di Nordio e Bartolozzi ridimensiona: «Il distacco è tale che non si può pensare che abbiano cambiato in modo significativo l’esito del referendum. Si è offerta l’opportunità al fronte del No di fare campagna parlando di argomenti che non riguardavano il tema della riforma» mentre come «con la vicenda di Delmastro la sinistra ha fatto campagna elettorale sabato, domenica e anche lunedì, durante il silenzio elettorale. E anche se Delmastro non è indagato (non capisco neppure come si possa ipotizzare un reato), hanno costruito trasmissioni intere. Anche qui si è offerta la possibilità di parlar d’altro».
Da oggi il capitolo riforma della giustizia è archiviato. Ora si pensa alla legge elettorale: «l’opposizione che oggi ribadisce di voler vincere dovrebbe avere interesse ad avere i numeri per governare». Conclude Malan.

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di Redazione - 24 Marzo 2026