Una lunga storia d'amore
L’Italia piange Gino Paoli, la politica gli tributa un commosso addio. La Russa: “Il mondo s’è fermato, ma lui ci ha lasciato più di una canzone”
L’illusione di chi ha amato la sua musica abituato a scandire nella memoria stagioni e momenti con i suoi brani più famosi, era quella di una presenza senza fine. E invece Gino Paoli se n’è andato, portando con sé quel proiettile rimasto vicino al cuore per sessant’anni, testimone muto di un’esistenza vissuta senza sconti. Una vita, la sua, che sembrava la trama di un romanzo d’altri tempi: novantuno anni di successi, provocazioni e amori assoluti. «Se amo una donna, è per tutta la vita», diceva. E lo aveva dimostrato restando legato, in un intreccio di affetti quasi inestricabile, alla prima moglie Anna Fabbri, a una giovanissima Stefania Sandrelli e alla “musa” di sempre, Ornella Vanoni.
Il lungo commosso addio a Gino Paoli
Ma è stato un dolore profondo e inalienabile quello che ha segnato sopra tutto – ogni amore o ricordo, emozione e pensiero – l’ultimo tratto della sua strada coperto da un’ombra indelebile: la perdita del figlio Giovanni, scomparso a soli 60 anni nel marzo 2025.
Gli amori e il dolore di una vita
Un dolore muto per quel figlio musicista che lo accompagnava sul palco e che era nato a distanza ravvicinata da Amanda, frutto della passione e dello scandalo con la Sandrelli. Nel tempo, poi, Gino Paoli avrebbe trovato la stabilità definitiva accanto alla seconda moglie, Paola Penzo, e ai figli Nicolò e Tommaso, affrontando la vecchiaia con il cinismo poetico di chi ha già visto tutto e dato anche di più.
E allora non stupisce che oggi, davanti al sipario che cala, accanto al mondo dello spettacolo che s’inchina a genio e sregolatezza del grande cantautore che ci ha appena lasciato, anche la politica italiana si ferma per un omaggio corale e trasversale.
La politica rende omaggio a Gino Paoli: un commiato e un omaggio trasversali
Così, il presidente del Senato Ignazio La Russa affida ai social un commiato intriso di nostalgia, citando i versi di Ti lascio una canzone: «Finito il tempo di cantare insieme. Il mondo si è fermato, io ora scendo qui… ma Gino ci lascia molto più di un brano». Gli fa eco il ministro della Cultura, Alessandro Giuli, che definisce Paoli un «maestro indimenticabile e poeta dei sentimenti raffinati». Mentre il titolare del dicastero degli Esteri Antonio Tajani sottolinea la sua capacità unica di «trasformare la vita quotidiana in melodia».
L’addio al cantautore che ha scandito con le sue canzoni le tappe di intere generazioni
Un addio e un omaggio trasversali si diceva: pertanto anche dalle opposizioni il cordoglio è profondo. Elly Schlein ricorda come Paoli abbia composto «la colonna sonora della vita degli italiani»; mentre un commosso Beppe Grillo, l’amico della “scuola genovese”, lo saluta con un tenero soprannome: «Caro Ginelli, ti ho voluto bene. Ciò che la memoria ama resta eterno».
«Ci sono artisti che non passano mai: lui è uno di questi»
Perché, come ha ricordato il presidente dei senatori di Forza Italia, Maurizio Gasparri, scrivendo su Facebook: «Ci sono artisti che non passano mai: Gino Paoli è uno di questi. Amore, malinconia, leggerezza, fragilità: parole e melodie che hanno accompagnato generazioni, diventando parte della memoria collettiva. Una voce capace di raccontare l’Italia nelle sue sfumature più intime. Ha scritto pagine che hanno attraversato generazioni, entrando nelle case e nella vita delle persone con una semplicità disarmante e una profondità rara. Un pensiero e un abbraccio alla famiglia e a chi gli ha voluto bene».
E ancora: da Roma a Genova, il governatore ligure Marco Bucci piange il pilastro che ha portato l’immagine di quella terra nel mondo. Parole, ricordi, tributi a cui fa da contraltare l’omaggio di Federico Mollicone che, sottolineando nel suo commiato la natura apolide della grande musica, osserva come Paoli sia riuscito a scardinare i canoni della melodia tradizionale per introdurre una modernità autentica.
Morte Gino Paoli, un dolore che accomuna un Paese intero
Ma si potrebbe proseguire all’infinito perché persino in questo lungo e commosso addio risuonano nella mente e nei ricordi di tutti le stesse parole di Gino Paoli: «Ora è già tardi, ma è presto se tu te ne vai». Un paradosso poetico che oggi l’Italia intera sente sulla propria pelle, salutando l’uomo che ha insegnato a tre generazioni che il cielo, in una stanza, può davvero non avere confini…