Teatro
L’orgoglio di una pazza che sfida l’infelicità dei “normali” nel monologo di Cloris Brosca in “Hostages”
“Hai mai parlato con una donna che era morta?”. L’ossimoro in teatro serve a spiegare ciò che non è possibile comprendere, ma anche nelle vita accade spesso che una vita che ad altri appare assurda, penosa, inutile, abbia nel paradosso l’unico strumento per raccontarla a chi si considera normale, utile e fortunato. In un’ora e venti di monologo, interrotto solo da un elettrochoc e da un balletto, Cloris Brosca in “Hostages“ prova ad invertire l’onere della prova, come in un processo penale, scaricando sullo spettatore il peso di sentirsi migliore a fronte di un racconto che non rinuncia a sublimare dai bassifondi di un ospedale lurido e gelido alcun aspetto della felicità, dalla libertà all’amore, dal perdono alla speranza, dalla coscienza di sè all’incoscienza del mondo.
Eppure in scena – sabato sera, a Napoli, nel bellissimo spazio tra sacro e profano di Veronica Mazza, il teatro Tedér o Del Rimedio – c’era una matta drogata che si muove tra medicinali buttati, valigie aperte, spazzatura, cartoni stracciati e fantasmi di medici, di nemici, di amori perduti e di genitori mai conosciuti. Un universo di dolore che nel delirio della paziente imprigionata in una stanza dai neon bassi e dall’eco di urla vicinissime, ha lo scopo di rappresentare comunque una vita vissuta nella quale i ricordi sono perle di saggezza dispensate agli altri, ai normali, agli spettatori. Ecco perche Cloris Brosca, su testo e direzione di Antonio Prisco, sfida i sani di mente a cercare in lei, la pazienta dalla doppia diagnosi e dalla multipla personalità, qualcosa di se stesso che si fa fatica ad ammettere e che ci si compiace di riconoscere solo negli altri, per sentirsi migliori e immuni alla diversità e alla disperazione.
Cloris Brosca e i temi psichiatrici di “Hostages”
L’ospedale psichiatrico giudiziario nel quale una donna si è rifugiata, e si comprende di come lo abbia fatto volontariamente alla ricerca di un rifugio, è la metafora della società nella quale perfino un pompino volante a un infermiere regala qualche sollievo alle privazioni, esattamente come un atto orale concesso per propria utilità, seppur metaforico, regala a tutti noi qualche vantaggio inconfessabile nella competizione con gli altri esseri umani. Cloris Brosca, spalle solide da attrice vera che ha lavorato con Massimo Troisi, Eduardo De Filippo, Tino Buazzelli e Gigi Proietti e che ha toccato vette enormi di popolarità con il personaggio della “Zingara” sulla Rai, oggi fa teatro per parlare all’umanità utilizzando la pazzia, unico antidoto alla distrazione di massa. E chiude lo spettacolo con una poesia di uno scrittore di Gaza che parla di pace. A proposito di pazzia…
Si replica dal 19 al 22 marzo 2026 al Teatro Cometa Off (Testaccio, via Luca della Robbia 47).