Nervosismo e paura
Magistratura democratica fugge dal confronto televisivo da Vespa. Salta il “duello” della Albano con la pm del sì
Magistratura democratica sceglie il silenzio stampa. A meno a giudicare dal clamoroso forfait della presidente della corrente di sinistra delle toghe, Silvia Albano, al confronto televisivo con la pm del sì Annalisa Imparato. Il faccia a faccia doveva tenersi a “Cinque Minuti” e a “Porta a porta”. La magistrata pasdaran, nota alle cronache per i ‘salvacondotti’ agli immigrati clandestini, ha rifiutato all’ultimo momento l’invito di Bruno Vespa. Nemmeno uno straccio di spiegazione del ritiro dal duello con il pubblico ministro della Procura di Santa Maria Capua Vetere – stando a quanto riporta il Giornale – nemmeno la sostituzione con un altro esponente di Md.
La presidente di Md scappa dal confronto da Vespa
Una fuga sospetta e apparentemente inspiegabile. Tanto più che la corrente di sinistra dei magistrati è in prima linea nella crociata contro la riforma della giustizia. Elmetto in testa contro il rischio della subalternità delle toghe all’esecutivo e il presunto attentato alla Costituzione. E non manca a tre settimane dal voto di far sentire la sua voce con roboanti appelli al no conditi di fake news e narrazioni ideologiche. Di sicuro la fuga dal salotto di Vespa dimostra un certo nervosismo e qualche paura del confronto.
Salta il contraddittorio con la pm Imparato
Probabilmente Albano teme la verve e l’eloquio convincente della “competitor” del fronte del sì, pubblico ministero della Procura di Santa Maria Capua Vetere. Che in più occasioni ha messo a tacere gli avversari sul terreno minato dello strapotere delle correnti nella gestione delle carriere dei giudici. La pm del sì nei giorni scorsi è stata protagonista di uno scontro all’arma bianca, nel corso dell’incontro organizzato dalla Federazione nazionale della stampa, con Giuseppe Cascini, attuale procuratore aggiunto di Roma. Assurto alle cronache anche per il caso dei biglietti per la Champions League avuti da Palamara che gli è costato la censura dell’Anm. L’incontro è stata l’occasione di una sonora lezione per il procuratore, incalzato da Imparato che ha puntato l’indice sugli scandali denunciati da Palamara e sulla mancata denuncia all’autorità giudiziaria. Un crescendo che messo ko Casciani costretto a una imbarazzata difesa. “Non tutto ciò che è sbagliato costituisce reato”, ha detto facendosi scappare la ‘notizia’ che il ministro della Giustizia all’epoca dei fatti, il grillino Alfonso Bonafede, non ritenne di promuovere un’azione disciplinare. Visti i precedenti non proprio favorevoli Albano deve aver deciso di evitare il contraddittorio con la pm del sì e declinare l’invito.