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L’orgoglio di una pazza che sfida l’infelicità dei “normali” nel monologo di Cloris Brosca in “Hostages”

Teatro

L’orgoglio di una pazza che sfida l’infelicità dei “normali” nel monologo di Cloris Brosca in “Hostages”

Cultura - di Luca Maurelli - 15 Marzo 2026 alle 18:10

“Hai mai parlato con una donna che era morta?”. L’ossimoro in teatro serve a spiegare ciò che non è possibile comprendere, ma anche nelle vita accade spesso che una vita che ad altri appare assurda, penosa, inutile, abbia nel paradosso l’unico strumento per raccontarla a chi si considera normale, utile e fortunato. In un’ora e venti di monologo, interrotto solo da un elettrochoc e da un balletto, Cloris Brosca in “Hostages prova ad invertire l’onere della prova, come in un processo penale, scaricando sullo spettatore il peso di sentirsi migliore a fronte di un racconto che non rinuncia a sublimare dai bassifondi di un ospedale lurido e gelido alcun aspetto della felicità, dalla libertà all’amore, dal perdono alla speranza, dalla coscienza di sè all’incoscienza del mondo.

Eppure in scena – sabato sera, a Napoli, nel bellissimo spazio tra sacro e profano di Veronica Mazza, il teatro Tedér o Del Rimedio – c’era una matta drogata che si muove tra medicinali buttati, valigie aperte, spazzatura, cartoni stracciati e fantasmi di medici, di nemici, di amori perduti e di genitori mai conosciuti. Un universo di dolore che nel delirio della paziente imprigionata in una stanza dai neon bassi e dall’eco di urla vicinissime, ha lo scopo di rappresentare comunque una vita vissuta nella quale i ricordi sono perle di saggezza dispensate agli altri, ai normali, agli spettatori. Ecco perche Cloris Brosca, su testo e direzione di Antonio Prisco, sfida i sani di mente a cercare in lei, la pazienta dalla doppia diagnosi e dalla multipla personalità, qualcosa di se stesso che si fa fatica ad ammettere e che ci si compiace di riconoscere solo negli altri, per sentirsi migliori e immuni alla diversità e alla disperazione.

Cloris Brosca e i temi psichiatrici di “Hostages”

L’ospedale psichiatrico giudiziario nel quale una donna si è rifugiata, e si comprende di come lo abbia fatto volontariamente alla ricerca di un rifugio, è la metafora della società nella quale perfino un pompino volante a un infermiere regala qualche sollievo alle privazioni, esattamente come un atto orale concesso per propria utilità, seppur metaforico, regala a tutti noi qualche vantaggio inconfessabile nella competizione con gli altri esseri umani. Cloris Brosca, spalle solide da attrice vera che ha lavorato con Massimo Troisi, Eduardo De Filippo, Tino Buazzelli e Gigi Proietti e che ha toccato vette enormi di popolarità con il personaggio della “Zingara” sulla Rai, oggi fa teatro per parlare all’umanità utilizzando la pazzia, unico antidoto alla distrazione di massa. E chiude lo spettacolo con una poesia di uno scrittore di Gaza che parla di pace. A proposito di pazzia…
Si replica dal 19 al 22 marzo 2026 al Teatro Cometa Off (Testaccio, via Luca della Robbia 47). 

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di Luca Maurelli - 15 Marzo 2026