Incontinenza social
Magistrati per il No scatenati contro avvocati e colleghi per il Sì: “Vi dovete dimettere”
Fanno discutere i post di due importanti toghe di Milano e Bari, che dopo i cori contro la pm Impastato contribuiscono a raccontare un clima di delegittimazione e resa dei conti
Non ci sono solo le immagini dei cori di sberleffo verso la collega Annalisa Imparato, sostituto procuratore a Santa Maria Capua Vetere che si era schierata per il Sì. A restituire lo spirito con cui il fronte del No all’interno della magistratura ha accolto la vittoria ci sono anche alcune esternazioni social che, se possibile, lasciano ancora più sconcertati. Perché fanno pensare a una voglia di epurazioni, sebbene presentata sotto forma di richiesta di dimissioni.
Il pm di Milano Poniz contro i vertici dell’avvocatura
Il pm di Milano ed ex presidente dell’Anm, Luca Poniz, su Facebook si è scagliato contro la classe dirigente dell’avvocatura, che a suo dire è stata «impegnata in un’irresponsabile campagna di violenta delegittimazione della magistratura, in ciò spesso alleata con le posizioni più estreme e non di rado volgari». Poniz ha messo nel mirino tutti gli organismi dell’avvocatura, dalle Camere penali agli Ordini, ma è soprattutto contro questi ultimi che ha puntato l’indice, sostenendo «se esistesse anche un minimo di sensibilità istituzionale, domani stesso ci si attenderebbe dimissioni da parte di chi ha speso impropriamente ruoli di rappresentanza».
La replica dell’Ordine degli avvocati di Milano
Sul caso è intervenuto l’Ordine degli avvocati di Milano, esprimendo «sconcerto e preoccupazione» e ribandendo «come la cultura della giurisdizione si indebolisca ogni volta che il confronto scivola nella contrapposizione, addirittura nella denigrazione di una categoria, e si comprometta quando si evocano logiche di resa dei conti, tanto più se affidate ai social». Il rapporto tra avvocatura e magistratura «è, per sua natura, dialettico, ma deve restare fondato su rispetto, lealtà e verità», ha sottolineato l’Ordine degli avvocati di Milano, ricordando che «è su questo terreno che si tutela davvero la giustizia». Il post di Poniz non è tra quelli pubblici sul suo profilo, ma è stato ampiamente rilanciato dalle agenzie di stampa e ha avuto anche una certa eco sui social, dove tra gli altri Marco Taradash lo ha commentato chiedendosi: «A quando i primi arresti degli avvocati per il sì?».
Il post attribuito al giudice di Cassazione
Ma sui social c’è anche un altro post che ha preso a circolare molto e che è stato attribuito al magistrato di Cassazione Francesco Agnino. Lì oltre all’attacco agli avvocati che hanno votato Sì, c’è anche quello alle toghe che si sono schierate per la riforma. «Mi rivolgo ad alcuni avvocati e colleghi che hanno sostenuto il sì, dal mio angolo privilegiato della Corte di Cassazione, vi invito ad abbandonare la toga, non perché avete sostenuto legittimamente il sì, ma perché ho letto di vostri ricorsi o sentenze e l’aggettivo che meglio si attaglia è imbarazzanti. Il diritto e in alcuni casi la lingua italiana scorrono paralleli ai vostri scritti imbarazzanti. Solo per questo dovreste dimettervi o cancellarvi dall’ordine. Ed adesso è giusti togliersi qualche sassolino dalle scarpe», si legge nel post attribuito ad Agnino e ripreso anche dall’edizione barese del Corriere della Sera e di Repubblica e dal Corriere del Mezzogiorno (Agnino è stato giudice civile e gip a Bari, ndr). È bene precisare che il post non è visibile sul profilo di Agnino e che, allo stato attuale, nessuna agenzia di stampa lo ha rilanciato. E, dunque, bisogna prenderlo con tutte le cautele che quest’epoca di facili manipolazioni comporta, sebbene nonostante l’eco allo stato attuale manchi anche una smentita.
La segnalazione a Nordio dell’avvocato e membro del Cnf
Il consigliere regionale della Calabria e membro del Consiglio Nazionale Forense, l’avvocato Antonello Talerico, comunque, lo ha ritenuto credibile al punto tale da rispondere postando sui social una segnalazione per azione disciplinare inoltrata dal suo studio legale al ministro della Giustizia, Carlo Nordio, oltre che al Csm, alla Corte suprema di Cassazione e alla Procura generale presso la Cassazione. Anche il presidente dele Camere penali, Francesco Petrelli, è intervenuto sul caso. «Desta forte preoccupazione il contenuto di un post pubblicato ieri dal magistrato di Cassazione dottor Francesco Agnino», ha commentato Petrelli, sottolineando che le parole del magistrato «assumono un carattere particolarmente grave e appaiono difficilmente conciliabili con il dovere di misura, rispetto e sobrietà che dovrebbe caratterizzare chi esercita la funzione giudiziaria».
Il presidente delle Camere penali: «Quali saranno i rapporti nelle aule giudiziarie?»
Petrelli, poi, richiamando anche i cori contro Annalisa Imparato e quelli sulle note di “Bella Ciao”, ha sottolineato che «se questo è il clima che si è manifestato immediatamente all’esito del referendum, sorge spontaneo interrogarsi su quali possano essere le ricadute nei giorni a venire, in particolare nei rapporti quotidiani all’interno delle aule giudiziarie e, più in generale, nel rapporto tra magistratura, avvocatura e cittadini».